Antonio Mancini (1852-1930).
Il successo internazionale e i suoi mecenati

a cura di Cinzia Virno

La mostra esplora il successo internazionale di Antonio Mancini attraverso il legame con i mecenati che sostennero il suo talento. Figure come Cahen, Mesdag, Lane, Messinger e Du Chêne de Vére, che gli garantirono la stabilità necessaria per conquistare la scena artistica mondiale.

giugno 2026

Scipione Vannutelli (1833-1894).
Pittore alla moda tra Roma e Parigi.

a cura di Cinzia Virno

Per la prima volta presentate al pubblico oltre trenta opere inedite di Scipione Vannutelli,
provenienti da una collezione privata romana.

Aprile 2026

Nuove proposte

Ultime news

Giugno , 2026

Antonio Mancini (1852-1930).
Il successo internazionale e i suoi mecenati

a cura di Cinzia Virno

La mostra esplora il successo internazionale di Antonio Mancini attraverso il legame con i mecenati che sostennero il suo talento. Figure come Cahen, Mesdag, Lane, Messinger e Du Chêne de Vére, che gli garantirono la stabilità necessaria per conquistare la scena artistica mondiale.

giugno 2026

ENTRA PER VISIONARE LE OPERE

Maggio , 2026

Scipione Vannutelli (1833-1894).
Pittore alla moda tra Roma e Parigi.

a cura di Cinzia Virno

Per la prima volta presentate al pubblico oltre trenta opere inedite di Scipione Vannutelli,
provenienti da una collezione privata romana.

Aprile 2026

ENTRA PER VISIONARE LE OPERE

Febbraio , 2026

Save the date:
TEFAF Maastricht, la più importante fiera d’arte antica al mondo, tornerà dal 14 al 19 marzo 2026!
Non vediamo l’ora di accogliervi in questa nuova edizione.

BERARDI GALLERIA D’ARTE
Stand 330

Gennaio , 2026

Brescia, Palazzo Martinengo

24 gennaio – 14 giugno 2026

LIBERTY. L’ARTE DELL’ITALIA MODERNA A cura di Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari Dal 24 gennaio 2026 Palazzo Martinengo accoglierà una grande esposizione dedicata al Liberty, linguaggio artistico che ha segnato l’ingresso dell’Italia nella modernità tra fine Ottocento e primo Novecento. La mostra riunisce oltre cento opere, in gran parte provenienti da collezioni private e […]

Dicembre , 2025

Mario Viani D’Ovrano,
“Alpes dum niveæ sole nitente nitent” (l’Uja della Ciamarella, le Alpi Pennine dal Ghiacciaio della Rossa), 1898

Sotto la luce limpida del sole invernale, le alpi di Mario Viani D’Ovrano brillano nella neve. Buon inverno!

Il successo internazionale e i suoi mecenati

Cinzia Virno

Antonio Mancini nasce a Roma il 14 novembre 1852 da genitori di umili originari dell’Umbria: Paolo di Narni e Domenica Cinti di Terni. La famiglia tenta, senza successo, di migliorare le proprie condizioni economiche a Roma, con il mestiere di sarto del padre, quindi rientra a Narni dove quest’ultimo lavora in una tessitura di lana e apre una rivendita di vini presso la propria abitazione. Antonio studia in maniera discontinua presso i padri Scolopi della chiesa di Sant’ Agostino e fa il chierichetto a San Domenico. Il suo talento artistico si manifesta precocemente. Lui stesso ricorda che, proprio a Narni, nel 1862, una compagnia di acrobati accende la sua fantasia e di questi realizza schizzi e disegni. Da questo momento, convinto delle sue qualità anche dal giudizio del marchese Giovanni Eroli il padre lo manda a bottega da un doratore. Puntando tutto sulle doti artistiche di Antonio, nel 1865, l’intera famiglia composta dallo stesso artista, dai genitori e dai due fratelli minori Giovanni e Angelo, si trasferisce a Napoli dove già si trovavano alcuni parenti umbri tra cui i Campriani, di cui faceva parte Alceste, divenuto anch’egli pittore.

I primi tempi a Napoli sono segnati da una profonda miseria e dalla fame; per sostenersi, il giovane si adatta nuovamente a lavorare come doratore all’Arenella. Si iscrive quindi alla scuola dei padri dell’Oratorio dei Gerolamini, mentre la sera segue i corsi gratuiti della scuola operaia di disegno tenuti da Stanislao Lista. È in questa occasione che conosce, tra gli altri, il futuro scultore Vincenzo Gemito al quale sarà legato da fraterna amicizia. Il 3 luglio dello stesso anno si iscrive al Regio istituto di Belle Arti (poi Accademia), avendo inizialmente come insegnanti Raffaele Postiglione e Federico Maldarelli. Nel 1866 vince il premio per la seconda classe di figura. Dipinge i primi ritratti di modelle d’Accademia e di fanciulli, avviando contemporaneamente, una produzione di vedute e paesaggi di piccole dimensioni.

