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Pittore
Emilio Rizzi
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Emilio Rizzi
Emilio Rizzi nasce a Cremona nel 1881 e nel 1895 si trasferisce a Milano dove inizia a frequentare l’Accademia di Brera. Qui diviene allievo di Vespasiano Bignami, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone, a cui rimane molto legato personalmente e professionalmente.
Infatti le opere degli anni milanesi sono figlie della Scapigliatura e del citato Tallone. Diversi sono difatti i ritratti intimisti a sfondo psicologico di ricchi personaggi della borghesia, raffigurati in ambientazioni appena abbozzate caratterizzate da una tavolozza evanescente.
Nel 1903 vince il pensionato Fanny Tacchinardi indetto dal Comune di Cremona e si trasferisce a Roma dove prosegue la sua formazione all’Accademia di Belle Arti capitolina. Nell’Urbe soggiorna in una delle stanze di Villa Poniatowski. Frequenta numerosi artisti come Antonio Mancini, Arturo Dazzi, Mario Biazzi e lo scultore bresciano Angelo Zanelli.
Negli anni romani il pittore si orienta verso sperimentazioni maggiormente divisioniste, influenzato dalla presenza di Giacomo Balla e dalla cosiddetta arte sociale. Il giovane subisce anche l’ascendente di Antonio Mancini che rievoca in una pennellata vibrante e sfaldata.
Organizza diverse escursioni nella campagna romana realizzando tele memori della suggestione divisionista sull’esempio del primo Balla, con un attento studio del colore e della luce.
Altri suoi dipinti guardano al duro lavoro operaio, manifestando una forte partecipazione emotiva attenzione al racconto della fatica.
Nel 1906 prende parte all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano con tre tele Silenzio, Orfanella e I lavoratori del gaz, opere che rispecchiano tematiche e stilemi del periodo romano. Altre tele legate al tema del lavoro con accezione eroica, trattate come epopee dei tempi moderni, sono Minatore ferito e Minatori.
Nel 1909 si trasferisce a Parigi aderendo all’energia più spensierata della Belle Époque. I dipinti dedicati alla tematica lavorativa lasciano pian piano il posto ai ritratti di protagoniste femminili dell’alta borghesia parigina, avvicinandosi maggiormente al linguaggio di Giovanni Boldini, rievocandone la pennellata vorticosa e vitale. Espone al Salon des Indipendants tele come La vasca da bagno, Donna che si pettina e Dolce far niente. Nel 1911 viene invitato a partecipare all’Esposizione Internazionale di Roma con La posa e Allo specchio, opere più in linea con la svolta parigina. Il soggiorno francese dura fino allo scoppio della Prima Guerra mondiale quando rientra in Italia arruolandosi nell’artiglieria.
Negli anni del dopoguerra predilige la pittura di paesaggio, frequentando la costa adriatica o i laghi lombardi. I paesaggi del periodo della maturità vedono piano piano scomparire la pennellata dinamica degli esordi per lasciare il posto ad un segno più tenue e ad un’interpretazione maggiormente intimista della natura. Negli anni Trenta torna per un breve periodo a Roma e si dedica alla raffigurazione della campagna romana, per poi rientrare in Lombardia, dove insegna all’Associazione Artistica di Brescia. Qui si spegne nel 1952 a settantuno anni.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.