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Pittore

Attilio Pusterla


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Attilio Pusterla

( Milano 1862 - Woodcliff (Stati Uniti) 1941 )

Pittore

    Attilio Pusterla

    Attilio Pusterla, pittore lombardo, residente a Milano. Tra gli ultimi lavori da lui eseguiti, merita di essere ricordato il gran quadro: “Le bevitrici di sangue”, che esposto a Brera, nel 1891, fermava l’attenzione dei visitatori per la curiosità del soggetto e l’evidenza della pittura, e che fu uno di quelli posti in discussione per il premio Fumagalli.

    Il Pusteria ha voluto rappresentare in contrasto l’ambiente del macello, coi macellai forti e robusti, il sangue colante sul pavimento, la massa di sana e nutriente carne del bue squartato, che occupa il fondo, con le figure patite delle bevitrici di sangue che vengono a chieder salvezza all’emoglobina, spinte dal desiderio di salute a vincere il ribrezzo ispirato naturalmente dal rosso fumante liquore.

    Forse la concezione del quadro, distrae piuttosto che concentri l’attenzione sull’idea movente del quadro, e manca l’unità; ma la pittura vi è solida, sicura, spontanea e basta il bue abbattuto d’un’evidenza grandissima a mettere fuori di dubbio il talento dell’autore. In occasione di quella Mostra il valente critico Pompeo Bettini, dava sul Pusterla il seguente cenno biografico, che noi crediamo bene di riportare a complemento di quanto su questo artista abbiamo già scritto:

    «L’artista che vi presento non è un tipo nevrotico. Infatti egli esita fra l’arte che richiede spirito e quella che domanda forza. Incapace di accontentarsi d’una esecuzione faticosa, sceglie anche uno scabroso soggetto, e risolve il problema di pensare e di fare ad un tempo coll’accingersi a una grande tela e manovrare grossi pennelli che traducono il risultato dell’occhiata. Il Pusterla non ha ancora prodotto l’opera completa e penso che batterà molta strada prima di giungervi. Egli non supplisce colla fattura dove manca l’ispirazione, perciò i suoi quadri han sempre qualcosa di grezzo. Mi ricordo i primi paesaggi che espose a Brera. Nel primo, un pezzo di monte, con una striscia lontana di lago, vi si sentiva la gioia del mattino; l’altro un cespuglio investito dal sole e abbarbagliante. Nessuna malinconia, nessuna estasi. Riespose un mercato e una vecchia dormente, che rivelavano tecnica solida, ma non era l’opera. E non lo fu nemmeno certo paesaggio animato in cui tentò invano di sorprendere l’istantaneità del vero dove coraggiosamente si affacciò al reale, e giunse a improntarlo, fu nel quadro: “Cucine economiche”. Egli castigò la tavolozza e la costrinse ai scialbi colori della miseria. Non sfruttò il cencio artistico, allegro mosaico che diverte piacevolmente l’occhio, ma ritrasse con coscienza la tinta ingrata a cui tutti i tessuti logori, le giacchette del lavoratore e la giubba del decaduto. “Le Cucine economiche” non piacquero, forse perchè gli ambienti della miseria non sono allegri. Anche i pagani fuggirono dal ritrarre il martirio e la sofferenza da cui ebbe gloria l’arte cristiana. E’ impossibile separare una forma artistica dal pensiero che la muove e il pensiero del Pusterla e quello che travaglia molta parte della Società. L’anno scorso, questo pittore, inviò al concorso di Bologna pure il quadro storico: “Un matrimonio inglese in un cimitero”. Non vidi il bozzetto, che giornali locali e milanesi dissero immaginoso e superiore agli altri. Tuttavia non fu premiato: mistero dei concorsi. Quest’anno il Pusterla espose: “Le bevitrici di sangue”. Il pittore non ha più la candida e faticosa espressione del vero che distingueva le “Cucine economiche”. Usa più larghi e facili mezzi per costringere il pubblico all’attenzione, ma ancora lo irrita, perchè in quegli atti schivi delle donne che aspettano il sangue sgorgante dalla vena del bue, in quelle carni sparate e pendenti, v’è una specie di sfida. L’artista ha avuto forse qualche concetto sociale o satirico? Certamente, ma nello stesso tempo anche una predilezione tutta da pittore per l’ambiente sanguigno e fumante del macello. La sua natura sente così, rifugge la preziosità e l’eleganza ed ama la vita nei rudi contrasti. Le aule dove si accalca il vizio e la miseria, i quartieri popolosi; il frastuono delle fiere, ecco ciò che egli ama. Lo vedremo illustrare ancora questi soggetti».

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