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Alberto Pasini


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Alberto Pasini

( Busseto (Parma) 1826 - Cavoretto (Torino) 1899 )

Pittore

    Alberto Pasini

    Quotazioni di Alberto Pasini

    Le prime opere orientaliste di Alberto Pasini (fino al 1865) hanno stime tra i 1.500 euro e i 10.000 euro se di dimensioni contenute. Potrebbero arrivare anche a 60.000 euro e oltre le opere di grandi dimensioni e ricche di figure eseguite nella fase successiva, tra il 1867 e il 1875, mentre i soggetti orientalisti tardi, più deboli qualitativamente, possono scendere anche a 5.000 euro. Anche i disegni si aggirano attorno a queste cifre.

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    Biografia

    Alberto Pasini nasce a Busseto nel 1826, ma ben presto si trasferisce con la madre a Parma, dove cresce e inizia a coltivare l’interesse per l’arte sotto la guida dello zio pittore. Ancora giovanissimo, nel 1843 si iscrive all’Accademia di Belle Arti della città. Tuttavia, le rigide regole accademiche lo lasciano insoddisfatto, soprattutto dopo il rifiuto di una borsa di studio per proseguire la formazione a Roma.

    Nei primi anni della sua attività, Pasini si dedica principalmente all’incisione. Tra le sue prime opere di rilievo figura una serie di trenta litografie dedicate ai castelli del piacentino e del parmense, che riscuote un certo apprezzamento. Nel 1848, spinto dagli ideali patriottici, si unisce ai volontari di Modena per combattere nella prima guerra di indipendenza. Conclusa la breve parentesi militare, decide di trasferirsi prima a Torino, poi nel 1851 si stabilisce a Parigi, centro pulsante dell’arte europea dell’epoca.

    Tra Parigi e la Persia

    I suoi primi dipinti significativi sono presentati nel 1855 a Torino: L’appressarsi di un temporale e Rive della Senna, opere che rivelano già la sua sensibilità luministica e il legame con la scuola di Barbizon. L’arrivo a Parigi e il viaggio in Persia

    Gli esordi parigini non sono semplici. Pasini fatica a inserirsi nell’ambiente artistico, ma trova un importante alleato in Eugène Cicéri, incisore di fama con cui collabora intensamente. Su consiglio di Cicéri, nel 1853 partecipa per la prima volta al Salon di Parigi, con una litografia. Questo debutto segna l’inizio di una lunga e costante presenza alla prestigiosa rassegna, a cui parteciperà regolarmente fino al 1892. A Parigi, entra in contatto anche con gli artisti di Barbizon, che influenzano il suo sguardo naturalista, e si interessa ai pittori di storia, in particolare a Delacroix.

    Nel 1855, grazie alla rinuncia del pittore Théodore Chassériau a una missione ufficiale, Pasini prende parte a un viaggio diplomatico in Persia. Questa esperienza si rivela fondamentale per il suo stile e la sua carriera. Trascorre più di un anno tra Turchia, Siria, Egitto e Persia, raccogliendo schizzi, impressioni e appunti che si trasformeranno, una volta rientrato a Parigi, in una straordinaria produzione pittorica. Le sue tele, ricche di luce, colore e dettagli etnografici, rivelano uno sguardo partecipe, attento, capace di cogliere la poesia della vita quotidiana mediorientale.

    Nel 1857, alla Promotrice torinese, espone una serie di dipinti dedicati alla Persia, come Caffè nelle pianure del sud della Persia, Carovana di cammelli in una strada a Téhéran.

    La consacrazione come pittore orientalista

    Il viaggio in Oriente segna un punto di svolta: Pasini viene riconosciuto come uno dei massimi esponenti dell’orientalismo europeo. I suoi dipinti conquistano il pubblico per la resa luminosa e la ricchezza narrativa. Dal suo ritorno a Parigi fino agli anni Novanta, continua a rappresentare soggetti tratti dalle sue esplorazioni: deserti, mercati, architetture islamiche, carovane, cavalieri. Intanto, stringe un contratto con il celebre mercante Adolphe Goupil, che lo promuove nei circuiti internazionali dell’arte. Negli anni successivi, Pasini realizza una lunga serie di opere a tema orientale, ricche di fascino esotico, presentate alle più importanti mostre nazionali ed europee. Espone regolarmente alle Promotrici di Torino con opere come Carovana in marcia (1866), Porta di moschea (1880) e Porta di un vecchio arsenale (Turchia) (1884).

    Instancabile viaggiatore, Pasini continua a spostarsi per tutta la vita. Nel 1860 visita di nuovo l’Egitto, nel 1868 si reca in Grecia e Turchia, e nel 1879 ritorna in Siria. Parallelamente, soggiorna spesso a Venezia, città che lo affascina per la luce e le atmosfere simili a quelle orientali. In Italia espone regolarmente nelle maggiori rassegne di Torino, Firenze, Bologna, Milano e Venezia, ottenendo premi e riconoscimenti.

    Nel 1870, allo scoppio della guerra franco-prussiana, è costretto a rientrare definitivamente in Italia. Si stabilisce a Venezia, ma continua a esporre con successo anche a Parigi, partecipando al Salon fino al 1896. Alla Mostra Internazionale di Venezia del 1887 espone, tra le altre opere, Venezia dalla Giudecca e Quattro studi dal vero. Alla I Biennale di Venezia del 1895 partecipa con Santone in preghiera alla Porta della Moschea di Costantinopoli, e nel 1897 con Sosta di cavalieri siriaci.

    Nel 1898, partecipa per l’ultima volta a una mostra pubblica a Torino, dove espone numerosi studi e opere. L’anno successivo, nel 1899, muore nella sua residenza a Cavoretto, presso Torino, lasciando un corpus vastissimo di opere che hanno segnato la storia dell’orientalismo europeo.

    Nel 1909, la Biennale di Venezia gli dedica una grande retrospettiva postuma, esponendo oltre cento dipinti: un tributo alla carriera di un artista che, con i suoi viaggi, la sua sensibilità luministica e la sua abilità narrativa, ha dato un forte contributo alla creazione di un affascinante immaginario orientalista.

    Elena Lago

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