Hai cercato

Pittore

Sodini Dante


Sei interessato alla vendita o all'acquisto delle sue opere?

Acquistiamo opere di questo artista

e di altri pittori e scultori dal XVI secolo sino alla prima metà del XX secolo

La galleria Berardi offre un servizio gratuito e senza impegno di valutazione di opere di arte antiche e moderne. Per orientarsi nel mercato dell'arte, assai complesso e pieno di sfumature, è meglio affidarsi ad un consulente professionista che sappia rispondere in maniera veloce e concreta alle tue esigenze. La chiarezza delle risposte risolverà in maniera efficace la necessità di stimare o mettere in vendita un bene.

Contattaci immediatamente senza impegno

Risposte anche in 24 ore:

Telefono

06.97.606.127

E-mail

info@berardiarte.it

Whatsapp

347.783.5083

Sodini Dante

( Firenze 1858 - 1934 )

Pittore

    Sodini Dante

    Sculture toscano, nato a Firenze il 29 agosto 1858.

    Varie sono le opere eseguite da questo giovane e bravissimo artista, opere che meritarono la lode di moltissimi ammiratori.

    Nel 1879, concorse al premio d’incoraggiamento governativo a Venezia con “Una testa di vecchio”, che riportò il primo premio in Lire 2000.

    Espose quindi, nel 1883, “La Fede”, stupendo lavoro rappresentante un cieco inginocchiato innanzi ad una croce, opera che dopo essere stata accolta con gran plauso a Roma, esposta Nuovamente alla Promotrice di Firenze, riportò il premio triennale, unico, di Lire 3000.

    Fece poi le quattro statue della facciata del Duomo di Firenze, rappresentanti “San Celestino”; “San Calisto”; “San Bonaventura”, e, “San Girolamo”, ed oltre questi lavori universalmente ammirati, ha, eseguito molti ritratti in cui la fattura e la somiglianza vanno di pari passo verso la perfezione.

    Tali, ad esempi sono quello del “comm. Giov. Gualberto Bertini” che trevasi al Camposanto della Misericordia di Firenze; quello del “barone Rossi” e del “marchese Aymerich”, entrambi a Cagliari; quello del “comm. Balduino”, pel Credito mobiliare; quelli del compianto “Celestino Bianchi” alle Porte Sante di Firenze, e del “senatore Mari” a Terenzano; del “senatore Andreucci”, fatto per commissione della Deputazione provinciale; l’altro della “Regina Vittoria”, e del capo “maestro Marucelli, detto Canapino”, pel castello di Vincigliata, quello del “maestro Pinsuti”, che trovasi a Sinalunga, e l’altro del “marchese Lenzoni” nel palazzo di questa famiglia.

    Il Sodini prese parte al concorso del 1885 per la statua equestre del monumento a Vittorio Emanuele a Roma, e il suo soggetto fu giudicato uno dei migliori e come tale preso in considerazione dalla commissione.

    Eseguì inoltre sei statuette in bronzo per un altare a Pomarance, e per conto di un Comitato di Signore, che ne fecero dono al Municipio di Firenze, un bellissimo busto in marmo di “Beatrice”, che oggi trovasi nella Casa di Dante.

    Tra i monumenti funebri che il giovane artista ha scolpito, meritano particolar menzione quello “Giudice” per Montevideo, e l’altro “Valleri”, che trovasi nel Cimitero dell’Antella, ove ammirasi pure un bel medaglione del fu “cav. Tartini Selvatici”.

    Ora sta lavorando intorno al monumento per la famiglia Bianchini da collocarsi nel Cimitero di Rimini, e ad un busto in marmo del “prof. Pacini”, per la sala anatomica dell’Ospedale di Firenze, ed un altro dello stesso personaggio da collocarsi nel Chiostro di Santa Croce.

    Amato e stimato dai suoi colleghi il Sodini, gode già una reputazione invidiabile, e di lui i più valenti critici d’Italia parlarono sempre con lode, e fu più volte, sebbene giovanissimo, chiamato a far parte di molte Commissioni artistiche, insieme ai migliori maestri.

    Quell’egregio e vivace scrittore che è Ferdinando Fontana, scrivendo nella ‘Rassegna’ di Roma delle opere d’arte colà esposte nella Mostra Nazionale del 1883, scrive dei lavori di Dante Sodini le seguenti parole:

    «Artista forte, ingenuo, personale fecondo è Dante Sodini.

    Egli è anzi, per me, il più originale fra tutti gli artisti scultori dei quali trovansi opere in questa esposizione, e dei quali il nome mi giunge per la prima volta.

    Nello studio dal vero, nello “Sbadiglio”, e specialmente nella “Fede”, il suo ingegno eminente si rivela e si afferma.

    La “Fede” è un vecchio cieco che si inginocchia in atto di baciare una croce.

    E’ una figura modellata con finezza e sentimento ammirabile, nulla di melodrammatico, nulla di chiassoso; una profondità serena di pensiero vivifica quella statua, che appunto per tali qualità mi sembra la migliore della mostra».