Il 1868 rappresenta l’anno della vera svolta grazie alla nomina di Domenico Morelli a direttore della scuola di pittura dell’Istituto di Belle Arti. Mancini sviluppa per lui una devozione assoluta, diventandone uno degli allievi prediletti insieme a futuri grandi artisti come Francesco Paolo Michetti. Su consiglio del maestro inizia a frequentare musei e chiese per studiare i maestri del Seicento napoletano, tra cui Caravaggio, Ribera e Mattia Preti, che influenzeranno profondamente il suo uso intenso della luce.

Ancora nel 1868, lavorando in una misera soffitta vicino a San Gregorio Armeno, Mancini dipinge la sua prima grande tela a olio: Ama il prossimo tuo come te stesso (noto anche come Il terzo comandamento o Lo scugnizzo). L’opera è talmente straordinaria che maestri come Filippo Palizzi, Stanislao Lista e lo stesso Morelli si recano nel suo modesto studio per ammirarla. Davanti al quadro, Morelli pronuncia una celebre frase in dialetto con cui ammette di non avere più nulla da insegnare a quel ragazzo prodigio: A’ stu schugnizzu, dico bene, nun saccio pròpete che l’aggiu ‘cchiù a ‘mparà. La tela ha un forte valore autobiografico, tanto che Mancini confesserà in seguito: Lo scugnizzo ero io.

Gli ultimi anni del decennio segnano tappe importanti: stringe una forte amicizia con il pittore Gaetano Esposito e incontra “Luigiello”, un giovanissimo orfano abruzzese che per i successivi dieci anni sarà il suo modello per eccellenza.  All’Istituto di Belle Arti, nel 1870, vince il premio della IV classe, classificandosi pari merito con il siciliano Paolo Vetri, poi genero di Morelli. In questo periodo dipinge, tra l’altro, le celebri opere Carminella (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) e Prevetariello (Napoli, Museo di San Martino). Partecipa inoltre alla mostra della Promotrice napoletana con un ritratto giovanile del padre, che viene comprato dal conte Guglielmo Capitelli. Con Gemito inizia a vagare nei bassi napoletani in cerca di popolani e scugnizzi da ritrarre. L’arrivo degli acrobati del noto circo di Emilio Guillaume, installatosi nei pressi del teatro Bellini, attira l’attenzione dei due giovani. Il ricordo dei circensi, peraltro già ammirati a Narni, ispirerà, al pittore diversi dipinti con saltimbanchi e suonatori .

Nel 1871 vince il primo premio di figura disegnata, pari a 250 lire, con il grande disegno Vestire gli ignudi (Napoli, Galleria dell’Accademia di Belle Arti). A seguito di questo successo il prefetto gli concede l’uso di alcuni locali come studio all’interno del Collegio medico (situato nei vecchi edifici di Sant’Andrea delle Dame). L’accordo viene favorito dal dottor Antonio Lepre, medico della famiglia Mancini e docente di anatomia. Nell’improvvisato “atelier” sono ospitati anche Gemito e lo scultore siciliano La Spina. È in quest’anno, e in occasione dell’Esposizione Promotrice – come ricorda un documento autografo presso l’archivio del pittore – che fa amicizia con il suo primo mecenate: il musicista e conte Belga Albert Cahen D’Anvers residente a Parigi: Alberto Cahen d’Anvers che conobbi a Napoli per mezzo della Promotrice dove un certo De Blor…  ( De Blori ? ) aveva comprato per 100 lire una mia prima testa per un fiore e Cahen Albert la voleva lui e ne feci un’altra per 50 lire. Le due opere si trovano ora rispettivamente presso una collezione privata e presso l’Honolulu Academy of Art. Sarà proprio Cahen ad aprirgli il mercato francese, facendosi mandare opere da mettere in vendita già alla fine di quell’anno ed introducendolo presso i mercanti francesi, Portier e Rey, ma soprattutto presso il ben più famoso Adolphe Goupil della nota Maison di vendite. Già nel 1872 due sue opere: risultano al Salon: Dernier sommeil  e Enfant allant à l’ecole.

