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Boris Georgiev
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Boris Georgiev
Le opere simboliste di Boris Georgiev presentano quotazioni medie comprese tra 1.000 e 12.000 euro per i dipinti a olio, tempera o tecnica mista di formato medio. I valori aumentano sensibilmente per le tele di grandi dimensioni o per i lavori di elevato contenuto spirituale e filosofico, caratterizzati da una resa pittorica particolarmente raffinata: in questi casi, le stime si collocano tra 12.000 e 22.000 euro, con incrementi ulteriori per gli esemplari di qualità eccezionale.
Le opere su carta, come sanguigne e pastelli, mostrano un mercato vivace, con valutazioni oscillanti tra 900 e 11.000 euro, variabili secondo soggetto, formato e stato di conservazione. I risultati più alti riguardano i lavori di particolare intensità emotiva e perizia tecnica.
Questi dati hanno carattere puramente indicativo. La valutazione reale di un’opera di Boris Georgiev dipende da numerosi elementi — tra cui epoca di esecuzione, tecnica, soggetto e rarità — ed è pertanto soggetta a variazioni. È possibile ottenere una stima gratuita e accurata rivolgendosi al nostro servizio di consulenza.
Boris Georgiev nasce nel 1888 a Varna, cittadina bulgara affacciata sul Mar Nero. Giovanissimo si trasferisce a San Pietroburgo con la famiglia dove inizia i primi studi alla Scuola di Disegno. Tra il 1909 e il 1910 si reca invece a Monaco di Baviera dove frequenta l’Accademia delle Belle Arti. Nella città tedesca entra in contatto con il lessico simbolista e qui nascono i primi lavori già contraddistinti da immaginari visionari.
Continua il suo viaggio da nomade giungendo in Francia, Spagna e Nord Africa con il desiderio di connettersi con la spiritualità dei luoghi e delle persone che li abitano.
Al 1912 corrisponde il primo viaggio in Italia del pittore, momento nel quale decide di completare la sua formazione iscrivendosi all’Accademia di Firenze. Nella città toscana entra in contatto con gli artisti rinascimentali che avranno una forte influenza sul suo linguaggio. Infatti si connette con la semplicità della tecnica giottesca pervasa di spontaneità e potenza comunicativa.
Si trasferisce poi in Valsugana con la sorella Katya, luogo tra le montagne dove vive come un eremita e realizza opere intrise di esoterismo e simbolismo.
Con lo scoppio della Grande guerra rientrano a Firenze, ma Katya qui trova la morte e questo evento tragico conduce il pittore ad intraprendere un percorso meditativo in Abruzzo dove carica le tele di un senso panico di connessione con la natura. Questa visione panteistica si coglie nel disegno Ecce Homo o Pastore errante.
Nel 1914 realizza Dolore universale, una tela cha raffigura un cervo ferito che diviene metafora del mondo entrato in guerra. Altro dipinto emblematico è Il vagabondo e sua sorella, dove il suo autoritratto appare nel volto del nomade, mentre quello di sua sorella appena scomparsa nelle vesti del suo spirito guida.
I suoi lavori sono caratterizzati da un disegno delicato che richiama lo sfumato leonardesco, e da un colore steso leggero e trasparente.
Dopo un soggiorno in Russia dove viene a conoscenza della morte del padre, torna in Abruzzo e continua ad esporre le sue opere che virano sempre di più verso un Realismo magico, pervaso di silenzio ed enigma.
Il pittore partecipa a due edizioni della Biennale di Venezia: nel 1926 presentando Massimo Gorki, La famiglia Sella di S. Gerolamo, Madre e figlie, Madonna e Facce russe; nel 1942 espone invece Il dott. Eugenio Morelli, La contessa A.G.N., La signora B.M., Mia madre, La principessa Nilufar di Haiderabad, Autoritratto con la sorella, Rabindranath Tagore, Il Senatore Simonetta. Si dedica quindi sempre di più alla ritrattistica: il tratto disegnativo diviene più deciso e il suo linguaggio si carica di atmosfere vicine al lessico del Realismo magico.
In seguito alla conoscenza del fotografo Vittorio Sella, il pittore riprende a viaggiare. Negli anni Trenta soggiorna in India dove si avvicina ancora di più al misticismo orientale, conosce Gandhi e ne esegue un ritratto. Dell’esperienza indiana vi è anche il bellissimo Sinfonia al chiaro di luna sull’Himalaya.
Dopo un periodo in Brasile, rientra infine in Italia. Dipinge fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta nel 1962 a Roma. Proprio nella città eterna era stata organizzata la sua ultima esposizione nel 1961 a Palazzo Barberini.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.