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Pittore

Antonio Asturi


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Antonio Asturi

( Vico Equense, 1904 - 1986 )

Pittore

    Antonio Asturi

    Antonio Asturi nasce a Vico Equense nel 1904 e mostra subito una spiccata propensione verso il disegno e la pittura. Le disagiate condizioni economiche gli permettono di accedere soltanto ai corsi serali dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, incoraggiato dal Conte Giusso, collezionista che riconosce immediatamente il suo giovane talento. Ma dopo pochi giorni, la sua vivace personalità di “scugnizzo” di Vico lo rende insofferente alla disciplina accademica. Si forma, così, da autodidatta, raccogliendo l’influenza del naturalismo partenopeo del secondo Ottocento e facendosi subito interprete di una pennellata densa, sintetica e veloce.

    L’incontro con Antonio Mancini

    Per mantenersi, a diciotto anni, entra nella Guardia di Finanza come suo padre. I continui trasferimenti gli consentono di visitare diverse città italiane, da Trieste a Venezia, da Roma a Caserta. Sono gli anni in cui il giovane artista si esprime soprattutto attraverso il disegno. Incoraggiato da uno dei suoi superiori, decide infine di abbandonare la sua divisa e ritornare prontamente ed esclusivamente all’arte.

    Nel 1927 si tiene la sua prima piccola personale a Roma: si tratta di un momento cruciale per Antonio Asturi, perché in questa occasione ha modo di conoscere Antonio Mancini, precisamente tre anni prima della sua morte. Visitando il suo studio, non può far altro che afferrare il suo cromatismo ricco e brillante, appreso tanti anni prima da Fortuny, ma anche la pennellata vibrante ed emozionante dell’ormai anziano artista.

    Una pennellata rapida e luminosa

    Ben presto, dopo le sue variegate esperienze formative romane, Antonio Asturi, all’inizio degli anni Trenta, è attratto dalla sperimentazione futurista, che abbandona quasi immediatamente, ritornando al suo rapido naturalismo. A questo punto, i suoi soggetti prediletti sono vedute, marine, piccole tranche de vie popolari narrate attraverso impressioni cromatiche veloci e sintetiche, ricche di guizzanti accenti luministici.

    Contemporaneamente, sviluppa il suo genere prediletto, il ritratto, di cui abbiamo testimonianza nelle numerose opere dedicate ai suoi amici artisti, letterati e filosofi, come Benedetto Croce o Vincenzo Migliaro. Dotato di una innata capacità nel carpire piccoli dettagli e sensazioni, è sempre animato da una volontà artistica che lo porta ad immortalare ogni situazione con schizzi e disegni, che talvolta rimangono racchiusi nei toni di uno stile provinciale.

    Alla Mostra di Disegni del Sindacato Interprovinciale Fascista di Roma del 1935 ne abbiamo una piccola attestazione, grazie ai disegni Pescheria e Interno. Di nuovo alla Mostra Sindacale del Lazio del 1938, espone le impressioni Chioggia, Vecchio mulino e Cortile a Sorrento, veloci, luminose e frementi di vita. Nel 1941, partecipa alla Sindacale di Milano con due Paesaggi.

    Indifferente agli sviluppi del ritorno all’ordine negli anni Venti, alle novità espressioniste degli anni Trenta e Quaranta e all’Informale nei decenni successivi, Antonio Asturi rimane fedele al naturalismo della tradizione partenopea, continuando a tenere diverse personali ormai non solo in Italia, ma anche all’estero, in particolare in America, dove, nel dopoguerra attrae collezionisti grazie alla rigogliosa narrazione della vitale quotidianità negli stretti vicoli di Napoli e della Costiera.

    Elena Lago

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    Opere di Antonio Asturi


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