Nel maggio di quell’anno, spaventato dalla terribile eruzione del Vesuvio del 23 aprile, il pittore raggiunge Cahen a Venezia dove visita musei e chiese, restando affascinato dalla pittura del Cinquecento. Qui copia un dettaglio dell’opera La consegna dell’anello al doge di Paris Bordon, mentre Cahen inizia a comporre la sua prima opera, Jean le Précurseur.  Tra fine agosto e metà settembre il pittore è a Ischia con Gemito. Il 27 settembre scrive ai genitori da Milano, dove si è recato per vedere i suoi quadri esposti a Brera. In questo periodo inizia a dipingere La verità, opera con un fanciullo seminudo che modificherà e completerà solo nel 1878 (Pescara, Museo dell’Ottocento, Fondazione Di Persio – Pallotta).

Nel 1872, dopo Lo Scugnizzo, dipinge il grande quadro a figura intera Ragazzo del circo, (New York, Metropolitan Museum of art). Partecipa inoltre alla Promotrice di Napoli esponendo tre opere: Le speranze di una povera madre e La lingua latina, e Impressione d’un infelice.

Nel 1874 partecipa alle esposizioni di Firenze, Genova, Napoli, Torino e Roma. A Torino, il pittore Enrico Junck acquista il suo quadro L’orfano ammalato. A maggio Mancini gli scrive per ringraziarlo, dando inizio a una profonda amicizia. Tramite Morelli conosce l’acclamatissimo pittore catalano Mariano Fortuny, presente per un lungo soggiorno con la famiglia nella Villa Arata di Portici. Mancini dipinge per lui, su una tavola di letto, il Saltimbanco dopo lo spettacolo (La limosna) portandoglielo in dono alla sua partenza per Roma, dove morirà improvvisamente poco dopo. Il 23 dicembre Cahen gli scrive da Parigi per comunicargli la vendita del quadro L’Orfana (Amsterdam, Rijksmuseum) anticipando che il mese successivo, a gennaio, gli invierà il pagamento di 400 franchi.

Con il modello Luigiello dipinge Poca carta e poco pane (Milano, Gallerie d’Italia, collezione IntesaSanpaolo). Nello stesso periodo, attraverso Cahen conosce il critico e romanziere francese Paul Bourget che apprezza molto la sua arte e gli acquista alcune opere.

Nel 1875 dipinge La Fanciulla malata (De Mesdag Collectie, L’Aja). Ad aprile, all’ Hotel Drout di Parigi, si tiene la vendita dello studio Fortuny. La sua opera donata all’artista, Il Saltimbanco dopo lo spettacolo, è acquistata per 930 franchi dal mercante Sedelmeyer. Dopo l’eclatante vendita Cahen lo convince a raggiungerlo a Parigi.  L’artista vi si reca nel mese di maggio e si trattiene per circa sei mesi. Grazie a Goupil, il mercato di Mancini si apre presto ai clienti anglosassoni: in quell’anno il noto artista e mercante d’arte scozzese-americano Daniel Cottier acquista una sua prima opera definita semplicemente: Esquisse, a cui ne seguiranno altre.

Il 10 luglio 1876 chiede di essere riammesso, per l’anno successivo, al Regio Istituto di Belle Arti, sia per studiare pittura sia per frequentare i corsi fondamentali di prospettiva, architettura e anatomia artistica. In quell’anno partecipa alla Promotrice di Genova con l’opera: La domenica, fanciulla napolitana. Nel frattempo, il suo dipinto L’Enfant à l’École (Parigi, Musée d’Orsay), di proprietà di Charles Landelle, viene esposto al Salon di Parigi con il titolo Le petit écolier, indicando nel catalogo l’indirizzo del pittore presso Goupil in rue Chaptal 9.

Dalla prima metà degli anni settanta l’artista si reca spesso a Roma per brevi soggiorni dove frequenta saltuariamente la Scuola serale del nudo e la celebre Accademia di Gigi in via Margutta. Di questi soggiorni restano vari disegni e bozzetti a olio di nudo e di figura in genere, tra cui il dipinto Il vinaio datato 1876.

