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Ermenegildo Agazzi


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Ermenegildo Agazzi

( Mapello (Bergamo) 1866 - Bergamo 1945 )

Pittore

    Ermenegildo Agazzi

    Ermenegildo Agazzi riceve i primi rudimenti di disegno e pittura dal fratello Rinaldo, che lo introduce al verismo della scuola napoletana e in particolare alle cromie di matrice manciniana. Completa la sua formazione presso l’Accademia Carrara di Bergamo, dove si forma al seguito di Cesare Tallone. Esordisce nel 1886, in ambito accademico, con Ritratto della zia, che risente ancora dell’influenza del fratello.

    In ogni caso, sin da subito, il linguaggio di Ermenegildo Agazzi assume una sfumatura nettamente personale, soprattutto per quanto riguarda la resa cromatica. La sua tavolozza, rispetto a quella del fratello e di Mancini, risulta più orientata verso toni luminosi e accesi, facendolo diventare un grande interprete di un impressionismo tutto giocato su una sapiente ricerca coloristica.

    Spazia dal ritratto al paesaggio alle scene di genere, senza mai distrarsi dalla sua principale vocazione, quella dello studio del colore che a tratti diventa quasi palpabile.

    Un sostrato realista permea tutte le sue opere, coniugato ad una resa lirica dei soggetti senza precedenti. Alla Triennale di Torino del 1896 espone Arrotino e Artiglieria, dopo essersi trasferito da poco a Milano, ritenendo Bergamo un centro troppo piccolo per ampliare il suo processo artistico.

    Espone alla Biennale del 1899 e a quella del 1903 due Ritratti, poi partecipa alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 con La famiglia del pescatore e Ritratto. Alla Biennale del 1910 invia Case rustiche e a quella del 1912 Sorelle La calza, mentre Le mie anitre Stagione estiva compaiono alla Biennale del 1914.

    Continua ad esporre a Venezia fino al 1928 sempre ottenendo un grande successo di critica, grazie alla sapiente resa chiaroscurale e materica del colore, in opere come Le nubi a Bondione Paese. Al 1931 risale la sua partecipazione I Quadriennale di Roma, quando decide di intraprendere un viaggio in Francia, in particolare in Bretagna, per sperimentare soluzioni cromatiche nuove, ispirate ai luoghi visitati. In questo modo, i paesaggi francesi si affiancano alle scene e ai paesaggi italiani, raccolti soprattutto nel milanese e nel bergamasco.

    Dipinge con passione fino alla fine degli anni Trenta, includendo nelle sue rappresentazioni anche suggestivi e lirici paesaggi veneziani. La ricerca cromatica si spinge sempre di più verso soluzioni che conducono alla brillantezza e alla luminosità delle superfici. Negli anni Quaranta, la guerra impedisce ad Agazzi di continuare a dipingere, soprattutto perché nel 1942 il suo studio viene distrutto da un bombardamento. Muore a Milano nel 1945.

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