(Napoli 1823 - 1901)
Ettore Fieramosca (La disfida di Barletta)
Misure: cm. 24,5 x 35
Tecnica: Olio su tavola
Firmato in basso a sinistra “D. Morelli”
Il dipinto di Domenico Morelli Ettore Fieramosca (La disfida di Barletta) rappresenta l’episodio storico che ha avuto luogo nel 1503, a Barletta. In seguito al Trattato di Granada del 1500, Francia e Spagna si divisero il territorio del Regno di Napoli, generando inevitabili tensioni tra i due eserciti e aprendo definitivamente le ostilità nel 1502.
Ettore Fieramosca, capuano di nascita, condottiero di tredici cavalieri italiani, fu protagonista della famosa disfida di Barletta e della grandiosa sconfitta dei soldati francesi. Nel corso degli anni, la sua figura ha assunto un significato decisamente eroico, soprattutto nell’epoca risorgimentale, quando è stato preso come modello di patriottismo e di volontà di indipendenza dalla dominazione straniera. In particolare, l’episodio cui si ispira Morelli per questa ricostruzione storica è il romanzo Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta di Massimo D’Azeglio, pubblicato nel 1833. «… Io non so dirvi con che sentimento gl’Italiani, specialmente noi altri giovani, leggemmo quel libro; il quale se ha qualche difetto d’arte, ha un gran pregio, che fa dimenticare tutti i difetti, è scritto col cuore, e allora commosse il cuore d’un popolo lungamente oppresso»[1], queste le parole dello scrittore e patriota Luigi Settembrini che evidenziano quanto il romanzo di D’Azeglio e la figura di Fieramosca furono modelli indispensabili per il fermento rivoluzionario degli anni Quaranta e Cinquanta. Peraltro, Morelli, proprio sulla scia del racconto d’azegliano, non è stato il solo pittore ispirarsi all’episodio della disfida di Barletta, infatti, tra gli altri, anche Salvatore Fergola nel 1851 e Filippo Palizzi nel 1856, hanno eseguito dipinti dedicati alla figura di Ettore Fieramosca.
A differenza dell’opera palizziana, in cui Fieramosca è romanticamente rappresentato da solo e a cavallo, in un oscuro e tempestoso paesaggio della rupe del Gargano, nella tavola di Morelli, Fieramosca conduce audacemente i cavalieri alla battaglia. La scena, seppur ancora nella fase di studio, vuole sottolineare gli aspetti più affascinanti e realistici dell’episodio, con l’intento di trasmettere una convincente verità storica, esempio per il presente.
Il tratto veloce dello studio lascia comunque intendere l’attenta volontà di ricerca filologica dei costumi e dell’ambientazione, aspetto tipico di questa fase della sua produzione, concentrata sul principio di «rappresentar figure e cose, non viste, ma immaginate e vere all’un tempo». Se si tiene presente la corrispondenza epistolare intrattenuta tra Morelli e lo storico Pasquale Villari all’inizio degli anni Cinquanta e soprattutto il suo legame con gli ambienti antiaccademici e filorivoluzionari, si può datare lo studio alla seconda metà degli anni Cinquanta, vista anche la decisa resa veristica delle figure e del paesaggio circostante. Elementi indiscutibilmente innovativi per un dipinto di storia, riassunti in poche righe del Comitato di Patrocinio della I Biennale di Venezia del 1895: «Il Morelli irruppe nello scialbo campo dell’accademismo come un’abbagliante apparizione, e per opera sua la pittura storica si animò fervidamente di colore e di movimento umano…».
Elena Lago
[1] L. Settembrini, Lezioni di Letteratura italiana dettate nell’Università di Napoli, Napoli 1872, p. 329.