Intorno al 1877 conosce il grande pittore americano John Singer Sargent che ammirerà la sua pittura tanto da definirlo: «il più grande pittore vivente». In quell’anno è presente al Salon parigino con Il piccolo saltimbanco (Philadelphia Museum of Art), poi acquistato da Cahen. A marzo ritorna a Parigi e nel mese di aprile, dietro sua richiesta, lo raggiunge il modello Luigiello. Per un breve periodo nella capitale francese convive con Gemito e Luigi Fabron finché Gemito non va a vivere con la sua compagna francese Mathilde Duffaud. Di quest’ultima Mancini realizza un ritratto. Mentre è a Parigi le sue opere Lo scugnizzo e i Figli di un operaio, vengono esposte dai proprietari alla Promotrice napoletana. Nel 1878, nella Ville Lumière conosce il marchese Giorgio Capranica del Grillo, residente a Roma, al servizio della Regina Margherita e pittore dilettante, personaggio chiave della vita di Mancini dopo il trasferimento nella capitale. In quell’anno stipula con la “Maison Goupil” un contratto che gli renderà 600 franchi al mese. A maggio il mercante di New York Samuel Avery acquista dalla stessa “maison” la sua opera Toreador. Prende parte al Salon con La festa di San Gennaro in una casa di Napoli, e all’Esposizione universale con sei pezzi, tra cui Il Saltimbanco. Nel frattempo, in Italia, i medesimi tre dipinti (Il venditore di Pulcinelli, I regali della zia e Carminella in chiesa) vengono esposti prima alla Promotrice di Torino e poi alla mostra di Brera.

Un forte senso di disagio causato, a suo dire, dalla posizione di inferiorità e dipendenza nei confronti di Gemito comincia a colpire l’artista che a metà ottobre di quell’anno, ritorna improvvisamente a Napoli. Una volta rientrato il malessere va peggiorando, tanto che più tardi, dall’ottobre 1881 al febbraio 1882 viene ricoverato in manicomio. Durante questo periodo non smette di lavorare e realizza numerosi autoritratti e ritratti di inservienti e infermieri. Alla promotrice di Napoli del 1882 espone: Si vende, opera importante, perduta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Nel 1883, partecipa all’Esposizione Internazionale di Roma presentando La fantesca abbigliata da padrona con la quale vince una medaglia. In questa occasione decide di trasferirsi definitivamente nella capitale, inizialmente ottenendo un prestito dal Barone siciliano residente a Napoli, Carlo Chiarandà, di cui esegue un ritratto (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e contemporanea). A Roma ritrova, fra gli altri, il marchese Giorgio Capranica del Grillo e il compagno di accademia, il pittore Annibale Brugnoli, anche lui poi ritratto da Mancini. L’artista sceglie Del Grillo come punto di riferimento per farsi introdurre nei circoli artistici della città, lasciandogli mano libera per organizzare la sua vita e gestire i guadagni delle sue opere.

Nello stesso anno, a settembre, il suo dipinto Tired out (Le due bambole) di proprietà del mercante Cottier, partecipa alla mostra della raccolta fondi per il basamento della Statua della libertà (Pedestal Art Fund).

Dopo aver donato un quadro al Circolo Artistico Internazionale, viene ammesso come socio. Si reca quindi ogni sera alla scuola del Nudo annessa allo stesso circolo per continuare ad esercitarsi da modello. Tra i primi contatti dopo il suo trasferimento a Roma c’è quello con l’editore Angelo Sommaruga che acquisterà alcune sue opere.

Grazie al legame con il Marchese del Grillo e ai contatti con artisti come Giulio Monteverde ed Ettore Ferrari, entra in contatto con gli Story, una famiglia statunitense che vive a Roma ed è legata anche a Sargent. Frequenta soprattutto gli scultori William Wetmore e suo figlio Thomas Waldo (detto Ubaldo), oltre all’altro figlio Julian Russel, che è pittore. Proprio loro – e soprattutto Waldo, con cui stringe un rapporto più stretto – lo inseriscono nella comunità internazionale anglo-americana, permettendogli di conoscere, in quel primo periodo nella capitale, lo statunitense Daniel Curtis (che aveva scelto Venezia come seconda patria) e suo figlio Ralph, un pittore cugino di Sargent. Incontra inoltre il britannico James Rennell Rodd – del quale nel 1885 farà un ritratto appartenuto a Julian Story – il pittore americano E. Peabody e il celebre artista olandese naturalizzato inglese Lawrence Alma Tadema. Nello stesso periodo, gli Story gli presentano Mary Hunter durante una sua visita a Roma. Si tratta di una colta nobildonna inglese, sorella della musicista Ethel Smith e intima amica di Sargent che sarà fondamentale per i futuri viaggi del pittore in Inghilterra. Grazie a queste relazioni, Mancini amplierà ulteriormente la sua rete di contatti con personalità inglesi, irlandesi e americane, legami che gli procureranno moltissimi ritratti e ordinazioni di quadri.

