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Scultore

Achille Alberti


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Achille Alberti

( Milano 1860 - Camnago 1943 )

Scultore

    Achille Alberti

    Achille Alberti nasce a Milano nel 1860. Si forma all’Accademia di Brera, sotto la guida di Pietro Magni e di Riccardo Ripamonti, con cui in seguito condivide lo studio milanese. La sua crescita artistica deve molto alla scultura verista, dominata, negli anni Settanta e Ottanta, da Achille D’Orsi, con cui condivide l’attenzione per la questione sociale e una trattazione vibrante e drammatica della materia.

    Dal verismo sociale ad un’espressione libera ed evocativa

    Esordisce all’Esposizione Internazionale di Roma del 1883 con Il barcaiuolo, mentre l’anno seguente è a quella di Torino con Il panettiere e Due giugno. Già a partire dall’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887, in cui presenta Ilota, Leda e Edelweiss, Achille Alberti dimostra di essere passato dal verismo sociale a tematiche più personali ed intime, legate al mondo della letteratura e della mitologia.

    È al 1890 che risale la sua vera affermazione, quando presenta a Brera il bassorilievo Bagnanti con cui ottiene il premio Canonica. Dopo questo primo successo di critica, inizia a ricevere numerose committenze e, nel dibattito tra Verismo e Simbolismo di fine secolo, non prende una vera e propria posizione, ma, come scrive il critico Vincenzo Bucci in occasione della sua personale alla Galleria Pesaro del 1918, «alle Esposizioni Riunite di Milano espose ad un tempo Mistica, scultura definita, precisa, levigata, purissima di contorni, e L’Anima di Torquato Tasso, nebulosa, incerta, impressionistica in altri termini, per significare […] che a soggetti diversi s’addicono tecniche diverse e che infine l’indeterminatezza nella forma dev’essere conseguenza logica – non teoria preconcetta – d’un pensiero esso pure indeterminato».

    Nel 1897, Achille Alberti si presenta alla sua prima Biennale di Venezia con il tema dantesco dedicato a Manfredi e intitolato proprio con il verso del III canto del Purgatorio Biondo era e bello e di gentile aspetto.

    Il linearismo vivo e l’afflato spirituale

    Con l’inizio del nuovo secolo, il linguaggio di Achille Alberti si cinge sempre di più di quell’afflato spirituale ed evocativo della scultura Simbolista, senza, però, mai abbandonare il sostrato verista che contraddistingue tutta la sua produzione. Questo si legge nella Pastorella e nell’Attesa, sculture presentate alla Nazionale di Verona del 1900, ma ancor di più nella Matrona e nel Busto in bronzo comparsi alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione del 1906.

    Alle edizioni della Biennale di Venezia antecedenti la Prima guerra mondiale, lo scultore presenta alcune delle sue sculture più significative, tra cui Virago nel 1907, Reietta nel 1909, Marat e Ricordanze nel 1910, Mietitore ed Anacreontica nel 1914. Dopo il conflitto, riprende ad esporre alla già citata personale della Galleria Pesaro del 1918, con ben trentacinque lavori che riassumono tutta la sua carriera, dalle prime espressioni tragicamente veriste tra cui Lavoro, Rassegnazione, Massaia, Panettiere a quelle più allegoriche, come Mistica, Ignavia e Mater dolorosa.

    Molto attivo anche nell’arte della medaglia e nella scultura funeraria, esegue diverse tombe per il Cimitero Monumentale di Milano, in cui si nota un perfetto accordo tra dimensione scultorea ed architettonica, di cui è esempio il Monumento funebre ad Aurelio Quaglino. Ritorna alla Biennale del 1920 con Giovinetta e Filosofo, mentre tiene una nuova personale alla Galleria Pesaro nel 1930, a coronamento della sua carriera. Muore a Milano nel 1943.

    Elena Lago

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    Opere di Achille Alberti


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