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Pittore

Viazzi Cesare


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Viazzi Cesare

( Alessandria 1857 - Predosa 1943 )

Pittore

    Viazzi Cesare

    Cesare Viazzi, pittore piemontese, nato ad Alessandria e residente a Novi Ligure. All’Esposizione di Roma, nel 1883, presentò un quadro dal titolo: “Il Beccaio”.

    A Torino, nel 1884, espose altri dipinti, degni d’encomio, tra i quali: “La vanità nei campi”; “Fiori di biancospino”; “La Scrivia”; “Il giorno di San Bovo”; “Ore calde”.

    Nel 1887, ai Venezia: “Un pescatore sul lago”; “Idillio”; “Mare”. Nel 1888, a Bologna: “Autunno mesto”; “Fede”; “Fiori”. A proposito dei quadri esposti alla Promotrice di Genova, ecco quanto scrive Ercole Arturo Marescotti: «Comincio dunque dal Viazzi che meritamente tiene uno dei primi posti tra i nostri pittori.

    Egli è giovanissimo ancora, cosa questa però che non gli toglie di essere già reso assoluto signore dei segreti che l’arte sua sublime offre agli eletti per ingegno.

    Dinanzi ai suoi quadri ben tosto si rimane colpiti da quel non so che proviamo ogni qualvolta ci troviamo alla presenza di opera che ci rivela l’ingegno prepotente dell’autore suo.

    Nei dipinti del Viazzi è la verità dell’ambiente, ciò che anzitutto impressiona l’osservatore: quella verità, che la maggior parte s’ostinano a cercare nell’astruso, nel barocco, quasi che essa sprezzi di mantenersi modesta, semplice: quella verità, di cui non è possibile rendersi signore se non collo studiare quella grande e vera maestra che è la natura: verità, che appunto, ripeto, è la dote prima del Viazzi e per cui solo egli riesce tanto a distinguersi dagli altri giovani pittori.

    Nelle tele del Viazzi voi ben tosto notate una nota spiccata di oggettivismo: una nota di oggettività che vi dice chiaramente il cervello che pensa, la mente che osserva e si commuove dell’artista, e siffattamente che, dinanzi alle sue tele, vi sentite impressionati, commossi come più non vi riuscirebbe.

    Amante appassionato poi, come ho detto, della verità, dell’ambiente, sino ad arrivare a sacrificare per essa l’effetto, quasi direi a distruggere il colore stesso, il Viazzi ben dimostra che quello che più lo preoccupa non è punto il volgare effetto di cui vanno in cerca i pretesi artisti e tanto meno quella compiacenza prima dell’intonazione: sua unica cura, suo unico studio, è l’intonazione, l’insieme del dipinto.

    Non cura il pezzo staccato, ma la totalità.

    Egli ben poco si cura di parlare all’occhio, ma cerca, pone ogni sua cura, perchè il suo quadro parli al cuore.

    E difatti dinanzi a quella tela: “Il canto del mattino”, che tutti ammirano nell’ultima sala della Promotrice di quest’anno, è egli possibile rimanere indifferenti?

    In esso inoltre la verità è tanta; l’intuizione della natura è sì profonda, come l’interpetrazione appare senza il più breve stento, anzi direi quasi con un’ingenuità spiccata di pennello, e la limpidezza dei colori, la finezza d’osservazione, la vivacità della tavola sempre piena di garbo, la solidità e la franchezza di tocco, sono tali che l’osservatore non può a meno di restarne colpito.

    E poi quanta verità in quell’atteggiamento di quella contadinella: quanta spontaneità indovinatissima: quanta corrispondenza in tutta l’aria della figura, che davvero si potrebbe chiamare perfetta, una volta tolte alcune lievi pecche!.

    Non parlo di quelle pecorelle, che sono riuscite ottimamente; particolareggiando poi, trovo stupendi i musi di quelle bestiole.

    In breve: “Il Canto del mattino”, è tale lavoro da meritarsi un bravo il più sincero, come lo merita quel “Ritorno da campi”, col qual lavoro il Viazzi conferma splendidamente la qualità sua di provetto e valente artista.

    Del Viazzi ho notato ancora: “Al rio”, lavoro che, come esecuzione, è inappuntabile davvero.

    E, tra i molti pregi di quest’opera, mi piace notare la giustezza del colorito, che ha pure i suoi tratti arditi, e inoltre la freschezza, che viene da tutto il verde di quelle piante: la freschezza e morbidezza delle carni di quella contadinella: pregi questi, che il Viazzi ha sempre, curando l’opera sua con passione di uomo e d’artista».

     

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