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Pittore

Carlo Socrate


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Carlo Socrate

( Mezzanabigli (Pavia) 1889 - Roma 1967 )

Pittore

    Carlo Socrate

    Quotazioni di Carlo Socrate

    Le tele realizzate da Carlo Socrate nel periodo compreso tra gli anni Venti e Trenta — considerato il più significativo e ricercato della sua produzione — presentano generalmente stime comprese tra i 3.000 e i 6.500 euro. Le valutazioni possono salire ulteriormente nel caso di opere di forte impatto visivo o che evocano la tradizione pittorica classica, cifra stilistica che contribuì a far apprezzare l’artista anche da critici del calibro di Roberto Longhi.

    Le composizioni di epoca successiva, siano esse su tavola o su tela, tendono a collocarsi in una fascia di prezzo più contenuta, attorno ai 900–2.500 euro, salvo eccezioni legate a soggetti particolarmente riusciti.

    È bene sottolineare che queste sono valutazioni indicative. Il valore reale di un’opera dipende da diversi elementi come la datazione, il supporto, le tecniche utilizzate, le dimensioni e il contenuto iconografico. Per ottenere una stima accurata della tua opera di Carlo Socrate, ti invitiamo a inviarci una fotografia: il nostro team di esperti ti fornirà una valutazione dettagliata e gratuita.

    Biografia

    Carlo Socrate nasce nel 1889 a Mezzana Bigli, un comune lombardo, ma trascorre la sua infanzia in Argentina, quando si trasferisce lì con i genitori attori. Torna in Italia nel 1909 in seguito all’ottenimento di una borsa di studio e si reca a Firenze dove studia alla Scuola Libera del Nudo. Ha come maestro Giovanni Costetti che lo introduce ai circoli letterari dove conosce Armando Spadini, Felice Carena ed Ercole Drei. Con quest’ultimo stringe un’amicizia sincera e sarà lui ad ospitarlo nella sua casa romana nel 1914. 

    Gli esordi sotto il fascino di Cézanne e Spadini

    Dopo questo soggiorno l’artista decide di stabilirsi nella capitale e lavora in uno studio nei pressi di Villa Torlonia. Inizia a frequentare la terza saletta del Caffè Aragno durante gli anni della Secessione romana ed è molto affascinato dalle ricerche formali e spaziali di Cézanne, visibili nelle opere che espone alla Quarta Secessione romana del 1916 Uomo che legge, Disegno, Interno e Giardino. L’artista parte volontario per la Grande Guerra con i Lancieri di Firenze, ma continua a sperimentare e si avvicina al linguaggio di Armando Spadini. Nel 1917 lavora come scenografo per la Compagnia dei balletti russi di Diaghilev collaborando alle scenografie di Las Meninas eseguito al Teatro Costanzi di Roma. 

    L’incontro con Picasso e il Seicento spagnolo

    In questo periodo conosce Pablo Picasso e collabora con lui alle scenografie di Parade. Lo segue poi a Parigi dove conosce André Derain ed entra nell’ambiente culturale francese. Il rapporto con Picasso è molto forte e lo accompagna anche a Barcellona e Madrid, in una fase in cui il pittore spagnolo sta intraprendendo una ricerca classicista. Questi viaggi saranno rilevanti nell’indagine di Carlo Socrate che abbraccerà l’impressionismo francese, ma anche l’arte del Cinquecento e Seicento spagnolo.

    La svolta classicista nel clima del Ritorno all’ordine

    Nel 1918 rientra a Roma e ottiene uno studio a Villa Strohl-Fern. Nello stesso anno partecipa all’Esposizione della Casina Valadier al Pincio esponendo Bambino che dorme, opera dai tratti ancora spadiniani, accanto a Natura morta con piatto di mele e cipolle, un lavoro che è testimone di questo nuovo gusto classico. Infatti il pittore approda sempre di più ad un personale classicismo entrando nel clima del Ritorno all’ordine e avvicinandosi a “Valori plastici”. La sua ripresa degli stilemi passati, transita in particolare per il Seicento, dimostrando un’attenzione al dato reale e ad un illuminismo puro, inserendo i suoi personaggi in atmosfere sospese e sognanti. Nel 1922 prende parte infatti alla Fiorentina Primaverile con delle opere classiche come Venere dormiente, Paese, Susanna e Natura morta.

    Nel 1924 presenta all’Esposizione di Milano Torso femminile che continua ad aderire alle ricerche del Ritorno all’ordine, così come le opere esposte alla personale organizzata all’interno della Prima Sindacale Fascista del Lazio del 1929 che conta quindici tele tra le quali Piazza di Trevi, Donna che si veste, Ponte sul Tevere, Fiori, Natura morta e Danae. Un’altra importante personale viene allestista in occasione della Prima Quadriennale di Roma del 1931 con trentaquattro opere tra le quali possiamo menzionare La vergine, Venezia, Castel Sant’Angelo, Il tacchino, Donna con bambino, Portatrice di frutta, San Pietro all’alba, Villa Borghese e Testa di donna.

    Nel 1935 torna alla seconda edizione della Quadriennale con sette lavori La sfogliatura, Piccoli calciatori, Dormente, Il piccolo pescatore, Il cappello di paglia, Il vestito della sposa e La ricamatrice.

    Nelle sue opere si riscontra uno schema tradizionale, una solidità costruttiva e una precisione del segno che apprende dagli antichi maestri del Rinascimento o del Seicento, ma anche Ingres o Courbet.

    L’artista si spegne a Roma nel 1967.

    Emanuela Di Vivona

     

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    Opere di Carlo Socrate


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