    E il valentissimo critico F. De Renzis, nelle sue ‘Conversazioni Artistiche’, pubblicate nell’occasione della stessa Mostra, così scrive del nostro scultore:

    «A chi mi sberta la scultura odierna italiana, a cagione delle insanità numerose messe innanzi a far pompa inutile, vorremo mostrar l’arte di Franceschi.

    Meglio ancora: quella di altro artista più giovane, ma egualmente temprato, preparato a sublime avvenire.

    Parlo del Sodini, il quale, dopo fatto due o tre busti, veri, parlanti, spiritosissimi, vien fuori con una “Fede” che vi colpisce come una onda di luce.

    Non è più l’antica “Fede” della scultura, una donna col crocione in mano e il capo avvolto in un fazzoletto.

    La «Bella immortal benefica Fede ai trionfi avvezza» del Manzoni; no!…

    E’ la fede cieca, d’un cieco povero, in ginocchio davanti la croce da lui cercata con la mano incerta, alla quale egli avvicina le labbra appuntite, devote nella serenità dolce, che traspare dal viso smunto, dagli occhi vuoti, dalle occhiaje profonde.

    Ecco il pensiero vigoroso d’un artista incamminato sicuro e baldo nella via segnata dall’arte italiana.

    Arte che s’ispira alla verità; che ha meta alta e filosofica, cui arriva sposando la natura al sentimento creatore dell’uomo».

    A proposito del “Busto di Celestino Bianchi”, troviamo nella ‘Nazionale’ di Firenze, queste giuste e lusinghiere parole:

    «Il lavoro è commendevole sotto ogni rapporto, e quanti hanno avuto occasione di vederlo sono stati prodighi di meritati encomi al valentissimo e coscenzioso artista, che non solo è riuscito a dare a questo ritratto una perfetta rassomiglianza coll’originale; ma con bellissimo sentimento d’arte pare abbia saputo infondere un alito nuovo di vita alle nobili sembianze del nostro illustre amico, e venerato maestro».

    E il ‘Secolo’ di Milano, prendendo ad esaminare il “Busto di Beatrice”, del quale, più sopra, abbiamo parlato, così si esprime:

    «Non si poteva con maggior sapienza plasmare quel busto che deve rispondere al concetto tutto ideale onde la tradizione ha rivestito il nome e la figura di Beatrice.

    Le linee severe del viso, quell’atteggiamento dirò quasi ascettico degli occhi, assorti in una contemplazione extraterrena, quel fare rigido del collo ergentesi diritto sulle spalle che accennano la prima giovinezza, danno perfettamente il carattere a questa figura soave, immortalata dalle pitture della ‘Vita nuova’.

    Il busto, verrà forse, collocato nella Galleria Dantesca, che occupa le stanze della casa del poeta, posta in piazza di San Martino, ed i visitatori trovandolo colà, tra le altre commoventi memorie del grande italiano, loderanno il valente artista che evocò dal marmo la gentile immagine, ispirandosi ai lavori del Donatello».

    E finalmente, a proposito del “monumento Giudice” per Montevideo, ecco quanto scriveva Giselda Rapisardi nel giornale ‘Il Caffaro’ di Genova:

    «Il monumento colossale, in marmo bianco, pensiero amoroso della vedova e dei figli, è semplice di linee e di ornamenti: due larghi gradini sull’ultimo dei quali è inginocchiata una maestosa figura muliebre: la moglie che si appoggia alla lapide ov’è la iscrizione; dietro, su di un postergale a forma di piramide, è il busto dell’estinto che si vuole ricordare; due corone di fiori posano sui gradini, legate da un largo nastro con la iscrizione in oro: ‘Les Filhos ao Pai’.

    Tutto è semplice, sobrio, sereno, nessun particolare distoglie o distrae il pensiero di chi guarda, dall’insieme corretto, grandioso di questo, che io chiamerei il tipo dei monumenti da cimitero e che, spero, varrà a mantenere alto il nome italiano nel Nuovo Mondo».

    AGGIUNTE del 1892:

    Scultore toscano.

    Nel cenno biografico dato di questo valente artista, dimenticammo dire come egli fosse stato premiato con medaglia d’oro alla Esposizione di Parigi del 1889, e non facemmo cenno di uno splendido monumento da lui condotto a termine in quel tempo e da collocarsi nella cappella Stefani all’incontro, presso Firenze.

    In tal monumento, veramente notevole, egli ha raffigurato l’estinto seduto nell’atto di volgersi verso chi s’inoltra nella cappella.

    La figura grande al vero, modellata egregiamente, nella quale l’artista ha saputo infondere vita e movimento e dare alle pieghe dell’abito una morbidezza estrema, ed al volto una vivacità grandissima, fa di questa opera del Sodini una cosa veramente originale e caratteristica e nella quale si rivelano sempre più le eminenti doti del giovane artista, al quale è stata affidata anche l’esecuzione di una delle statue, che dovranno ornare le loggie del Mercato Nuovo a Firenze.

     

    LEGGI TUTTO

    acquisto opere artisti e stima pittura e scultura


    Altri artisti che potrebbero interessarti

    Iscriviti alla newsletter per ricevere le mostre in preparazione e le nuove acquisizioni!

    Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.

    Example

    © Copyright Berardi Galleria d'Arte S.r.l.