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Casimiro Jodi


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Casimiro Jodi

( Modena 1886 - Rovigo 1948 )

Pittore

    Casimiro Jodi

    Casimiro Jodi nasce a Modena nel 1886. Si forma presso l’Istituto di Belle Arti di Modena dal 1904 al 1910, sotto la guida di Achille Boschi e Gaetano Bellei. Ottenuto il premio Poletti nel 1908 con il saggio Guido Mazzoni che modella uno dei suoi capolavori, si trasferisce a Roma per il perfezionamento.

    Frequentando i corsi di Giulio Aristide Sartorio all’Accademia di San Luca, lo affianca anche nell’allestimento delle celebrazioni per il Cinquantenario dall’Unità d’Italia. Negli anni romani, matura un linguaggio spedito e luminoso che impiega soprattutto per composizioni di ricostruzione storica o di genere, che costituiscono i suoi saggi di pensionato.

    Dopo aver passato l’ultimo anno di studio a Firenze, partecipa al concorso per diventare insegnate di disegno: dapprima entra nella Scuola normale maschile di Modena e poi cambierà molte scuole, licei e istituti nel corso degli anni Venti e Trenta, di fatto, affiancando all’attività pittorica quella di insegnante e di preside.

    L’approdo a un cromatismo sciolto e vivace: dalla natura morta, al ritratto, al paesaggio

    Durante gli anni della Prima guerra mondiale, in qualità di Comandante di tappa nella linea ferroviaria che va da Verona al lago di Garda, entra in contatto con l’ambiente artistico veneto, in particolare con i movimenti secessionisti di Ca’ Pesaro. Conosciuti Felice Casorati e Nino Barbantini, si allontana sempre di più dal linguaggio accademico, per addentrarsi in una pittura cromaticamente sciolta, costituita da tocchi vibranti e ricchi di colore, con cui ottiene un significativo successo presso le esposizioni nazionali. Passando con innata abilità dai paesaggi, alle nature morte agli interni e alle scene di genere, Casimiro Jodi spicca anche nel ritratto, che conduce con rara sensibilità nella resa introspettiva dei personaggi, come si nota dal Ritratto di signora allo specchio, del 1913.

    È alla Biennale di Venezia nel 1910 con Vecchio calciaiuolo e Impressione, nel 1926 con Una nevicata a Modena, nel 1928 con Paese lombardo e nel 1930 con Poetaccio d’Asola, Autunno negli orti lombardi e La benedizione delle sementi nella borgata. Da queste opere si deduce il costante interesse di Jodi per la narrazione della quotidianità agreste delle zone in cui si sposta nel corso degli anni per lavorare come insegnante, da Modena ad Asola, in Lombardia.

    Partecipa anche alle Quadriennali romane: nel 1931 vi presenta Ingresso a Vignola, nel 1939 Quiete nel vecchio rione. Presente anche alle esposizioni Triennali di Modena e alle Sindacali torinesi, il pittore gestisce dunque una ricca attività espositiva, accompagnata anche da personali in cui compaiono non solo le sue opere pittoriche, ma anche la cospicua produzione grafica, nata grazie alle diverse collaborazioni come illustratore ai giornali “Il duca Borso”, “La Secchia”, “Il marchese Colombi” e “Il gatto bigio”, rivista da lui fondata insieme a Mario Vellani Marchi. Attivo fino agli anni Quaranta, muore a Rovigo nel 1948.

    Elena Lago

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