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Ernesto Giroux


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Ernesto Giroux

( Napoli 1851 - 1888 )

Pittore

    Ernesto Giroux

    Come è noto l’aggiornamento sulla pittura di Mariano Fortuny compiuto dai pittori partenopei già dagli anni Settanta del XIX secolo determinò il rinnovamento a livello internazionale della loro scuola (Berardi 2001). Il primo a sottolineare questo aspetto fu Francesco Netti che, in occasione dell’esposizione di Napoli del 1877, salutò il Corpus Domini di Francesco Paolo Michetti come rappresentativo dell’innovazione in corso: predilezione per i colori chiari e freddi, poche ombre, i colori non mescolati ma stesi con toni netti sul modello della pittura giapponese, in sostanza “non si è ammessa altra base che la biacca, – altra tela che la tela immacolata, e si è fondato l’impero del bianco” (Netti 1980, p.168).

    Se agli occhi di Netti l’insegnamento di Fortuny permise ai veri talenti – da Michetti a Giacomo Di Chirico, da Rubens Santoro ad Alceste Campriani – di giungere a tale innovativa pittura di luce, molti altri scrittori d’arte criticarono aspramente il nuovo corso. Non è questa la sede per ricordare la tagliente ironia utilizzata da Adriano Cecioni verso i “copiatori di Fortuny”, più utile riportare il disappunto di Michele Uda per “l’arte tascabile” e la “mania del bozzetto” , dettate dal “lucro Goupil” e dalla moda fortuniana.

    Sempre nella mostra di Napoli del 1877, Uda criticava la proliferante tecnica sciolta e veloce derivata da Fortuny, che giungendo ai limiti del bozzetto non era più rispettosa delle regole accademiche: “Siamo alle colonne d’Ercole delle scuole intenzionista ed impressionista riunite: […] un passo di più si casca in un secchio di colore, e per fare un quadro si prepara una tela e ci si scaraventa sopra la tavolozza” (Uda 1900, pp. 73-75).

    In sostanza la fattura rapida, sempre accompagnata dalla luminosità della tavolozza, della nuova scuola guidata da Michetti non era rispettosa delle buone regole disegnative e conduceva ai limiti del non finito: non erano quadri ma “intenzioni” e “impressioni” di quadri. Nel 1877 Uda ricordava accanto a Michetti e a Di Chirico, i principali interpreti di questa tendenza “impressionista”, anche Ernesto Giroux, che con la sua opera Consuelo (Napoli, Museo di Capodimonte) ottenne l’acquisto reale.

    Proveniente da un’agiata famiglia di origine francese ma residente a Napoli Giroux, pur spostandosi spesso a Parigi, realizzò opere improntate alla pittura di luce di derivazione fortuniana davvero esemplari. A Torino inviò nel 1878 Estella (Torino, Galleria d’Arte Moderna), dipinto in funambolico equilibrio tra Michetti e Di Chirico, nel 1880 L’Arabo, dichiarato omaggio anche iconografico al maestro spagnolo. Infine alla promotrice di Napoli del 1882 Giroux espose l’elegante Visita alle anatre.

    Tranche de vie quotidiana dal disincantato tono a la mode che, ancora una volta con una pittura di luce agile e sicura di sé, fa pensare ai possibili contatti avuti con Giuseppe De Nittis a Parigi.

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