In questo periodo avvia un’intensa corrispondenza con il pittore ed esploratore lombardo Guido Boggiani, che all’epoca aveva poco più di vent’anni – e del quale più tardi eseguirà un ritratto. A lui affiderà la vendita di alcuni suoi dipinti nel nord Italia. Nel febbraio 1884 dipinge il ritratto di Daniel Curtis, che posa per lui all’interno di un albergo romano. In quell’anno i raffinati coniugi americani John Lowell e Isabella Stewart Gardner, appassionati d’arte e collezionisti oltre che amici dei pittori Sargent e Curtis, comprano dagli stessi Curtis il dipinto di Mancini: The standard bearer of the harvest festival (Il Ciociaretto porta stendardo – Boston, Isabella Stewart Gardner Museum). La coppia espone l’opera l’anno seguente al Boston Art Club. Alla mostra degli Amatori e Cultori di Roma presenta due ritratti e Il veterano, opera per cui posa il cugino Andrea Ruggeri. Grazie all’aiuto di Boggiani espone quindi a Torino La modellina pittrice e a Milano Costume napolitano e Mi dipingerà così (noto anche come Il buon modellino o Pastorello in ciocie – Genova, Raccolte Frugone). Nel 1885 alcune sue opere sono esposte alla mostra Les Vingt a Bruxelles, tra queste compaiono quattro dipinti di proprietà del banchiere e pittore di marine olandese Hendrik Wilhelm Mesdag. Essendone venuto a conoscenza l’artista gli scrive proponendosi per eseguire opere per lui. Mesdag accetta e Mancini lavora per lui fino ai primi anni del Novecento. Il “nuovo” comittente straniero lo farà conoscere e apprezzare in Olanda, dedicandogli, fra l’altro, due mostre personali: nel 1899 a Dordrecht e nel 1902 a L’Aja. Lo metterà quindi in contatto con il mercante d’arte e critico Friedrich Gustav Sues (Süs), titolare della “Maison Artz” de L’Aja che, con lui, nel 1898, organizzerà la prima mostra personale itinerante del pittore in America (da Boston a New York a Chicago a Philadelphia).

Dal 1886 risiede presso i cugini Andrea e Noemi Ruggeri, i cui figli, Agrippina e Telemaco divengono suoi modelli preferiti. In quell’anno La fanciulla malata, di proprietà Mesdag è presente alla mostra: French and Dutch Loan Collection di Edimburgo, mentre tre sue opere sono presso gli Amatori e Cultori di Roma. Nel 1887 si reca a Venezia per l’apertura dell’Esposizione, che include due suoi quadri di proprietà Curtis: Carnovale e Ritratto (Ritratto di Daniel Curtis)  All’evento partecipano anche Ralph Curtis e John Singer Sargent.  Insieme a quest’ultimo, il pittore alloggia dagli stessi Curtis a Palazzo Barbaro, dove dipinge Il riposo (The rest – The art Institute of Chicago), un sensuale mezzo busto di donna nuda nel letto. A luglio ritorna a Roma. In quell’anno Waldo Story gli presenta lo scultore americano John Severinus Conway, che risiedeva nella villa Strohl – Fern, del quale realizza un originale ritratto nello studio. Nel 1889 dipinge il Ritratto del Marchese Giorgio Capranica del Grillo che, l’anno successivo, viene presentato agli Amatori e Cultori vince la medaglia d’argento.

Nel 1892 conosce a Roma il pittore peruviano Carlos Baca Flor, suo grande ammiratore, del quale dipinge un ritratto. Il 25 settembre muore a Napoli la madre Domenica.  Alla fine dell’anno, il giovane pittore olandese Jean Jonas Jacobson inviato da Mesdag, fa visita a Mancini nel suo studio in via Flaminia. Jacobson si ferma a Roma per cinque mesi. In questo periodo, fornisce aggiornamenti precisi su Mancini a Mesdag e a sua moglie Sientje, lasciando importanti informazioni sulla vita e il modo di operare del pittore. Nel mese di ottobre 1893, il padre Paolo si trasferisce a Roma a vivere con lui. Da questo momento diventa uno dei principali soggetti delle sue opere, insieme – poco più tardi – alla modella Aurelia Ciommi detta “La cornacchia”. Nel frattempo, a Napoli, il Ritratto del marchese Giorgio Capranica del Grillo vince un premio di 500 lire alla promotrice. Il dipinto viene riproposto nel 1894 insieme al Ritratto di Eugenio Serra, alla triennale Milanese. In quell’anno dipinge il Ritratto della Signora Pantaleoni (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea). Nel 1895 tramite Sommaruga conosce a Roma il medico argentino Pedro Martinez e realizza un Ritratto delle sue due figlie. Nel medesimo anno conosce anche i coniugi americani Gardner, già proprietari del citato Ciociaretto portastendardo. Per dipingere il ritratto del marito, John Lowell Gardner  (Boston, Isabella Stewart Gardner Museum) l’artista li raggiunge a Venezia dove peraltro, alla prima Biennale, sono esposte due sue opere Ragazzo Romano e Ofelia, di proprietà Curtis. Da una lettera sappiamo che, almeno da quest’anno è in contatto con l’antiquario inglese Claude Ponsonby del quale nel 1898  fa un ritratto a Roma. È l’anno in cui presenta: due opere alla Jubilaums Kunstausstellung di Vienna, altri tre quadri tra cui Nuda in estate, a San Pietroburgo, e In attesa dell’amatore  (Cardiff, National Museum & Gallery) a Torino.

