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Baccio Maria Bacci


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Baccio Maria Bacci

( Firenze 1888 - Fiesole 1974 )

Pittore

    Baccio Maria Bacci

    Baccio Maria Bacci nasce a Firenze da una famiglia di artisti. Dunque, sin da giovane si interessa all’arte e nel 1905 si reca a Monaco di Baviera: si specializza nell’acquarello ma allo stesso tempo sperimenta la decorazione della porcellana.

    Rientrato a Firenze, si iscrive all’Accademia di Belle Arti per seguire i corsi dell’ormai anziano Giovanni Fattori e quelli di Adolfo De Carolis. Stringe amicizia con Armando Spadini e con il filosofo Carlo Michelstaedter e nel frattempo diventa insofferente all’ambiente accademico. Preferisce dipingere studiando Cézanne e in un secondo momento il Seicento italiano al quale viene introdotto da Angelo Cecconi, che diventerà suo collezionista, e dal critico Matteo Marangoni.

    Spinto dalla continua ricerca artistica, Bacci nel 1913 compie un soggiorno a Parigi, dove entra in contatto con Apollinaire e dove può studiare da vicino Cézanne e il postimpressionismo, ma anche le importanti influenze che nell’arte occidentale ha prodotto l’arte africana.

    Si interessa poi a Bergson e nei suoi diari manifesta il desiderio di frequentare le sue lezioni alla Sorbona. Proprio per questo spiccato interesse si avvicina alla concezione del tempo, del flusso e della durata studiati dai futuristi Balla e Boccioni, senza mai però realizzare composizioni futuriste.

    Terminato il periodo di studio in Francia e dopo la prima guerra mondiale in cui combatte al fronte, esordisce alla Fiorentina Primaverile del 1922 con ben quindici opere raccolte in una sala personale, tra cui L’uraganoI carciofi, Sull’argineI vagabondiIl traghettoPioggia di primavera su Monte CeceriLa piena dell’Arno a Compiobbi.

    Si tratta di dipinti di figura, paesaggi, nature morte che risentono palesemente dell’influenza della pittura del Seicento, soprattutto di Caravaggio, grazie allo studio dei chiaroscuri e del colore. Con questa esposizione trova immediatamente il favore di Ugo Ojetti e Roberto Longhi, cosa che lo spinge ad ampliare ancora di più la sua ricerca.

    Unisce dunque le sue basi pittoriche date dal colore costruttivo di Fattori alla maestosità cromatica e disegnativa del Seicento, con grande attenzione al realismo. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1924 con La raccolta delle olive, dipinto dai forti richiami all’antico, sia nella composizione che dal punto di vista coloristico.

    Alla Biennale successiva invia Riposo dei cavatori sul Monte Ceceri e Ritratto di frate domenicano, dipinti dalla forte presenza volumetrica e dallo sguardo attento e preciso. Sono gli anni in cui la sua casa di Fiesole diviene sede di incontri culturali e in cui collabora attivamente alla rivista “Solaria”.

    Nel 1929 si dedica agli affreschi del convento della Verna con le Storie di San Francesco e negli anni Trenta e Quaranta le sue opere si arricchiscono di nuova poesia, caratterizzata da un forte intimismo lirico, aderente alla realtà delle mura domestiche, riportando in vigore la delicatezza silenziosa delle scene di Lega o Borrani.

    Alla Prima Quadriennale di Roma del 1931 invia Festa d’agostoLa convalescenteMosè salvato, alla Biennale del 1932 L’entrata di Boboli da PittiNatura morta casalingaIl sarto di Fiesole. Dopo essersi occupato di numerose decorazioni sacre, si trasferisce a Roma nel 1955, per tornare a Firenze solo due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1974.

    Elena Lago

     

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