OPERA NON DISPONIBILE
OPERA NON DISPONIBILE

Camillo Innocenti

(Roma 1871 - 1961)

Turbante rosso

Misure: cm 70 x 70

Tecnica: olio su tela

Firmato in basso a sinistra: “Camillo Innocenti”.

Esposizioni: Esposizione Internazione di Belle Arti, 1911.

Bibliografia essenziale: Catalogo della Mostra di BB.AA. – Esposizione Internazionale di Roma 1911, Roma 1911, p. 25; C. Giron, Exposition internationale des Beaux-Arts à Rome. L’Italie, Journal de Genève, 6 settembre 1911; L. Ozzola, L’arte contemporanea alla Esposizione di Roma del 1911, Roma 1911, pp. 24-25; V. Pica, L’Arte Mondiale a Roma nel 1911, Bergamo 1912, pp. CLI-CLII; L. Djokic Titonel, M. Fagiolo dell’Arco, Camillo Innocenti 1871-1961, Roma 1993, p. 63; E. Querci, Roma 1911: il trionfo di Zuloaga, Anglada e dei pittori spagnoli, in “Storia dell’arte”, 2010, n. 125/126, pp. 217-220.

 

«A Roma, dove si viveva beati e tranquilli, trionfavano i Lionne, Innocenti, Coromaldi, Carlandi, Arturo Noci», ricordava il futurista Gino Severini a proposito dei suoi esordi nella Capitale 1. Tra gli artisti da lui citati, il più influente era senza dubbio il romano Camillo Innocenti, il quale rivestiva un ruolo di assoluto rilievo nel panorama artistico della Capitale nei primi due decenni del Novecento. Dopo un periodo di formazione sotto l’ala di alcuni dei più grandi maestri italiani del XIX secolo, vale a dire Domenico Morelli, Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti, Innocenti si dedicò in un primo momento alla pittura a tema folclorico, in linea con le suggestioni in letteratura al tempo di Gabriele d’Annunzio, affrontati con uno stile pittorico moderno aggiornato agli sviluppi della pittura europea. Con le medaglie d’oro vinte a Saint Louis nel 1904 per Canzone ciociara e quella del 1905 – proposta dal pittore irlandese John Lavery – alla Biennale di Venezia per il dipinto a tema abruzzese Sui monti, Innocenti ottenne i primi importanti riconoscimenti internazionali: fu così che l’artista virò verso soggetti più moderni, perlopiù ritratti mondani e scene di vita domestica in cui la donna è assoluta protagonista, il cui successo lo portò in breve ad essere definito «pittore della grazia muliebre e delle eleganze mondane»2. In un primo momento, l’artista sembrava guardare alla ritrattistica inglese, da cui mutuò la predilezione per gli accordi cromatici di memoria whistleriana: il critico Ugo Ojetti parlò di «armonie di bianco e grigio e di avorio e d’azzurro»3 per le tele esposte alla settima Biennale di Venezia4, mentre lo stesso Innocenti definì

«serie delle armonie di colori»5 un gruppo di opere realizzate tra il 1907 e il 1908, come La visita (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Successivamente, nella fervida ricerca di una forma di modernità più spregiudicata attraverso la sperimentazione sul colore, Innocenti approdò ad un’interpretazione personale della tecnica divisionista, spesso impiegata per ottenere effetti di luce artificiale in linea con le coeve sperimentazioni dei futuristi. È il caso di Turbante rosso, opera presentata in una mostra personale all’importante Esposizione Internazionale di Belle Arti a Roma nel 1911 – del cui comitato organizzativo era egli stesso membro – insieme ad altri otto dipinti: Ritratto di signora, Ai “Champs Élysées”, La quadriglia, Al caffè concerto (in cui compare di spalle la stessa modella di Turbante rosso, con lo stesso cappello, insieme ad un’altra figura), Di notte al “Bois de Boulogne”, Sera d’estate (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), In ritardo (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) e Nudo. Quasi tutte le opere presentate in quell’occasione erano state realizzate durante il soggiorno del 1910 a Parigi, dove l’artista si era recato per invitare gli artisti francesi a partecipare alla grande esposizione romana. In Turbante rosso, così come in Sera d’estate, la luce elettrica del “caffè-concerto” invade il volto della donna vestita elegantemente. È l’artista stesso a testimoniare, nella sua autobiografia, come l’interesse per le luci e le ambientazioni notturne gli derivassero dalla frequentazione con il pittore catalano Hermenegildo Anglada Camarasa, attivo a Parigi dal 1894 al 1914:

