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Pittore

Emilio Zocchi


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Emilio Zocchi

( Firenze 1835 - 1913 )

Pittore

    Emilio Zocchi

    Scultore toscano, nato a Firenze il 5 marzo 1835. E’ un artista dei più grandi e dei più modesti: dei più vicini, per semplicità di vita, e potenza d’ingegno, a’ sommi fra gli antichi. A otto anni, cioè, nel 1844, fu allogato nello studio di Girolamo Torrini.

    Poi fu messo a bottega d’uno zio suo, certo Zocchi, bravo marmista, e così fanciullo com’era gli consegnarono in mano un mazzuolo e qualche ferro smesso, perchè il ragazzo non lo sciupasse.

    Egli si dette al lavoro con fervore; ma più che il marmo, si batteva le mani e arrivò al punto, a forza di dar di fuori, che nelle mani gli si vedevano appena le ossa.

    I garzoni sbeffavano da mattina a sera il povero ragazzo, il quale stanco d’essere il loro zimbello, fuggì un giorno dalla bottega e non vi ritornò più.

    Si allogò dipoi nello studio del prof. Costoli, laborioso ingegno, che allora era molto reputato, ma il ragazzetto era molto vispo: fece varie scappate e alla fine alla più bella, fu messo fuori.

    Allora passò alla Regia Accademia delle Belle Arti, dove compì seriamente i suoi studi.

    Modellò, quindi, la mirabile statuetta del “Michelangelo”, scultura tra le più fortunate del secolo, poichè ne furono fatte oltre cento riproduzioni.

    Nel 1862, Vittorio Emanuele, visitando nell’edificio dell’Accademia lo studio del giovine artista, vide il “Michelangelo”, se ne invaghì, e disse a Marco Minghetti che lo accompagnava, accennando la statua:

    «Non le manca che di parlare».

    Il Re comprò la statuetta, che fa tuttora bella mostra in uno de’ quartieri del Palazzo Pitti.

    In quel tempo lo Zocchi, già attento scolaro del Duprè, dava opera a modellare il bassorilievo: “Costantino che mira il Segno della Croce (in hoc Signo vinces… )”, bassorilievo ond’è ornata l’imbotte della porta laterale, sinistra, del tempio di Santa Croce.

    Il bassorilievo sulla porta di mezzo è del Duprè; quello nell’altra porta è del Sarrocchi. Intanto la febbre dello studio lo tormentava, e lo sospingeva a giovanili ardimenti.

    Si dette a lavorare in un gruppo colossale, rappresentante: “Gli Ebrei nel deserto, castigati da’ serpenti velenosi”.

    Accorse a vedere questo gruppo, di cui già si levava il grido, lo scultore Marrocchetti, il grande e geniale autore della Statua equestre di “Emanuel Filiberto”.

    Anche i principi Umberto e Margherita vollero vedere il lavoro, e visitarono l’artista, che, tutto assorto nell’arte, non si lasciava imbaldanzire da tali prove di stima, non pensava a trarne vanità.

    L’arte attirava a sè in guisa tutte le forze dell’animo suo, che, una volta, dopo avere lavorato ore e ore nel suo studio, si accorse aver passato una giornata senza mangiare.

    Se ne accorse non già perché sentisse il pungolo della fame, tanto era il suo esaltamento, ma perchè nello staccarsi dal lavoro e andar via, fattosi sera, si ritrovò in tasca il pane che aveva recato con sè la mattina.

    Emilio Zocchi modellò la statua del “Giovane Bacco”, divenuta popolarissima, e che fruttò all’artista una delle medaglie, date alla Scultura, nell’Esposizione di Vienna, nel 1873; e in questo stesso periodo trasse a fine la statua del “Franklin”, per la quale ebbe la medaglia alla Esposizione Mondiale di Filadelfia. La statua è ora a New-York.

    Al concorso pel monumento a “Vittorio Emanuele” bandito dal Comitato fiorentino, lo Zocchi si presentò e vinse fra trentaquattro concorrenti. Per questo monumento equestre studiò, lavorò assiduo circa quattro anni.

    Studiò i cavalli nelle scuderie reali di Roma, ebbe per qualche tempo dinanzi a sè un bel cavallo prestatogli da un amico.

    Il Re Umberto, che vide il monumento, diceva all’onorevole Peruzzi, che lo accompagnava, esser quello una cosa riuscitissima!

    La Regina, il Principe di Napoli parlarono, nel Circolo di Corte al Palazzo Pitti, con entusiasmo, del lavoro che avevano visitato in uno studio costruito provvisoriamente allo scopo.

    Il monumento è alto cinque metri e mezzo; la sua base oltre sei metri. Ai lati della base vi sono i magnifici bassorilievi, che tutti ammirarono in una delle Esposizioni tenute al Circolo degli artisti. In un bassorilievo e scolpita la presentazione a Vittorio Emanuele del plebiscito toscano.

    Si vedono i ritratti del “Ricasoli”, del “Mamiani”, del “Fanti, dell'”Jacini”, dell’onor. “Peruzzi”, del “Lamarmora”, del “Cavour”; l’altro raffigura, con somma vivezza, con bravura di partiti e belle linee, il commiato di Vittorio Emanuele dalla popolazione fiorentina, tutta esultante d’amor patrio, incurante dei propri interessi, sapendo che il Re va a occupare la capitale d’Italia.

    Quest’opera già tanto lodata e che aumenta il numero dei tesori artistici i quali arricchiscono Firenze, forma la meraviglia di chi lo visita.

    Innamorato del vero, Emilio Zocchi, nelle sue opere è sempre originalissimo, vi ha trasfuso tutto il suo sentimento, non imitando alcuno, poichè egli si avvalora soltanto di una grandezza sua propria.

    Lo Zocchi oltre essere insignito dell’Ordine dei ss. Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia, è anche professore del Collegio Accademico delle Belle Arti di Firenze.

     

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