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Enrico Tarenghi

( Roma 1848 - 1936 )

Pittore

    Enrico Tarenghi

    Enrico Tarenghi nasce a Roma nel 1848. Allievo del ritrattista e pittore accademico Alessandro Capalti, impronta sin da subito la sua carriera sui soggetti di genere. Specializzato soprattutto in scene di interni trattate con attenzione alla luce e impeccabile qualità disegnativa, esordisce presso la Mostra degli Amatori e Cultori di Roma del 1876 con La madre.

    Dalle scene di genere ai soggetti orientalisti

    Seguono poi le assidue partecipazioni a diverse esposizioni nazionali, a partire da quella di Torino del 1880, in cui presenta il Ritorno dal lavoro. In questi anni, effettua un graduale passaggio dalle semplici e familiari tele di genere alle vedute di Roma animate da scene in costume antico, alle frivole e argute scene neosettecentesche e ai più conosciuti soggetti orientalisti. Nel 1881, presso la mostra Nazionale di Milano espone La preghiera di Maometto, mentre nel 1883 all’Esposizione Nazionale di Roma presenta Fulvia e Abbazia di San Gregorio a Venezia.

    L’Associazione degli acquarellisti romani e lo studio in via Margutta

    Dal 1882, entra a far parte dell’Associazione degli acquarellisti romani, concentrandosi anche sulla rappresentazione di angoli nascosti della città come chiostri e cortili, così come scrive Giulio Marchetti: «Tarenghi ha dato all’acquarello un mondo nuovo: il chiostro. Se per caso incontrate in una galleria o in una vetrina di un mercante di quadri un gruppo di monache salmodianti nella penombra mistica del coro o un’eminenza intenta a una partita a scacchi nell’angolo di una sala […] potete esser certi che quel lavoro è uscito dal pennello del Tarenghi» (G. Marchetti, “La critica”, I, 1894, pp. 80-81). Queste intime scene claustrali vengono però sempre più affiancate anche dalla scelta di un orientalismo favolistico e sognante, che condivide con artisti come Nazzareno Cipriani e Gustavo Simoni, di cui è vicino di studio in via Margutta. Simoni in particolare compie un viaggio in Algeria e in Tunisia alla fine degli anni Settanta ed è probabile, ma ancora incerto, che Tarenghi, insieme a Filippo Bartolini abbia visitato l’Algeria nello stesso periodo.

    La passione per le figure statuarie e statiche immerse in ambienti brulicanti delle città del nord Africa contraddistingue la pittura esotista di Tarenghi, proprio come si nota nel Caffè con musica, acquarello su carta che incarna alla perfezione quel gusto per l’immaginario sognante delle fantasie arabe, decisamente apprezzate dal mercato internazionale dell’epoca. Tarenghi, pur facendo parte di quella cerchia di pittori molto vicini all’eredità lasciata a Roma da Fortuny, nelle scene orientaliste, al tocco brillante e dinamico del maestro spagnolo preferisce una pennellata più equilibrata e un disegno più presente, accompagnati da una luminosità armoniosa e diffusa.

    Elena Lago

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