Archivio Francesco Paolo Michetti


    Data: 23/09/2016

    Periodo: Settembre 2016

    Evento: Archiviazione opere di Francesco Paolo Michetti

    La data per la prossima archiviazione delle opere di Francesco Paolo Michetti sarà sabato 23 settembre 2016. Per informazioni consultare il sito www.francescopaolomichetti.it oppure mandare una mail a info@francescopaolomichetti.it.

    Data: 23/10/2015

    Periodo: Novembre 2015

    Evento: Archiviazione opere di Francesco Paolo Michetti 2015

    La data per la prossima archiviazione delle opere di Francesco Paolo Michetti sarà sabato 28 Novembre 2015. Per tutte le informazioni a riguardo vi preghiamo di contattare la dottoressa Sabrina Spinazzè (indirizzo email su www.francescopaolomichetti.it).

    Data: 10/03/2014

    Periodo:

    Evento: Un’idea per La figlia di Jorio

    OLTRE IL SUCCESSO: IL NUOVO STILE DEGLI ANNI OTTANTA

    L’opera, raffigurante lo scherno di alcuni uomini al passaggio di due donne portatrici d’acqua, costituisce un’idea per La figlia di Jorio, uno dei cicli più celebri sviluppati da Michetti, dedicato al tema del rapporto fra i due sessi nella società contadina. A partire dalla metà degli anni Settanta l’artista comincia ad affiancare alla soggettistica pastorale la rappresentazione dei principali momenti della tradizione abruzzese – matrimoni, feste, funerali, processioni – nonché dei drammi umani intesi nel loro valore universale. Lo interessano le leggi primarie sottese alla vita degli uomini, perché, come scrive d’Annunzio, che con Michetti condivide la medesima ricerca, dando nel 1903 alle stampe la sua Figlia di Jorio, “L’uomo primitivo, nella natura immutabile, parla il linguaggio delle passioni elementari” (Lettera di d’Annunzio a Francesco Paolo Michetti, 31 agosto 1903, in Sillani 1932, p. 113). La figlia di Jorio impegna Michetti per un lunghissimo arco di tempo: un primo studio data al 1879; una tela viene presentata all’Esposizione di Milano del 1881, mentre una nuova versione viene esposta con successo alla Biennale veneziana del 1895. In quest’arco temporale si collocano una vasta serie di bozzetti e di opere finite, che, pur nelle diverse soluzioni, appaiono connesse tra di loro da una serie di rispondenze di tipo iconografico e compositivo.

    Ricorrono una serie di espedienti rappresentativi: gli uomini appoggiati all’albero, le pose spavalde a gambe divaricate, il passaggio della donna, che, in tutti i casi, incede altera e solenne, indifferente al dileggio e portatrice di una fierezza antica. Come scrive Ettore Janni, “Nella mente geniale dell’artista La figlia di Iorio non era soltanto un quadro: era un poema di cui una serie di quadri dovevano essere i canti, un poema di passione, di peccato, di odio, come una leggenda nella cui semplicità grandiosa stesse la tragedia di una vita, attraverso l’Abruzzo estetico e spirituale” (Janni 1914).

    Notevole, in quest’opera, la fattura pittorica: se negli anni Settanta, sotto lo stimolo di Mariano Fortuny, l’artista aveva messo a punto quella maniera, così apprezzata nella scena internazionale, che, alternando con disinvoltura parti finite e non finite, rappresentava una sorta di vorace presa di possesso della realtà nella singolarità di ogni sensazione ottica, sempre più nel corso degli anni Ottanta il colore, ridotto ai toni bassi della tavolozza, tende, anche sulla scorta di suggestioni nipponiche, a liberarsi in larghe e sintetiche sciabolate di forte valore astraente. È con questa ricerca sperimentale, in cui si manifesta evidente l’urgenza di andare oltre la realtà del visibile per captarne la sostanza immutabile, che Michetti varcherà le soglie del nuovo secolo, sviluppando, indifferente al successo, una modernissima autonomia di visione.

    Sabrina Spinazzè

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