Nel 1900, con il Ritratto della Signora Pantaleoni è premiato all’Esposizione Universale di Parigi. L’anno seguente, convinto da Ponsonby, si reca per la prima volta nel Regno Unito. Sarà in Inghilterra dal 1901 al 1902 e in Inghilterra e Irlanda dal 1907 al 1908. In ambedue le occasioni è sempre aiutato e sostenuto da Sargent, ma soprattutto da Mary Hunter che lo ospita nelle proprie residenze di Londra e della campagna.  In questa fase dipinge molti ritratti dei principali personaggi della borghesia anglosassone alcuni già affrontati da Sargent stesso, come quello di Flora Wertheimer, moglie del gallerista londinese Asher Wertheimer, di Mathilde Hirsch moglie del banchiere Leopold Hirsch, e della stessa Mary Hunter.  Nel 1902 dipinge anche tutti i membri della famiglia Caccamisi: il barone siciliano Andrea Arzon, sua moglie, la cantante lirica Blanche Marchesi, suo figlio, il piccolo Gerome (Seated boy – Philadelphia Museum of Art); e per Ponsonby: il ritratto del  figlio Harold (The Young golfer – Leeds Art Gallery Museum) e della madre (Louisa Frances Charlotte Gordon – Sefton Atkinson Art Gallery). Realizza inoltre il Ritratto di Frederick Charles Williamson, genero di Lady Hunter, un primo ritratto di Charles, marito della stessa Hunter, vestito da cacciatore, il ritratto della figlia, Sylvia e quello del cantante lirico spagnolo Fernando Valero (ambedue Dublin City Gallery, The Hugh Lane). Rientrando dall’Inghilterra nell’ottobre 1902, l’artista si ferma a Ghiffa dove dipinge il Ritratto della Signora Torelli. Tra un soggiorno inglese e l’altro partecipa nel 1904 alla mostra degli Amatori e Cultori, con il Ritratto dell’Ambasciatore Meyer) e Mio padre con uccelli. Quest’ultimo viene acquistato dallo stato per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Nello stesso anno partecipa a diverse esposizioni in Italia e all’estero. Tra le più importanti quelle in Inghilterra: New Gallery Summer exhibition; Royal Academy, Society of Portrait Painters, Mostra d’arte italiana a Earl’s Court, e in USA: Esposizione universale di Saint Louis. In quest’ultima il ritratto del marchese Giorgio Capranica del Grillo – opportunamente postdatato – vince il gran premio con medaglia d’oro[1].

Tra un soggiorno in Inghilterra e l’altro, conosce a Roma il pittore Ise Lebrecht, suo ammiratore, e dipinge il ritratto della madre Eugenia Vitali Lebrecht (Verona, Palazzo Forti). Conosce e frequenta il pittore olandese Kees Maks, espone alla Biennale di Venezia del 1905 un altro Ritratto del padre con un vassoio carico di oggetti, acquistato dalla Galleria Internazionale d’arte moderna di Ca’ Pesaro. Nel 1907, a Roma, dipinge il primo di due ritratti dell’antiquario tedesco Otto Messinger (Museo del Prado) suo futuro mecenate che risiede a Palazzo Massimo, e quello di Hugh Lane (Dublin city Gallery, the Hugh Lane) altro personaggio chiave della vita di Mancini. Quest’ultimo viene esposto subito dopo alla Society of Portrait Painters di Londra. Lane, futuro fondatore della Galleria d’Arte Moderna di Dublino, molto amico di Sargent e Mary Hunter, lo invita quello stesso anno nella città irlandese per dipingere il ritratto della sorella Ruth Shine. Facendo tappa in Inghilterra, Mancini dipinge, tra gli altri, il Ritratto di Charles ed Elizabeth Williamson, nipoti della Hunter. Raggiunta Dublino, realizza diverse opere ad olio e a pastello: tra questi due oli della zia drammaturga e manager teatrale Lady Augusta Gregory, uno frontale, l’altro di profilo[2], e il ritratto a pastello di William Butler Yeats. Nel 1908 torna in Inghilterra. Nel gennaio è a Denton, vicino Canterbury, poi rientra a Londra. Nel mese di aprile, si reca nuovamente a Denton Court e Broome Park, viaggiando insieme alla famiglia Hunter dai quali viene ospitato. A questo periodo risalgono tutte le opere per cui posa l’omonimo modello italiano Domenico Mancini, inviatogli da Sargent, tra cui le tre in cui il personaggio offre un cesto di fiori, più tardi intese come un “ciclo” dal titolo “Al mio signore”. Dipinge quindi un secondo Ritratto di Charles Hunter, il Ritratto di Phyllis Williamson, secondogenita degli Hunter e di sua figlia Elizabeth. Nel luglio risulta a Roma. Dal 1908 al all’inizio del 1911, si lega con un contratto a Otto Messinger che, nel 1910 lo porta con sé a Berlino.  Nel 1909 realizza il secondo ritratto dell’antiquario tedesco a figura intera (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea). Tra le opere più importanti di questo periodo: Il brindisi, La liutista (Courtesy GB), L’alabardiere, La guardia Svizzera (Johannesburgh Art Gallery), Signora in lilla (Trieste, Museo Revoltella). Quest’ultima realizzata in Germania con la modella Geltrude.  Nel 1911 espone diverse opere di proprietà Messinger a Monaco. Una volta rientrato prende parte all’Esposizione Internazionale di Roma con sette oli e quattordici disegni e a quella annessa degli “Indipendenti”, con otto opere ancora tutte di Messinger. Il contratto con quest’ultimo non è di esclusiva. Infatti, nel 1909, grazie all’intercessione di Hugh Lane dipinge i ritratti di Florence Phillips e della figlia Edie Phillips, poi collocati nell’allora nascente Johannesburgh Art Gallery.

