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Bruno De Lotto


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Bruno De Lotto

( Attivo tra il XIX e XX secolo )

Pittore

    Bruno De Lotto

    Un cenno biografico, redatto per il catalogo della Mostra Nazionale della Pittura e della Scultura futuriste organizzata da Giovanni Korompay, Angelo Caviglioni, Giovanni Acquaviva e Umberto Peschi a Bologna nel 1951, ci fornisce le sole notizie certe su Bruno De Lotto, aeropittore veneziano altrimenti noto unicamente per la sua breve stagione espositiva. “Bruno De Lotto è nato a Venezia nel 1911 e qui ha studiato pittura alla Scuola d’arte. Insieme con il pittore Korompay ha mantenuto vivo, nel Veneto, il movimento futurista, organizzando numerose mostre. Appassionato di aviazione, si è dedicato, per lungo tempo, all’aeropittura, rappresentando, con viva efficacia, il moto di aerei nello spazio. Vive all’Asmara” (Mostra Nazionale 1951, n.p.).

    De Lotto esordì alla XXIV edizione della Mostra d’arte dell’Opera Bevilacqua La Masa, coincidente con la IV del Sindacato Regionale Fascista di Belle Artiallestita nell’agosto 1933 al Lido di Venezia: un suo dipinto intitolato In curva, Energie cosmiche era esposto nella sala futurista curata da Renzo Bertozzi, giornalista che fu l’animatore del gruppo futurista veneziano.

    Il proclama Contro Venezia passatista e il seguente Discorso contro i Veneziani tenuto da Marinetti alla Fenice nel 1910 con la rissa colossale che ne era scaturita avevano lasciato il segno, scoraggiando ogni attività in loco ed escludendo mostre futuriste fino alla partecipazione alla Biennale internazionale d’arte del 1926.

    Fu solo in quello stesso anno che una Mostra autonoma del gruppo futurista veneziano venne ospitata all’interno dell’esposizione dell’Opera Bevilacqua La Masa, rassegna annuale anche nota come mostra di Ca’ Pesaro, che fu una grande palestra di nuovi talenti, proseguendo anche dopo la sua sindacalizzazione avvenuta nel 1930 a rappresentare la seconda vetrina veneziana dopo la Biennale.

    AncoraL’Aeropittura di Bruno De Lotto fu presentata alla XXV Mostra d’arte dell’Opera Bevilacqua La Masa, V del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti, inaugurata al Lido di Venezia nel luglio 1934. La sala futurista, curata ancora una volta da Bertozzi, intendeva rispecchiare “principalmente la tendenza dei futuristi verso l’aeropittura”, come dichiarava in apertura del catalogo il medesimo commissario ordinatore (cit. in Bianchi 1999, p. 71).

    Bertozzi seguiva in questo le indicazioni di Marinetti, il quale aveva curato nello stesso anno la mostra futurista alla Biennale, dedicandola interamente all’aeropittura, la nuova vena aurea del movimento, inaugurata dal manifesto tecnico Aeropittura e aeroscultura elaborato nel 1928 da Mino Somenzi con la collaborazione di Gerardo Dottori.

    Due erano le tendenze che il fondatore del Futurismo individuava negli aeropittori: “un dinamismo impressionista ingenuo primitivo e trasfigurante di aeropittori che, nelle loro tele, animano motori fusoliere ali metalliche con bellezze a picco di città laghi mari campagne obliquità di raggi e ombre tramontanti ecc.” e “un dinamismo sintetico simultaneo astratto di aeropittori che intuiscono e esprimono sulla tela gli stati d’animo aerei e la vita-sogno stratosferica” (in Ibid.).

    De Lotto, ormai iscritto al Sindacato in ottemperanza al nuovo regolamento della mostra, vi partecipò con tre dipinti, invariabilmente intitolati Aeropittura, i quali – a giudicare da quello qui presente che l’etichetta sul retro rivela fu posto in vendita alla cifra di 300 lire – possono collocarsi decisamente all’interno della prima tendenza enucleata da Marinetti, quella di un’aeropittura descrittiva ed analitica, assai distante dal sintetismo cosmico sperimentato negli stessi anni da Prampolini.

    Nello stesso 1934 De Lotto aveva preso parte alla Prima Mostra d’Avanguardia, organizzata da Rodolfo Grasso e Nanni Bonente a Lonigo dal 5 al 28 marzo. Nel 1935 l’artista non fu presente all’esposizione dell’Opera Bevilacqua La Masa, partecipando invece alla Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale organizzata nel Palazzo delle Esposizioni di Roma con un’Aeropittura (cat. p. 141, n. 13; cfr. I futuristi e le Quadriennali 2008, pp. 55, 166, 180). Marinetti lo ricordò, insieme agli altri quarantatré partecipanti nella conferenza sulla “aeropittura e pittura a soggetto fascista” tenuta al Circolo Adriatico di Roma (Una conferenza 1935, cit. in Sacchini 2012, p. 94).

    Francesco Càllari lo menzionò invece nel suo studio critico dedicato alla mostra, insieme a Korompay, Renato Di Bosso, Alfredo G. Ambrosi, Mino Delle Site, Tullio Crali e Nello Voltolina e altri, fra i “pittori futuristi che si son dati all’aeropittura con un senso di liberazione: almeno, qui, spaziano con più libertà, se pure costringono queste visioni dall’alto agli schemi teorici della loro arte…” (Càllari 1935, p. 74).

    L’edizione del 1936, trasferita dal Lido alle sale dell’ala napoleonica del Palazzo Reale a San Marco, costituì l’ultima mostra con una sala futurista organizzata dall’Opera Bevilacqua La Masa. De Lotto era presente con A 700 all’ora (XXVII Mostra d’arte 1936, p. 21), dipinto il cui titolo indica con certezza la diretta ispirazione alle vicende aeronautiche, nello specifico al record mondiale di velocità raggiunto dall’Italia sui cieli del lago di Garda nel 1933.

    È noto infatti come il Macchi Castoldi MC 72 pilotato dal maresciallo Francesco Agello del Reparto Alta Velocità della Regia Aeronautica Militare di stanza a Desenzano, dopo aver raggiunto un primo record mondiale, volle infrangere il muro dei 700 chilometri all’ora, superandolo alla velocità di 720, fino ad allora ancora ineguagliata per un idrovolante (cfr. Tagliapietra 2008, p. 48).

    Che l’impresa divenisse mito da celebrare dell’Italia mussoliniana lo dimostrano i dipinti ad essa ispirati da Giovanni Korompay (Alta velocità, 1934, collezione privata) e Renato Di Bosso (Aeropittura: Agello, pilota campione), quest’ultimo esposto alla Seconda Quadriennale nel 1935.

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