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Colao Domenico


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Colao Domenico

( Monteleone Calabro 1881 - Roma 1943 )

Pittore

    Colao Domenico

    Domenico Colao nasce a Vibo Valentia nel 1881. Viene avviato dal padre magistrato agli studi di legge che conduce all’Università di Napoli. Animato da una forte propensione verso la pittura, il giovane, subito dopo la morte di suo padre, abbandona la facoltà di giurisprudenza per dedicarsi esclusivamente alla propria vocazione artistica.

    La formazione tra Firenze e Parigi: tra pittura di macchia e Post-Impressionismo

    Nel 1903, si trasferisce a Firenze, dove diventa allievo dell’ormai anziano Giovanni Fattori, all’Accademia di Belle Arti. A questi primi passi nel mondo della pittura segue un fondamentale viaggio a Parigi dal 1908 al 1911. Sono anni cruciali che condivide con l’amico Anselmo Bucci, con cui vive in un piccolo appartamento a Montmartre.

    Frequenta Leonardo Dudreville e Gino Severini, animatori della pittura italiana nella Ville lumière, ma rispetto ad essi, Domenico Colao è interprete di una pittura dai caratteri decisamente post-impressionisti, dove le reminiscenze della maniera di Fattori si uniscono ad accensioni luministiche ed espressioni personali, sempre molto concentrate sulla narrazione di una realtà umile e quotidiana. Questa prima fase pittorica viene coronata da una mostra personale a Fiuggi, in cui espone una serie di pastelli dalle tonalità chiare, tratti da tranche de vie parigine.

    Il regionalismo: la narrazione del lavoro e dell’umile quotidianità calabrese

    Dopo l’esperienza del fronte, Domenico Colao inizia a concentrarsi sulla rappresentazione delle condizioni di vita e di lavoro della sua regione d’origine, la Calabria, dove soggiorna sempre più spesso. La quotidianità cadenzata dal lavoro ritmico e ciclico dei contadini e dei pastori costituisce la forza delle sue tele sempre costruite attraverso un colore rapido e sintetico.

    Nel 1925, tiene una personale alla Bottega di Poesia di Milano, presentato in catalogo da Enrico Somarè, mentre l’anno successivo partecipa alla mostra di Novecento a Milano con Paesaggio calabrese, Il grano e La famiglia. Nello stesso anno, esordisce anche alla Biennale di Venezia con Il pane e Libecciata. Risale invece al 1929 la sua personale presso la Sindacale del Lazio, in cui compaiono dodici opere, tra cui Marianna, La siesta, Donna calabrese e Bambino dormiente.

    In questa fase, l’indirizzo impressionista della pennellata viene mitigato in favore di un plasticismo meno sfuggente e più sicuro e volumetrico, nel rispetto di una solidità formale che risponde alle istanze di Novecento. Questo sviluppo si nota soprattutto nei ritratti: non solo quello della impassibile contadina Marianna, ma anche nel Ritratto muliebre, nel Bambino al balcone e nei Vecchi della Biennale del 1930.

    La svolta tonalista

    L’anno successivo, Domenico Colao partecipa alla Quadriennale di Roma con alcune tele cruciali, come Gli umili, L’uomo in cammino e Georgica. Nel 1934, espone alla Galleria Apollo di Roma alcune opere che vengono citate in un articolo di un numero di “Emporium” dello stesso anno: «Ciò che distingue particolarmente la pittura di Colao è il senso profondo ed elegiaco della natura […]. La malinconica solennità di certe interpretazioni di paesaggio e certe particolari e delicate intonazioni della tavolozza, sono cose di Colao, soltanto di Colao». Considerazioni queste, che si rivelano valide anche per le pagine più intimiste della sua produzione, dedicate a scene familiari d’interni delicatamente illuminati, come si riscontra nella Conversazione infantile della Quadriennale romana del 1935.

    A Roma, negli anni Trenta, la pittura di Domenico Colao, rispettando sempre la medesima fedeltà ai temi del microcosmo familiare e lavorativo italiano, senza alcuna celebrazione retorica di stampo fascista, assume le delicate sensazioni tonali di una certa parte della Scuola Romana e, non a caso, nell’articolo di “Emporium” sopracitato, viene anche azzardato un confronto con il pittore tonale Gugliemo Janni.

    Nel 1936, ha una piccola sala personale con dieci opere alla Sindacale del Lazio, dove compaiono dipinti altrettanto emozionanti e idilliaci, come Contadini, Bambino seduto ed alcuni paesaggi. Alla Quadriennale di Roma del 1939 espone Testa di bambino, Corteo nuziale e ragazzi in vacanza, a quella del 1943, Paesaggio, Autoritratto e Maternità. Muore nello stesso anno, a sessantadue anni. Tra i maggiori collezionisti di Domenico Colao compare la famiglia Gualino, in particolare Mirella, nuora di Riccardo Gualino, cui dedica un dipinto esposto alla Biennale del 1940.

    Elena Lago

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    Opere di Colao Domenico


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