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Pittore

Alberto Martini


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Alberto Martini

( Oderzo 1876 - Milano 1954 )

Pittore

    Alberto Martini

    Nato a Oderzo il 24 novembre 1876. Ha imparato ad amare l’arte nello studio di suo padre, professore di disegno, e si è dedicato all’incisione, alle litografie e al pastello, dimostrando una fantasia feconda e originale. Giovanissimo ebbe successo a Venezia con una serie di disegni, “le Corti dei miracoli”, col poema del Lavoro, e con le illustrazioni alla “Secchia rapita” e alla “Divina Commedia”; quindi a Parigi, a Monaco, a Londra palesò in diverse Mostre lo impressionante forza della sua arte.

    Sono opere sue le illustrazioni del dramma allegorico di Enrico Butti “Castello del sogno” di “Fêtes Galantes” e di “Parallèlement” di Paul Verlaine; di “Reliquaire” d’Artur Rimbaud; de “I giardini” di Aldo Van den Borre. Ha illustrato inoltre liriche e novelle di Edgard Poe; le tragedie di Shakespeare e i poemetti in prosa di Mallarmé. In litografia, oltre ad alcune stampe isolate, ha inciso due opere complesse, la prima intitolata “Misteri”, che comprende sei grandi litografie: Cosmogonia; Amore; Morte; Follia; Nascita e Sogno.

    La seconda, “La danza macabra europea”, il cui costruttivo disegno in nero è ravvivato qua e là da lievi macchie di colore. A questa originale attività d’illustratore, il Martini ha alternato una serie di pastelli affrontando con questi i più svariati soggetti. Ha inventato e progettato un nuovo tipo di teatro sull’acqua da lui battezzato Tetiteatro.

    Fra le varie pubblicazioni di sue opere sono particolarmente da segnalare le “trentuna fantasie bizzarre e crudeli precedute dalla diabolica immagine di Nicolò Paganini e dall’autoritratto dell’Uomo Pallido” (Bottega di Poesia, Milano 1924). Suoi disegni, litografie e incisioni si trovano nella Galleria d’Arte Moderna di Roma e nei Gabinetti delle Stampe di altre città, in Italia e all’Estero.

    Su di lui ha scritto, fra altri, diffusamente, Vittorio Pica:  In quanto ad Alberto Martini, la cui mostra dell’anno scorso suscitò, come accade sempre ad ogni audace apportatore di nuovo nel campo dell’arte, così vivaci discussioni, ma accese altresì così schiette ed entusiastiche ammirazioni, egli stavolta, oltre ad alcuni nuovi pastelli di immaginosa invenzione e di audace e seducente colorazione ed a parecchi mirabili disegni ispirati da Shakespeare, da Mallarmé, da Verlaine e da Rimbaud, presenta la magistrale collezione delle sue illustrazioni pei racconti e per le liriche di Edgar Allan Poe, ritornata, da qualche settimana soltanto, da Londra, dove è stata commentata e apprezzata dalla critica inglese d’arte in forma oltremodo lusinghiera per l’autore.

    È questa, secondo ho avuto già altra volta l’occasione di affermare, l’opera in cui il valente ed originale artista trevigiano ha avuto l’agio di dare tutta la misura del suo straordinario talento di commentatore grafico di un grande scrittore e di concettoso e ultra-suggestivo riassuntore figurativo delle sue fantasiose concezioni.

    Guardando, l’una dopo l’altra, le varie tavole disegnate dal Martini per accompagnare questo o quello dei racconti straordinari o grotteschi, questa o quella delle liriche del celebre novellatore e poeta americano, non si può non rimanere profondamente sorpresi e ammirati della fantasia acuta e brillante di cui, non arrestandosi mai ad uno speciale processo ma mutandolo secondo i vari casi, egli ha fatto sfoggio nel sintetizzare in un’impressionante figurazione l’essenza e l’aspetto più tipico di un racconto o di un poemetto.

    Cosa ideare, infatti, di più efficacemente e insieme di più semplicemente macabro dello scheletrino nell’interno della fiammella di una candela, mentre in fondo della scena si intravide l’ombra di un uomo che fugge, per illustrare quel Demone della perversità, che riferisce la confessione di un galeotto, il quale ha dato la morte, mercè una candela avvelenata, alla persona da cui doveva ereditare ?

    Cosa di più impressionante del volto di Vankirk, il tisico ipnotizzato della Rivelazione magnetica, la cui parola ha così trascendentali sottigliezze metafisiche sul mistero dell’oltretomba, di come è stato ideato e raffigurato dal Martini, il quale ce lo presenta sotto un raggio di luce abbagliante, che ne illumina soltanto la parte alta e più spiritualmente nobile ? Cosa di più suggestivo dell’evocazione da lui fatta delle figure, angeliche e demoniache, enimmatiche e fatali e, volta a volta, vinte dalla morte o di essa vincitrici. di Berenice. Eleonora Ligeia e Morella ?

    Cosa di più fantasiosamente terribile della sua visione dell’uomo condannato a cercare di continuo la stretta turbolenta dell’irrequieta folla di una grande città per assopire un rimorso indomabile o una segreta brama di delitto ? E quale trovata più originale, nella spietata sua auto-crudeltà, di quella che lo ha indotto a attribuire le proprie fattezze, disseccate arrugate e orribilmente invecchiate, alla mummia richiamata in vita dal dottor Ponnonner?

    E in tutte le altre composizioni, suggerite a Alberto Martini dai racconti e dalle liriche di Poe, noi ritroviamo ognora trasferite mirabilmente da un’arte all’altra quell’alone di mistero, quella rabbrividente terribilità, quella delirante esaltazione di visionario e quella strana miscela di orribile e di grottesco, che costituiscono la singolare malìa degli scritti del geniale novellatore e poeta americano.

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