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Scultore

Arturo Dazzi


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Arturo Dazzi

( Carrara 1881 - Forte dei Marmi 1966 )

Scultore

    Arturo Dazzi

    Quotazioni Arturo Dazzi

    Le sculture di Arturo Dazzi, artista non frequentemente presente sul mercato ma figura di spicco del ritorno all’ordine, partono da circa 1.200 euro e possono superare i 22.000 euro per gli esemplari più importanti, realizzati in marmo e di dimensioni rilevanti, in particolare se esposti in rassegne ufficiali degli anni Venti e Trenta o documentati nella letteratura artistica del tempo.

    La produzione pittorica a olio, meno richiesta in ambito collezionistico, registra stime più contenute, comprese generalmente tra i 400 e i 2.500 euro. Più accessibili ancora sono le opere su carta — disegni, schizzi e tecniche miste — con valori che si aggirano tra i 250 e i 750 euro, variabili in funzione del soggetto e del grado di rifinitura.

    Si precisa che le cifre riportate hanno carattere puramente orientativo. Per ottenere una stima attendibile e su misura di un’opera di Arturo Dazzi, è consigliabile inviarci fotografie dettagliate: ogni valutazione richiede un’analisi specifica, che tenga conto di elementi come il tema trattato, il periodo di esecuzione, il materiale utilizzato, lo stato conservativo e la dimensione dell’opera.

    Biografia

    Arturo Dazzi nasce a Carrara nel 1881, suo padre è proprietario di una cava di marmo, e alla sua morte decide di lavorare nella bottega di uno zio scalpellino, approcciandosi per la prima volta all’arte della scultura. Vengono notate subito le sue doti di modellatore e quindi con il sostegno della famiglia si iscrive nel 1892 all’Accademia di Belle Arti di Carrara. 

    Dallo studio dell’arte antica alle questioni sociali

    È allievo dell’artista siciliano Lio Gangeri e si specializza naturalmente nel trattamento del marmo, ispirandosi in particolar modo alla scultura antica e rinascimentale. Studia in maniera approfondita l’anatomia classica del corpo, ma presta una singolare attenzione alla realtà, ai dettagli che la compongono, soprattutto nella realizzazione di opere che riguardano il mondo del lavoro e le tematiche sociali.

    Nel 1904 grazie alla vincita del pensionato triennale si trasferisce a Roma e continua la realizzazione di opere che esaltano il lavoro e lo sforzo muscolare provocato da esso. Queste opere sono pervase da un tono drammatico e sono frutto dello studio delle opere dell’artista francese Constantin Meunier. Esempi di questa produzione sono Lavoratori delle Alpi Apuane o I costruttori.

    Nel 1906 partecipa all’Esposizione di Milano con il gruppo in gesso Alla porta dell’ospedale. Vince poi un altro concorso nel 1909, e partecipa alla decorazione del fregio per l’Altare della Patria. Ottiene il favore della critica quando esegue la statua del Cardinal De Luca per il Palazzo di Giustizia di Roma, sorprendendo per la sua capacità di unire elementi classici ad una plasticità moderna.

    La seduzione liberty e secessionista

    Negli anni Dieci l’artista subisce il fascino degli stilemi secessionisti e liberty che riesce sempre a coniugare al modellato classico. Nel 1912 prende parte alla sua prima Biennale di Venezia con Ritratto della signorina Adriana Ceci e Cristo; nel 1914 partecipa all’edizione successiva con Ritratto della Contessina Mary Jeanne De Bertaux, Fontana, La pietà e Il carro della Vittoria; e nello stesso anno è presente anche alla Secessione romana con Ritratto della Signora Borghese. In queste opere è già visibile l’afflato liberty e secessionista che anima i personaggi: forme allungante e raffinate, arricchite da un’elegante e raffinato decorativismo. L’artista sarà presente anche alle successive due edizioni della Secessione per poi fermarsi a causa dello scoppio della Grande guerra.

    Il sostegno del ritorno all’ordine

    Riprende ad esporre a rassegne nazionali nel 1920 alla Biennale di Venezia con Serafina, e nel 1922 partecipa alla Fiorentina Primaverile con Monumento al ferroviere. Nel dopoguerra l’artista si avvicina sempre di più alle considerazioni del ritorno all’ordine, sostenendo quella ripresa all’antico che aveva sempre abbracciato. Si unisce quindi al Gruppo Novecento ed espone con i membri nel 1926. 

    In questi anni dedica gran parte della sua attività all’esecuzione di monumenti celebrativi, che hanno trovato posto in numerose piazze italiane come Ancona, Crema e Genova. La semplificazione arcaizzante si fa ancora più solenne in accordo con il monumentalismo fascista, mentre nelle opere private utilizza un’espressione più delicata.

    La scultura animalier e la produzione pittorica

    Negli anni Venti lo scultore volge il suo interesse anche alla scultura animalier che rende con estremo naturalismo. Alla Biennale di Venezia del 1926, tra le undici opere che presenta, appaiono Cane lupo e Vitellino; mentre alla Sindacale fascista del 1929 organizzata a Roma espone Cavallino, Cavalla, Mula, Mucca e Bove.

    Partecipa ad alcune rassegne anche con opere pittoriche come Mezzogiorno esposta alla Biennale di Venezia del 1932, e Sul fiume Versilia ed Estate presentate alla Quadriennale di Roma del 1935.

    Tra le ultime grandi imprese che realizza c’è la stele celebrativa dedicata a Guglielmo Marconi, commissionata dallo stesso Mussolini, che non viene però completata, a causa delle vicende storiche, se non nel 1956 su incarico diretto della famiglia Marconi.

    Si trasferisce poi a Forte dei Marmi dove trascorre gli ultimi anni fino al 1966, quando scompare ad ottantacinque anni.

     

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