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Pittore

Alberto Falchetti


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Alberto Falchetti

( Caluso 1878 - 1951 )

Pittore

    Alberto Falchetti

    Alberto Falchetti, nato a Caluso nel 1878, si vota all’arte sin dalla tenera età, spinto anche da suo padre Giuseppe, affermato paesaggista piemontese di stampo romantico. L’ambiente in cui cresce, nel cuore del Canavese, territorio che ha dato i natali alla Scuola di Rivara, conduce il giovane Falchetti a inoltrarsi in un verismo che ben si legge nella sua prima produzione di nature morte e di piccoli paesaggi, risalente all’ultimo decennio dell’Ottocento.

    Il Divisionismo, sulle orme di Segantini

    In seguito alla corrispondenza epistolare con Segantini, vira verso un divisionismo tutto giocato sull’ampiezza delle vedute e sulla scelta di gamme cromatiche luminose, costruite con un colore diviso e fibroso, tessuto sulla tela con straordinaria freschezza e perizia tecnica. In seguito all’esperienza quasi eremitica nella Val d’Ayas, in cui dipinge per circa quattro anni, Falchetti giunge a una seconda svolta stilistica e personale nel 1905: dopo aver conosciuto il pittore John Singer Sargent in Cervinia, decide di accompagnarlo in un lungo viaggio in Nord Africa e in Medio Oriente, dall’Egitto, alla Palestina, alla Turchia. La sua pittura si arricchisce, a questo punto, di suggestioni nuove e la sua tavolozza acquisisce una rinnovata luminosità, come si nota dall’impressione Il Giordano e il mar Morto dai Monti di Giuda, del 1906.

    Per tutti gli anni Dieci, si conferma uno sperimentatore e un viaggiatore instancabile, ormai attivo anche tra la Francia, l’Inghilterra e l’Olanda, apprezzato nel mercato europeo. L’esperienza di viaggio persiste idealmente nella poetica di Falchetti anche quando ritorna tra le sue montagne, attraverso la manifestazione di una luminosità affascinante e intensa, fitta di percezioni simboliche, contenute, ad esempio, nel paesaggio divisionista Egloga mattinale, esposto alla Biennale di Venezia del 1914.  Verso gli anni Venti, abbandona lentamente il fare divisionista, in favore di una pennellata più sciolta e larga, anche in vista di un nuovo interesse nei confronti della figura umana, studiata nel contesto di un quieto idillio pastorale. A partire dal dipinto Le donne dell’Alpi, esposto alla Biennale veneziana del 1920, si inaugura dunque la fase matura di Alberto Falchetti, che si prolunga fino alle Mostre del Sindacato torinese dei primi anni Quaranta.

    In Alta pace – Tramonto

    Dipinto presentato da Alberto Falchetti al suo esordio presso la Biennale di Venezia del 1903, In alta pace – tramonto, si inserisce alla perfezione nella primissima fase divisionista dell’autore. Dopo aver partecipato, infatti, per tutti gli anni Novanta alle Promotrici di Torino con soggetti ancora piuttosto legati al linguaggio ottocentesco, soprattutto nature morte di cacciagione e di frutta, sul finire del secolo, si lascia pienamente trasportare dalle suggestioni divisioniste del suo maestro ideale, Giovanni Segantini.

    Poco prima della sua morte, sopraggiunta nel 1899, il pittore, tramite una serie di fertili scambi epistolari, aveva accompagnato il ventunenne Falchetti verso il linguaggio divisionista e, soprattutto, lo aveva incoraggiato a ispirarsi ai paesaggi del Piemonte e della Valle d’Aosta: come Segantini, che si era ritirato tra le montagne, prima a Savognin e poi a Maloja in Engadina, così Falchetti sceglie di isolarsi tra le imponenti vette del massiccio del Monte Rosa, nella Val d’Ayas, luogo in cui è racchiusa la sua germinale sperimentazione divisionista. Al volgere del nuovo secolo, lasciatosi ormai alle spalle le nature morte, mette al centro della sua ricerca pittorica il paesaggio della Valle d’Aosta: tra le maestose catene montuose e la fresca ampiezza delle valli, la natura si riempie di intime valenze simboliche e la dimensione mistica e ideale si unisce ad un naturalismo tutto affidato al tratto diviso del colore e alla ricerca ricorrente degli effetti luministici.

    La luce del panorama alpestre e il manto erboso, nelle sue molteplici sfumature di colore giustapposto e complementare, anima la vallata di una spiritualità che investe anche le solitarie presenze umane in primo piano, immerse nella vastità della valle e in un silenzio sereno e crepuscolare. In alta pace – al tramonto è il manifesto di un divisionismo personale e intimo, in cui la fitta tessitura di filamenti di colore risulta arricchita da un impasto cromatico a tratti materico, come si nota in particolar modo dalla resa delle cime innevate e illuminate dalla rarefatta e dorata luce del tramonto. Questo divisionismo di ispirazione fortemente segantiniana, in cui il lirismo vespertino di una natura simbolica assume una dimensione quasi sacrale, continua a far parte della ricerca di Alberto Falchetti almeno per un decennio e lo colloca, a pieno diritto, tra i maggiori rappresentanti della tradizione divisionista piemontese.

    Elena Lago

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