Hai cercato
Pittore
Angelo Barabino
Sei interessato alla vendita o all'acquisto delle sue opere?
Acquistiamo opere di questo artista
La galleria Berardi offre un servizio gratuito e senza impegno di valutazione di opere di arte antiche e moderne. Per orientarsi nel mercato dell'arte, assai complesso e pieno di sfumature, è meglio affidarsi ad un consulente professionista che sappia rispondere in maniera veloce e concreta alle tue esigenze. La chiarezza delle risposte risolverà in maniera efficace la necessità di stimare o mettere in vendita un bene.
Contattaci immediatamente senza impegno
Risposte anche in 24 ore:
Angelo Barabino
Le opere divisioniste a olio su tela o tavola di Angelo Barabino partono da circa 2.800 euro e arrivano ai 9.500 euro per i formati più piccoli. I paesaggi di dimensioni maggiori hanno valori compresi tra i 11.000 e i 24.000 euro, a seconda del soggetto e della qualità pittorica.
I lavori più importanti per intensità simbolista e valore storico possono raggiungere cifre ben superiori, comprese fra i 28.000 e i 48.000 euro, con possibilità di superare queste soglie nei casi più eccezionali.
Si tratta di stime orientative: ogni valutazione dipende da epoca, dimensione, soggetto, tecnica e stato di conservazione. Per una stima gratuita e dettagliata della vostra opera di Angelo Barabino vi invitiamo a contattarci.
Angelo Barabino (Tortona, 1883 – Milano, 1950) nasce in una famiglia di origini liguri e manifesta precocemente interesse per il disegno. Nel 1900 si trasferisce a Milano per studiare all’Accademia di Brera, dove segue i corsi di Giuseppe Mentessi e Camillo Rapetti. Parallelamente entra nello studio di Giuseppe Pellizza da Volpedo, con cui collabora anche alla realizzazione di alcune opere.
Dopo la morte del maestro, nel 1907, Barabino continua a sviluppare la tecnica divisionista, con una pittura costruita su fitte trame cromatiche e con una forte attenzione ai temi sociali. Già alla Promotrice fiorentina del 1906 aveva presentato l’opera perduta I miei morti, mentre nel 1910 espone a Brera il dipinto Rapina, una denuncia della violenza sulle donne mentre lavorano nei campi. Questo quadro, pur criticato, suscita l’entusiasmo di Vittore Grubicy de Dragon, che ne diventa convinto sostenitore.
Nel 1914 Barabino tiene una personale ad Alessandria, dove propone lavori come L’annegato, Il figlio, Pomeriggio di primavera: opere in cui il divisionismo si fa vibrante, emotivo e lirico, legato alla luce intensa e spirituale della natura piemontese. Allo scoppio della Prima guerra mondiale viene arruolato, ma la sua salute compromessa lo costringe a un rientro forzato e a un lungo periodo di inattività.
Tornato a Tortona, negli anni Venti riprende lentamente a dipingere, dedicandosi soprattutto al paesaggio. L’influsso del Novecento lo porta a superare il linguaggio divisionista: le sue superfici si ampliano, i colori diventano più uniformi. Accanto a questa ricerca, realizza cicli decorativi per chiese e palazzi in area ligure e piemontese, dimostrando un interesse crescente per la monumentalità.
Con l’avvento del fascismo, Barabino mantiene un atteggiamento schivo e critico, preferendo allontanarsi dalle grandi esposizioni ufficiali. Si dedica soprattutto ai paesaggi tortonesi e alle Prealpi della Val Sangone, vivendo spesso in difficoltà economiche.
Nel 1929 accetta l’invito dell’imprenditore torinese Roversi a trasferirsi in Venezuela, dove rimane fino al 1931, esponendo a Caracas presso il Club Venezuela e al Circolo della Fratellanza Italica. Qui lavora soprattutto come ritrattista e, prima di rientrare in Italia, visita diverse capitali europee per approfondire lo studio dei maestri antichi.
Tornato a Tortona, partecipa solo saltuariamente a mostre, come la Sindacale torinese del 1933 con Viale e Carriole, opere che oscillano tra residui divisionisti e nuova sensibilità novecentista.
Negli ultimi anni continua a dipingere lontano dai riflettori, fino alla morte sopraggiunta a Milano nel 1950.
Elena Lago
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.