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Carl Christian Vogel Von Vogelstein
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Carl Christian Vogel Von Vogelstein
Carl Christian Vogel von Vogelstein nasce nel 1788 a Wildenfels, città nella Sassonia. La sua primaria formazione avviene con il padre pittore, per poi continuare all’Accademia di Belle Arti di Dresda. Nel 1807 diviene insegnante di disegno dei figli del Barone von Löwenstern, nella cui casa si trasferisce a Dresda. L’anno seguente accompagna il Barone a San Pietroburgo dove soggiorna per quattro anni, affermandosi come ritrattista di nobili e diplomatici, lavorando nel palazzo del Principe Gagarin.
Nel 1812 rientra a Dresda, ma decide di intraprende un viaggio che passando per Praga e Vienna lo condurrà in Italia. Visita Venezia, Bologna e Firenze per poi giungere nel 1813 a Roma. Nell’Urbe entra immediatamente in contatto con i Nazareni, pittori nordici di stanza nella città. Prosegue la sua carriera di ritrattista, realizzando inoltre dipinti con le effigi di Canova, Thorvaldsen, Overbeck, Reinhart e Luciano Bonaparte. Nel 1817 ritrae Pio VII su commissione del re di Sassonia.
Nel 1820 rientra a Dresda e ottiene diversi riconoscimenti: riceve la cattedra di professore in Accademia, diviene pittore di corte e nel 1831 consegue un titolo nobiliare.
Stabilitosi a Dresda esegue vari viaggi tra Germania ed Europa, recandosi a Berlino, Monaco, Parigi e Londra. Intensifica la sua attività di ritrattista e si ricordano specialmente i ritratti di Federico Augusto di Sassonia, Giovanni Gottardo e moglie e la regina Augusta di Sassonia.
Nel 1842 torna per un paio di anni in Italia, dimorando a Roma ma compiendo soggiorni nelle città vicine come Napoli, Pompei o Firenze. La Veduta del Golfo, conservata nella Pinacoteca di Monaco, è frutto di questo viaggio partenopeo.
A Firenze copia il ritratto di Dante nella cappella del Palazzo Pretorio, che servirà come studio per l’opera che realizzerà lo stesso anno Dante e dieci episodi della Divina Commedia che invierà all’esposizione fiorentina. Il dipinto viene acquistato dal granduca e oggi è nelle collezioni di Palazzo Pitti. Tale lavoro doveva far parte di una trilogia, insieme all’Eneide e il Faust, a rappresentazione degli itinerari compiuti dall’animo umano nel processo di elevazione.
Nel 1853 si trasferisce a Monaco, dove si stabilisce fino alla fine dei suoi giorni. Lascia la città tedesca però in occasione di un altro viaggio alla volta di Roma nel 1856, occasione in cui stringe dei rapporti anche con l’Accademia perugina, motivo per il quale nelle collezioni vi è un Autoritratto da lui regalato, e l’acquerello Gregorio Magno compra i bambini inglesi destinati ad essere venduti a Roma.
L’attività del pittore si orienta inoltre alla tematica sacra, realizzando lavori nella chiesa di Corte di Dresda e nella chiesa cattolica di Lipsia. Nel castello di Pillnitzer vi è un esempio anche della sua attività a fresco con dieci riquadri delle Storie della vita di Maria.
Il pittore si spegne a Monaco nel 1868.
Emanuela Di Vivona
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