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Scultore

Domenico Jollo


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Domenico Jollo

( Napoli 1866 - 1938 )

Scultore

    Domenico Jollo

    Domenico Jollo nasce a Napoli nel 1866. Sin da bambino mostra un evidente interesse per le statue che ammira per le strade di Napoli. Suo padre, notata questa passione e anche il suo precoce talento nel disegno, lo iscrive molto giovane all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove è inizialmente allievo dei pittori Gioacchino Toma e di Antonio Licata. Evidentemente portato per il modellato, passa sotto la guida di Stanislao Lista e Tommaso Solari. Ma l’ambiente accademico non lo soddisfa e la sua insofferenza alle regole e alla tradizione lo spingono verso una maggiore libertà stilistica che trova tra le opere di Vincenzo Gemito.

    Viene quindi allontanato, per un certo periodo dall’Accademia, per poi essere riammesso, tra le proteste generali, al corso di Achille D’Orsi, con cui instaura finalmente uno ottimo rapporto e con cui si diploma nel 1890. Nel frattempo aveva esordito alla Promotrice di Napoli del 1888 con la piccola testa in bronzo Carminuccio, che gli procura immediatamente il favore della critica e le lodi di alcuni artisti, uno su tutti Domenico Morelli.

    La scultura verista

    Con la vendita dell’opera al conte Felix Borchard, inizia la fortuna artistica del giovane Domenico Jollo, che rapidamente conquista il mercato e la critica, continuando a partecipare alle Promotrici di Napoli: a quella del 1891 espone una delle sue opere più riuscite, ‘Ncopp’ ‘e scoglie. Ma è anche presente ad alcune mostre nazionali, come quella di Palermo del 1892, in cui espone i due bronzi Testa di bimba e Testa di ragazzo, che gli fa ottenere la medaglia d’oro. Nello stesso anno, è al Salon di Parigi con Monello e Sulla rupe, mentre alla Mostra Nazionale di Roma dell’anno successivo, presenta Luigiello.

    Il naturalismo spontaneo e poetico di Domenico Jollo emerge da queste opere, tutte caratterizzate da un guizzo espressivo e dal sentimento di istintiva partecipazione, che si nota, poi, in particolare, nelle opere denotate da un certo interesse socio umanitario. Perfetto esempio di questa tendenza è Il pasto, esposto a Brera nel 1894 e dedicato alla figura di uno spaccapietre che si ferma per mangiare e che suscita nello spettatore un senso di compassione per la sua modesta condizione di operaio, piegato dalla fatica e con in mano solo un misero pezzo di pane.

    Il Novecento: tra verismo e liberty

    Nel 1897, Domenico Jollo espone alla Biennale di Venezia Frammento, mentre Miseria compare all’Esposizione di Monaco di Baviera dello stesso anno. Dolore viene premiato a Barcellona nel 1898 e, insieme alle due sculture precedenti, segna l’inizio di una tendenza nuova, in cui il modellato, sempre di stampo verista, viene intriso di un afflato spirituale e simbolico, che si manifesta definitivamente in Dolores, del 1904 e nell’Annegata del 1907.

    Nel frattempo, vince il concorso per la cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Urbino e si dedica ad una serie di monumenti, come Il Genio che incorona le Arti belle per il frontespizio del Teatro Mercadante di Cerignola, città per cui esegue anche il Busto di Garibaldi nel 1909. Una declinazione decisamente più solenne e liberty caratterizza queste opere pubbliche e denota anche alcuni ritratti eseguiti in età matura, come il Busto di Giuseppe Caputi. Nella Lapide ai caduti di Cerignola del 1923, si riscontra una tensione classicista ed un plasticismo monumentale che lo allontanano dalle prime espressioni spontaneamente veriste, che sembrano riaffiorare nel Minatore esposto a Torino nel 1931. Attivo fino alla fine, muore nel 1938 a Napoli.

    Elena Lago

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