Sempre bisognoso di appoggio, una volta terminato il rapporto di lavoro con il mecenate tedesco, dalla fine del 1911 al 1917, si lega con un contratto all’industriale e collezionista francese Fernand Du Chène de Vére trasferendosi nella villa Jacobini a Frascati offertagli dal collezionista stesso che gli procura anche modelli, colori e materiali per dipingere.  Il pittore esegue in questo periodo un gran numero di opere, comprendenti anche la nota Cucitrice (Roma, Galleria Nazionale di San Luca), l’Autoritratto nello specchio (Doordrecht Museum) e diversi ritratti a olio e a pastello dei figli di Fernand Du Chéne: Attila, Ippolito, e Clementine (Tina) poi principessa Pignatelli.

Nel 1913 viene nominato Accademico di San Luca per la classe di pittura. In attesa dell’amatore, con il titolo Italian Lady at a window è presso la Royal Scottish Academy di Glasgow – riproposto anche l’anno successivo con il titolo Waiting – mentre L’Alabardiere e Il Brindisi sono alla mostra del Carnegie Institut di Pittsburgh e Nel negozio di giocattoli, è all’esposizione della collezione van Bilderbeek di Dordrecht.

Anche Du Chéne in questo periodo si occupa di esporre le opere che Mancini realizza per lui. La stessa Cucitrice è alla Secessione romana del 1914 e, nel medesimo anno, il collezionista francese espone otto opere del pittore alla Biennale di Venezia.  Ancora nel 1914 Mary Hunter presenta due quadri di sua proprieta alla mostra primaverile dell’International Society di Londra: Nudo e San Giovanni Battista (o The pilgrim – Boston, Museum of Fine Arts), riproponendoli l’anno successivo alla Royal Scottish Academy di Glasgow. Sempre nel 1915, Ferruccio Stefani espone quattro opere di Mancini a Buenos Ayres, mentre lo stesso artista invia all’Esposizione Panama Pacific di San Francisco l’opera Bohemian (o Auguri) – realizzata in Inghilterra con il modello italiano.

Il 10 luglio di quell’anno muore Mesdag. L’anno successivo una mostra con trentotto pezzi di Mancini provenienti dalla sua collezione è tenuta a L’Aja.

Rientrando definitivamente a Roma da Frascati, alla fine del 1917, va a vivere con i nipoti, figli del fratello Giovanni, nel frattempo divenuti adulti. In quell’anno agli Amatori e Cultori di Roma espone tre ritratti del padre. Uno di questi è una rara scultura in bronzo. Presso i nipoti rimarrà fino alla fine dei suoi giorni. In questa fase saranno proprio loro: Alfredo, Enrica e Domenica (Mimma) i suoi modelli preferiti, ai quali si aggiungerà Maria Vedova poi moglie di Alfredo. Nel mese di marzo 1918  Du Chéne  gli allestisce una mostra a villa Jacobini che avrà una vasta eco di stampa. Contemporaneamente presenta opere della sua collezione alla mostra alla Kunsthaus di Zurigo, tra cui dipinti, pastelli e piatti di Mancini.

