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Pittore

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Angelo Urbani del Fabbretto

( Roma 1903 - 1974 )

Pittore

    Angelo Urbani del Fabbretto

    Angelo Urbani del Fabbretto nasce a Roma nel 1903. Conosciuto soprattutto come scenografo e costumista teatrale, ha lavorato per diversi anni al Teatro dell’Opera di Roma. La sua firma compare in numerose scenografie e costumi di opere rappresentate tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta, tra cui la Tosca del 1949 e L’isola degli incanti alle Terme di Caracalla del 1962.

    Un pittore scenografo

    Poco conosciuta, ma molto ricca risulta invece la sua attività pittorica, che porta avanti parallelamente a quella teatrale. Di Angelo Urbani del Fabbretto sono soprattutto conosciute piccole rappresentazioni di maschere e scene teatrali, condotte con una pennellata sciolta e con un espressionismo del tutto personale, come si può notare da alcuni oli su tavoletta degli anni Cinquanta, dedicati alle Maschere italiane.

    A partire dal decennio precedente, animato da un disegno energico e nervoso, da un cromatismo acceso e da una pennellata mossa e ondulata che sembra esprimere a pieno la vitalità dell’artista, ha lavorato anche come illustratore. Nel 1951, compare tra gli autori delle immagini della Strenna dei romanisti, raccolta di poesie romanesche in memoria di Trilussa, in cui è artefice dell’illustrazione di Monte Cavallo di Armando Fefè.

    Il teatro, le maschere, la cultura popolare romana

    Per quanto riguarda la produzione pittorica, come accennato, è attratto soprattutto dal racconto del mondo teatrale, del dietro le quinte dello spettacolo e dei lavori in divisa, aspetto che si percepisce dalle sue opere più significative, Carabinieri in alta uniforme, Strumento e costumi e Controfigure.

    Il primo dipinto è stato presentato da Angelo Urbani del Fabbretto alla Biennale di Venezia del 1942, mentre l’ultimo compare alla Quadriennale di Roma del 1948. La firma in basso a sinistra ci indica che Controfigure è stato eseguito nel 1947. Rappresenta probabilmente la massima stagione pittorica di Angelo Urbani del Fabbretto, non solo per la brillante gestione cromatica, ma anche e soprattutto per l’atmosfera sospesa e allegorica: il pittore si autoritrae mentre rifinisce i colori di un manichino, una controfigura teatrale. Il mondo dello spettacolo si confonde con il mondo reale, coinvolto nel dipinto dallo sguardo del pittore che ci osserva e diventa anch’esso controfigura di se stesso.

    In questo espressionismo velato di sensazioni quasi metafisiche rientra anche Strumento e costumi, in cui gli attributi di Arlecchino – il vestito a rombi colorati, la maschera nera e il mandolino – richiamano un personaggio assente, un momento di pausa dalla scena, dove i costumi sembrano acquistare vita propria, indipendentemente dall’attore che dovrebbe indossarli.

    Più volte il nome di Angelo del Fabbretto viene associato alla rappresentazione del carnevale e delle festività appartenenti soprattutto alla cultura popolare romana. A lui appartiene il presepe eseguito prima del 1974 e conservato al Museo di Roma in Trastevere. Da abile scenografo e costumista quale era, l’autore, accanto alla rappresentazione della Sacra famiglia, ha dato vita a una tranche de vie della Roma dell’Ottocento, vicino al vicolo del Corallo, nei pressi di piazza Navona, proprio dove per molto tempo è stato esposto questo presepe nel periodo natalizio.

    Angelo Urbani del Fabbretto è stato quindi anche un figurinaio, seguendo in qualche modo la tradizione del padre di Bartolomeo Pinelli, famoso fabbricante dei cosiddetti “pupazzetti” del presepe di tradizione romana.

    Elena Lago

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