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Scultore

Ernesto Biondi


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Ernesto Biondi

( Morolo 1854 - Roma 1917 )

Scultore

    Ernesto Biondi

    Citazioni di Ernesto Biondi

    Le sculture in bronzo di Ernesto Biondi legate al realismo sociale delle sue prime opere hanno un valore compreso tra 700 e 1.800 euro, a seconda delle dimensioni e della qualità della fusione.

    Le opere con soggetti orientalisti o mitologici, spesso realizzate presso la Fonderia Nelli, possono raggiungere prezzi più elevati, tra i 4.000 e i 6.000 euro, in particolare quando presentano una modellazione accurata e dettagli decorativi.

    Di particolare interesse sono i soggetti ispirati al famoso gruppo Saturnalia, con versioni ben realizzate che raggiungono prezzi compresi tra i 3.000 e i 5.500 euro.

    Le cifre indicate sono puramente indicative, poiché la valutazione effettiva dipende da una serie di fattori: età, condizioni, soggetto, tecnica e materiale.

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    Biografia

    Originario di Morolo, un piccolo paese in provincia di Frosinone, mostrò fin da piccolo un spiccato talento artistico: si dedicò al disegno in giovane età, mostrando al contempo una generale intolleranza verso l’ambiente scolastico.

    Nel 1870, all’età di sedici anni, arrivò a Roma per studiare arte. Accompagnato da difficoltà finanziarie, visse con suo zio Don Pietro, cappellano della chiesa di Sant’Agnese in Piazza Navona. Si mantenne in vari modi: intarsi in legno, lavori in stucco e terracotta e illustrazioni, fino a quando fu ammesso all’Accademia di San Luca nel 1871. Allievo di Girolamo Masini, ereditò alcuni dei suoi tratti nelle sue prime opere, tra cui il monumento funebre Mengozzi-Huber per il cimitero del Verano.

    Modellato agile: dalle scene orientaliste alle scene di genere

    Ernesto Biondi debuttò alla Esposizione Nazionale delle Belle Arti di Roma nel 1883, dove espose Una carovana, un soggetto orientalista di facile interpretazione e ben accolto dal mercato. La sua opera giovanile, caratterizzata da una modellazione agile e dalla scelta di temi leggeri che spaziano dall’orientalismo alle scene di genere, lo accompagnò, insieme alla più impegnativa Morte di Antigono, alla Mostra di Anversa del 1885, dove ebbe un incontro cruciale con il pittore e mercante Vittore Grubicy de Dragon, che riconobbe immediatamente nello scultore quel tratto popolare di “semi-selvaggio, esotico” (Grubicy 1891) e un talento esuberante e sincero.

    Il verismo e la questione sociale

    Fu forse anche la forte amicizia tra i due, testimoniata da una calorosa corrispondenza, a portare Biondi alla piena maturità stilistica e tematica. Il suo lavoro di genere e il suo impiego presso la fabbrica di ceramiche Schioppa e Cacciapuoti a Napoli alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento si coordinarono con la sua esplorazione di un verismo in stile Michetti, incentrato sulle questioni sociali e sulla narrazione della vita dei poveri, simile allo stile di Achille D’Orsi: «i miei compaesani, che prima […] non degnavo nemmeno di uno sguardo» (Biondi 1887), compaiono nelle sculture esposte a Roma nel 1893 e nel 1895, Povero Cola e Povera gente.

    Quest’ultima, premiata a Bruxelles, era un «richiamo alla miseria» ma anche «la parola dell’artista, dell’uomo […] che sognava il dolce sogno della giustizia umana trionfante su tutto e su tutti: il sogno del socialismo più puro…» (Corradi 1917, p. 469). Poco prima, nel 1891, all’Esposizione Nazionale di Palermo, aveva inviato Baci e Carezze, un piccolo e ironico gruppo di genere in bronzo raffigurante tre maiali che si toccano teneramente il muso, immersi nel fango, da cui emerge giocosamente il titolo.

    Un soggetto animalier che rappresenta un piacevole divertimento, un piccolo e divertente intermezzo di sicuro successo commerciale, creato da Biondi durante le vacanze natalizie trascorse a Morolo nel 1890 e descritto in una lettera a Grubicy come un “piccolo gruppo di maiali” (Biondi 1890), eseguito senza particolari studi in due o tre giorni, come avrebbe poi specificato a Ojetti.

    Il capolavoro di Ernesto Biondi: I Saturnalia

    In quegli stessi anni stava già lavorando al suo capolavoro assoluto: i Saturnalia, opera presentata all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900 e premiata con il Grand Prix, che suscitò grande risonanza internazionale e divise la critica. Un gruppo di figure a grandezza naturale, frutto di dieci anni di lavoro, rappresenta il mondo capovolto dei Saturnali: un ritratto intelligente della decadenza dei costumi romani nel tardo impero, ma anche la sintesi di un “momento umano universale ed eterno che si riflette e riverbera nel nostro spirito da lontano” (Biondi 1899). Un’opera che trasmette “poesia, espressione completa dell’Arte, vera, eterna […]. L’intensa febbrilità dell’opera […] espressione di un pensiero fulmineo” (Titano 1900, p. 165).

    Elena Lago

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