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Querci Dario


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Querci Dario

( Messina 1831 - Roma 1918 )

Pittore

    Querci Dario

    Fino da giovinetto mostrò grande inclinazione alla pittura, poiché di lui è noto, come poco più che decenne rapisse di soppiatto i pennelli al pittore Antonino Bonanno, il quale era maestro dei suoi fratelli, e con l’aiuto d’uno specchio facesse il proprio ritratto. Del resto i primi rudimenti del disegno l’apprese alla scuola di N. Miller. Nel 1848 era disegnatore d’artiglieria e combattè da valoroso nelle memorande giornate di settembre, e poi con quadri allegorici contro i Borboni ed esposti nelle pubbliche vie, tenne vivo il sentimento del patrio riscatto.

    Nel 1851, entrò nella scuola del pittore messinese Michele Panebianco e dipinse un quadro rappresentante “Matteo Palizzi” e che fu comprato dal banchiere Grill. Nel 1854, col Panebianco andò a Roma, ove col tenue sussidio di Lire 255 concessegli dal Municipio di Messina e con qualche altro centinaio di Lire accumulate dal guadagno dei suoi lavori, visse modestamente, contraendo l’amicizia di molti illustri pittori, tra i quali il Cornelius, che di lui disse: «Egli comincia bene dove noi terminiamo».

    Del Querci si hanno molti lavori, che cito appresso: “Federigo d’Aragona che dispensa il pane ai poveri durante l’assedio di Messina fatto da Carlo d’Angiò”, e che fu acquistato dal banchiere Pietro Vitale; “L’Angiolo delle tombe”, che donò all’ing. Leone Savoya; “Luna e Perollo”, esposto nel 1861 a Firenze e che fu lodato da Pietro Selvatico nella sua opera ‘Arte e Artisti’; “Il riposo in Egitto”, fatto per il Duomo di Ragusa in Sicilia; “Fausto e Margherita”, acquistato dal banchiere Teodoro Rabb, del quale ne fece altre due copie per commissioni avute da Londra e dalla California; “Il Saraceno di Messina” per lo stesso signor Rabb.

    Ambedue questi quadri piacquero molto, ed il primo alla Mostra di Palermo del 1864 ebbe l’onore di essere scelto fra 200 quadri, e riprodotti con incisione; “Dante e Beatrice”, fatto per incarico del Governo a Firenze e dove il pittore Querci dimorò per un anno; “Cola da Rienzi e i baroni Romani”, che fu molto lodato e visitato anche dal S. A. R. il principe Umberto, oggi Re d’Italia, e che comparve inciso nella ‘Roma artistica’, ma che fa parte della galleria del signor Garnée a New-York; “Cola da Rienzi che parla al popolo in San Giorgio in Velabro”, premiato con medaglia a Vienna nel 1873; lo “Stemma degli Orsini” e “La dimane d’una battaglia” commessigli ed acquistati dal principe Orsini; “Il barone di Hubner ambasciatore austriaco che va nel treno di gala, nel 1860, a consegnare le credenziali a Pio IX”.

    Questo quadro fatto per ordine dello stesso barone, fu tenuto da Pio IX esposto per cinque giorni nel Vaticano, affinchè tutto il collegio di cardinali lo potesse vedere; “Un episodio del viaggio del barone de Hubner al Giappone”; “I ritratti delle LL. MM.” fatti per incarico del Municipio di Messina dopo la morte di S. M. il re Vittorio Emanuele II; “Mazzini in Campidoglio” proprietà dell’ing. Luigi Orlando; “L’entrata di Garibaldi in Palermo” pure per l’incarico dell’ing. Orlando e dove sono figurati i due fratelli Orlando, chiamati Paolo e Giuseppe, i quali appartennero all’eroica falange dei Mille.

    Questo lavoro reputato dei migliori fu riprodotto nei giornali ‘l’Arte in Italia’ e ‘l’Illustrazione Italiana’ del Treves; “Due quadri per una cappella”, nel Messico; “Un quadro di genere” nel Chilì; “Una Giulietta e Romeo” a Londra e finalmente molti “Ritratti”, dei quali una buona parte sono all’estero, principalmente a Costantinopoli ed a Vienna.

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