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Don Angelo Rescalli

( Azzanello 1854 - Susa 1956 )

Pittore

    Don Angelo Rescalli

    Don Angelo Rescalli nacque nel 1884 ad Azzanello, nella provincia di Cremona. È autodidatta. Espose i suoi primi lavori alla Famiglia Artistica di Milano e alla Permanente. Poi a Torino, a Roma, a Firenze, a Vienna, a Berlino, a Londra. I suoi lavori furono acquistati specialmente da collezionisti stranieri di Londra e dell’America.

    Don Angelo Rescalli ha già – se non una celebrità vera e propria – una notorietà invidiabile, forse invidiata; ma soprattutto possiede una personalità sua artistica. Non che egli non sia figlio del suo tempo. Pur non avendo frequentata nessuna scuola, pur non essendosi accodato a nessun maestro, l’autodidatta Don Rescalli è un’anima troppo vigile ed aperta per non risentire nella sua arte, delle forme d’arte, antica e nuova… sopratutto nuova. Qualcuno di quei che amano le etichette lo qualificò “divisionista”.

    E’ certo un appassionato del colore, come sono oggi singolarmente tutti i paesisti. Sente il paesaggio nella melodia profonda de’ suoi colori e celebra questa festa pittorica dell’occhio così analoga alla festa musicale dell’orecchio. I suoi paesaggi sono la pianura natia, la grande sconfinata pianura de’ suoi giovani anni: poi la montagna, la grande montagna de’ suoi anni maturi, a Susa, in Val d’Aosta nell’alto Adige. Alle sensazioni del paesaggio come colore, si accoppia in lui il sentimento di esso come tonalità psicologica.

    E’ sotto questo rispetto, un romantico del paesaggio. Un po’ perché ama molto nei suoi lavori, predilige le tinte delicate, direi melanconiche, se questa parola non fosse un po’ troppo triste. Chiari di luna in una notevole quantità, tramonti dorati, albe… tinte romantiche che parlano di desideri, di sogni, di rimpianti; tutto un mondo interiore che il poeta non cerca di esprimere virtuosamente, ma che irrompe nei suoi quadri così ben coloriti, così spontanei, così fusi, così poco tormentati e tormentatori malgrado la tecnica che può parere talvolta laboriosamente divisionista.

    Trapela anche la sua anima di Sacerdote vero e buono. Ne’ suoi giovani anni, seminarista a Cremona, sotto quel sacerdos magnus che fu Monsignor Geremia Bonomelli; giovane sacerdote in umili paesi prima che la guerra lo strappasse al ministero parrocchiale e ai suoi paesi per chiamarlo in Liguria e alla festa dei nostri colori – sebbene il mare poco lo abbia sedotto – contemplò a lungo liberamente, esclusivamente quasi, la vergine natura con le sue ineffabili bellezze, ben più che le bellezze profane e seduttrici. Fu anche per questo “paesista”.

    Ma la guardò con occhio di predilezione nel paesaggio lombardo e ligure, le umili chiesette, ne visse la poesia ineffabile, poesia di anime che vi cercano il rifugio dai dolori della vita, il trampolino per librarsi ai voli più eccelsi, rimanendo anime di umili, anime primitive. E disse questa poesia profondamente, ingenuamente sentita, nei suoi quadri, non so se più belli, certo più suoi, quadri di preferenza rinnovati e moltiplicati.

    Così e per questo la sua arte diletta, commove, suggestiona; ci lascia, ci fa sereni e pensosi come egli è sereno e pensoso; sereno della serenità, pensoso della profondità e intimità cristiana. E chi scrive e lo presenta è lieto di salutare l’artista sano ricco fecondo; l’artista che à già dato parecchio e che promette anche di più alla nostra Italia, perché nel grande concerto dell’Arte moderna abbia, se non il posto che tenne nei giorni indimenticabili del Rinascimento, un posto non indegno di quelle memorie.

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