«Mi condusse nei più bizzarri ritrovi notturni. Mi offriva sempre degli squisiti sigari Avana di cui aveva piene le tasche. Fu in quel periodo che dipinsi il quadro delle donne di sera al Bois de Boulogne. I costumi per quelle figure li comprai dal Fortuny, il figlio del pittore Mariano che faceva stoffe stampate con disegni strani e bellissimi colori. […] Anglada dipingeva con certe lampade a luce fredda azzurrognola. Aveva per tavolozza un gran tavolino su cui spremeva non meno di tre o quattro tubi dello stesso colore. Adoperava colori costosissimi fatti nel Belgio, e usava assai un certo “Aureolin” il cui prezzo anche allora faceva girare la testa. Fu uno dei primi a riprodurre tinte umide e strane di quei caffè all’aperto di notte con le figure e gli alberi illuminati dalle luci artificiali»6.

Quando Innocenti espose le tele parigine a Valle Giulia, la critica notò immediatamente il riferimento alla pittura notturna di Anglada: Leandro Ozzola, ad esempio, parlò di «ispirazione angladiana»7. Quella spagnola fu tra le “scuole” più apprezzate dell’Esposizione8 e Innocenti, con la sua pittura di respiro internazionale, vi si poneva in continuità.

Il successo riscosso in quell’occasione fuori dai confini nazionali, nonché i contatti stabiliti con influenti personalità del mondo dell’arte straniera, lo avevano portato nuovamente a Parigi nel 1913: il pittore si recò nella capitale francese non solo per invitare gli artisti alla prima grande mostra della “Secessione” romana (di cui, anche in questo caso, era membro del consiglio direttivo), ma anche per organizzare la sua mostra personale presso la prestigiosa galleria Bernheim Jeune, evento che lo consacrava come uno dei più affermati artisti italiani di fama internazionale, al pari degli impressionisti che esponevano nella stessa galleria (Monet, Renoir, Cézanne ecc.). Vi espose trentanove dipinti, dai soggetti abruzzesi a quelli – più recenti – parigini. Tra le opere presentate in quella sede e ad oggi non identificate – a causa della traduzione in francese dei titoli il cui senso, in molti casi, non corrisponde a quello italiano9 – non è escluso vi fosse anche Turbante rosso, vista l’evidente affinità stilistica con alcuni dei quadri divisionisti pubblicati nel catalogo della mostra10.

Manuel Carrera

1 G. Severini, La vita di un pittore, Milano 1983, p. 18.

2 V. Pica, Artisti contemporanei: Camillo Innocenti, in “Emporium”, 1909, vol. XXIX, n. 174, p. 420.

3 U. Ojetti, Mostra individuale di Camillo Innocenti, in VIII Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, 1909, Venezia 1909, p. 81.

VII Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, catalogo della mostra, Venezia 1907, p. 85, nn. 15-18:

Alla teletta, Zampetta malata, Bianco e azzurro, L’angelo d’oro. 

5 A. Labbati, Il pittore della grazia femminile: Camillo Innocenti, in “Il Secolo XX”, 1908, vol. VII, n. 10, p. 806.

6 C. Innocenti, Ricordi d’arte e di vita, Roma 1959, p. 84.

7 L. Ozzola, L’arte contemporanea alla Esposizione di Roma del 1911, Roma 1911, pp. 24-25.

 

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