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Andrea Gastaldi


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Andrea Gastaldi

( Torino 1826 - 1889 )

Pittore

    Andrea Gastaldi

    Andrea Gastaldi nasce a Torino nel 1826 da una famiglia benestante della borghesia piemontese. Inizialmente i genitori cercano di avviarlo ad una carriera diversa, ma allo stesso tempo, attraverso lo zio collezionista Giovanni Volpato, lo introducono nell’ambiente artistico della Torino neoclassica.

    In questo periodo, inizia anche a frequentare l’Accademia Albertina, seppur in modo non completamente regolare. In ogni caso, segue le lezioni di Michele Cusa, Stefano Arienti e Giovanni Battista Biscarra, da cui inizialmente riceve una fortissima influenza. In particolare ciò si nota dall’opera d’esordio presso la Promotrice torinese del 1847, L’addio tra Gesù e Maria e da quella successiva del 1848 L’Italia viene liberata dall’austriaco per comando di Dio, in cui si nota, però, già uno sviluppo personale.

    La pittura romantica

    All’inizio degli anni Cinquanta, Andrea Gastaldi compie un viaggio di studio prima a Roma e poi a Firenze, ma continua a mandare opere alla Promotrice torinese. Nel 1850 invia, infatti, Un re in cateneIl cader del sole e Il sacrificio di Abramo, mentre nel 1852, rientrato in città, espone i due dipinti che lo rendono finalmente noto agli occhi della critica, Il sogno di Parisina e Il primo moto del Vespro siciliano, di chiara matrice hayeziana.

    Sono gli anni in cui l’ispirazione deriva non soltanto dagli episodi storici, ma anche da quelli letterari, maniera che approfondisce nel suo viaggio parigino della durata di sette anni, dal 1853 al 1860. Nel periodo francese partecipa ai Salon, ma non manca di inviare opere alla Promotrice torinese: nel 1857, ad esempio, invia una serie di tele di ispirazione dantesca, Dante e Virgilio incontrano SordelloLa LiaLa Pia de’ Tolomei, insieme al Ritratto dell’autore.

    Invece, il dipinto di storia medievale L’imperatore Federico Barbarossa, dopo la disfatta di Legnano, si sottrae dal campo di battaglia, risale al 1858. Il soggetto è tratto dal testo di Sismondi Storia delle Repubbliche italiane, da cui già due anni prima aveva tratto spunto per il Fra’ Savonarola tratto in prigione fra gli insulti dei Compagnacci.

    Il 1860 è un anno cruciale: ancora non rientrato in Italia da Parigi, invia alla Promotrice torinese uno dei suoi dipinti più famosi, Pietro Micca nel punto di dar fuoco alla mina volge a Dio e alla patria i suoi ultimi pensieri, opera romantica per eccellenza, presentata insieme al manzoniano L’Innominato.

    Con il primo dipinto ottiene il premio Breme e soprattutto la cattedra di pittura all’Accademia Albertina di Torino, dove insegna per trent’anni, fino alla morte. Continua comunque a dipingere e a presentare alle esposizioni torinesi dipinti quali Bruto minoreCaino e suo figlioSaffoUn dramma, all’epoca preistorica, in una famiglia dei primi abitanti delle Alpi e una lunga serie di altri dipinti di ispirazione mitologica e letteraria, tra cui Savitry, esposto a Torino nel 1871. Scena tratta dal poema indiano Mahabharata, è un’opera che, oltre a indicare un preciso interesse di Gastaldi per la letteratura esotica, rappresenta la sua finale maturazione artistica, contraddistinta da un cromatismo brillante e sciolto che si nota dai dettagli studiati delle vesti indiane, vero punto di forza di questa grande tela dall’andamento verticale. Nel frattempo, si occupa di vari incarichi ufficiali legati all’Accademia, ad esempio è membro delle commissioni delle esposizioni torinesi del 1880 e del 1884. Attivo fino alla fine, muore a Torino nel 1889.

    Elena Lago

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