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Emma Bonazzi detta Tigiù


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Emma Bonazzi detta Tigiù

( Bologna 1881 - 1959 )

Pittore

    Emma Bonazzi detta Tigiù

    Emma Bonazzi detta Tigiù nasce a Bologna nel 1881. Frequentata qui l’Accademia di Belle Arti, si diploma nel 1913, iniziando ben presto a esporre con immediato successo di critica e di pubblico. Dopo aver preso parte regolarmente alle mostre della Società Francesco Francia a Bologna, espone in altre città italiane ed estere, spaziando dall’olio all’illustrazione a china. Legata agli stilemi del simbolismo e della Secessione, i suoi soggetti, quasi sempre femminili, si animano di una linea sinuosa e di un cromatismo che dona bidimensionalità, soprattutto nelle opere grafiche.

    La linea Secessionista

    Nel 1914 partecipa con La bambola alla Secessione romana, figurando tra gli artisti della Sala bolognese, ma le arti applicate si rivelano subito il punto nodale della produzione di Emma Bonazzi, soprattutto quando inizia a collaborare con la tipografia Chappuis con diversi contributi grafici e quando si dedica al ricamo decorativo. È vincitrice del Concorso Bevilacqua nel 1915 con la Mater Dolorosa, mentre la sua Salomè, opera di memoria klimtiana e allo stesso tempo esotista, ma unica in quanto in essa si fondono pittura e ricamo, ottiene il primo premio città di Stoccolma nel 1918. L’anno successivo è alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma con la tela In rosa. In questi anni, si esprime a pieno la sua tendenza secessionista, divenendone una delle principali rappresentanti in area emiliana, insieme ad Amedeo Bocchi.

    Gli anni Venti: tra pittura espressionista e grafica déco

    Nel 1920, espone per la prima volta alla Biennale di Venezia con il trittico Ciclo di vita: Grano, Melograno e Salice. Vi ritorna nel 1922 con la Formica. Nello stesso anno, raggiunge un notevole successo alla Fiorentina Primaverile, dove presenta, insieme ad alcune opere in pittura e ricamo e sei acquarelli, un altro trittico, datato tra il 1916 e il 1922, in cui sono protagoniste tre figure femminili: Giovinezza, Nudo disteso e Ritratto di bimba. In queste tele Emma Bonazzi si appoggia a un sentire espressionista in cui la linea quasi scompare in favore di un cromatismo vibrante e mosso, che risente certamente del linguaggio matissiano ma che, nella declinazione seducente e perturbante, richiama anche alla memoria le opere di Oskar Kokoschka.

    Il 1923 è anche l’anno che vede dare alla luce l’illustrazione del calendario giornaliero per il Pastificio Barilla, dove esprime al meglio la sua tendenza déco: l’illustrazione del Primo gennaio, rappresenta la dea Cerere che, affascinante, sorregge una cornucopia da cui fuoriesce la pasta come fosse oro, mentre sullo sfondo compare una linea decorativa più ritmica e asciutta che definisce le spighe di grano stilizzate. Il tratto déco si sviluppa a pieno anche nella collaborazione con la Perugina: tra il 1925 e il 1935 è la consulente artistica dell’azienda umbra, di cui cura tutta la veste grafica di cartelloni pubblicitari, confezioni regalo e scatole con disegni ricercatissimi. Attiva fino agli anni Quaranta, protagonista di una svolta post-cubista, viene gradualmente dimenticata dall’ambiente artistico Bolognese. Muore nel 1959 e, solamente nel 1976, Rossana Bossaglia curerà una mostra a lei dedicata nello Studio 900 di Bologna, che ha dato una svolta decisiva alla riscoperta dell’artista.

    Elena Lago

     

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