Nel 1919 partecipa alle mostre degli Amatori e Cultori di Roma e alla Promotrice di Torino. L’anno successivo il nipote Alfredo, coadiuvato dal critico Guida Guida organizza una mostra personale dello zio presso la Biennale di Venezia. L’artista ottiene un grande successo e quasi tutte le sue opere sono vendute. Con i ricchi proventi ottenuti acquista un terreno all’Aventino dove più tardi farà costruire una villa Liberty per sé e per i nipoti.  Nel 1921 si tiene una sua personale presso il Circolo d’arte e di Alta coltura di Milano, mentre alla mostra annuale del Carnegie di Pittsburgh sono esposte due sue opere. Altre opere sono alla Galleria Pesaro e alla Fiorentina Primaverile. Ancora in quell’anno prende parte alla prima Biennale di Napoli con una personale di trenta pezzi aggiudicandosi la medaglia d’oro. Per l’occasione torna a Napoli, ospite di Giuseppe Casciaro e rivede, tra gli altri, l’amico Gemito. Torna in Campania nei due anni successivi. Nel frattempo Messinger si è trasferito a Madrid e, nel 1922, nell’ambito di una mostra sull’arte italiana, espone la sua collezione al Salón de Otoño, tra cui ventitre opere di Mancini. L’artista in quell’anno è con i nipoti a Minori, sulla Costiera Amalfitana, dove torna a dipingere vedute – ora di grandi dimensioni – o figure con sfondi di paesaggio. Minori gli concede la “Cittadinanza onoraria” onorificenza che otterrà l’anno successivo anche dalla città di Napoli.

Nel 1924 è presente alla Biennale di Venezia. L’anno successivo, in estate, è ospite ad Amelia presso i parenti umbri dove realizza tra gli altri il Ritratto del fratello Giovanni, L’ombrellino giapponese, La contadinella.

Nel 1926, ancora alla Biennale partecipa con nove opere. Tra queste Dama in rosso, un ritratto di Maria Vedova a figura intera (Napoli, Galleria dell’Accademia di Belle Arti). A Roma prende parte all’esposizione degli Amatori e Cultori e alla Mostra di Arte Marinara. All’estero espone a Brighton, al Carnegie Institut di Pittsburgh e al Grand Central Art Galleries di New York. Alla fine dell’anno si trasferisce nel villino finito allora di costruire in via delle Terme Deciane, vicino a Santa Prisca.

Per onorare i 75 anni dell’artista nel 1927, al palazzo dell’Augusteo di Roma, gli viene allestita un’antologica. Contemporaneamente Du Chène organizza una seconda mostra delle sue opere nella villa Jacobini di Frascati mentre un’altra esposizione gli è dedicata dalla Claridge Gallery di Londra. L’anno seguente ancora a Londra, presso la Knodler Gallery è allestita un’altra sua personale, così come a Milano, nel Castello Sforzesco. Cinque sue opere sono inoltre esposte a Pittsburgh. Nel 1929 viene nominato Accademico d’Italia. In quell’anno realizza, tra l’altro, L’Autoritratto – biografia nel quale, a lato della sua figura, scrive tutti gli eventi e i nomi più importanti dei personaggi della sua vita. Nel 1930 prende parte alla Biennale veneziana, alla mostra degli Amatori e Cultori e del Sindacato Laziale fascista. Sue opere sono ancora alla mostra del Carnegie di Pittsburgh.  Muore il 28 dicembre di quell’anno, mentre lavora alle opere per la prima Quadriennale di Roma del 1931[3] ed è sepolto nel Cimitero del Verano. Cinque anni più tardi la sua salma viene traslata in Sant’Alessio all’Aventino, nei pressi della sua abitazione.

Cinzia Virno

[1] La data è stata posticipata di dieci anni rispetto a quando il quadro è stato veramente dipinto. Questo stratagemma è stato probabilmente usato per permettere all’opera di partecipare alla Mostra di Saint Louis del 1904, dato che quel concorso accettava esclusivamente creazioni recenti.

[2] Appunti autografi nell’Archivio Mancini, parlano anche di un pastello, al momento non rintracciato.

[3] All’interno di questa, per onorarlo, verrà allestita una retrospettiva a lui dedicata.


Riferimenti Bibliografici

 Virno, Antonio Mancini / Catalogo Ragionato dell’opera, 2 voll: La pittura a olio e Repertori, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2019, ( on bibliografia e documenti d’archivio citati)

 

Viewing Room

Ultime Pubblicazioni

Iscriviti alla newsletter per ricevere le mostre in preparazione e le nuove acquisizioni!

Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.

Example