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Pittore

Ettore Roesler Franz


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Ettore Roesler Franz

( Roma 1845 - 1907 )

Pittore

    Ettore Roesler Franz

    Biografia

    Ettore Roesler Franz nasce a Roma nel 1845 in una famiglia di origini tedesche, proprietaria dell’Hotel dell’Allemagne a Piazza di Spagna, luogo frequentato dai viaggiatori del grand tour come Goethe, Stendhal, Winckelmann e Wagner.

    Nell’Urbe studia all’Accademia di San Luca e qui incontra lo scultore Ettore Ferrari con il quale instaura una duratura amicizia. Sin dagli esordi il giovane si rende portavoce del realismo di fine Ottocento mescolato ad una visione pittoresca.

    L’Associazione degli Acquerellisti romani

    Il pittore si afferma come uno dei più celebri acquerellisti dell’Ottocento romano, raffigurando vicoli, monumenti, paesaggi agresti che sono tutt’oggi iconici. Ettore Roesler Franz ha descritto Roma da tutti i punti di vista durante il passare delle stagioni, tramandandoci un’immagine autentica della città.

    Nel 1875 fonda insieme a Nazzareno Cipriani l’Associazione degli Acquerellisti romani alla quale aderiscono numerosi artisti tra i quali Onorato Carlandi, Vincenzo Cabianca, Cesare Biseo, Attilio Simonetti e Pio Joris.

    Mantiene poi diversi rapporti con la comunità di artisti e scrittori anglosassoni, organizzando escursioni nella campagna romana dove dipinge en plein air, studiando dal vero i paesaggi.

    Ettore Roesler Franz e la “Roma sparita”

    Alla fine dell’Ottocento pubblica una raccolta intitolata Roma pittoresca. Memoria di un’era che passa, con più di cento acquerelli che immortalano una Roma che non esiste più, tra centro, Trastevere, Appia e zone della campagna. Quaranta di questi acquerelli vengono presentati in veste ufficiale nel 1883 all’Esposizione di Roma.

    I suoi lavori sono fotografie di un’epoca, con la descrizione di costumi, abitudini, architetture, testimonianza di una Roma verace, ma allo stesso tempo delicata. Le sue opere sono l’unica documentazione a colori dello storico mutamento che ha investito la capitale tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, a cominciare dalla demolizione di tutte le case sulla sponda sinistra del Tevere, del Ghetto, della meravigliosa Villa Ludovisi. Altra grande perdita è stata quella del Porto di Ripetta e di Ripa Grande e poi i successivi sventramenti della città durante il fascismo che hanno portato alla distruzione della cosiddetta “Spina di Borgo”, e alla trasformazione della zona tra Piazza Venezia e i Fori Imperiali.

    Successo nazionale e internazionale

    I suoi lavori ottengono numerosi apprezzamenti e vengono acquistati da Re Vittorio Emanuele II, dal Re Umberto I, dallo Zar di Russia Alessandro III e dall’Imperatrice Maria Feodorovna di Danimarca.

    Il suo sguardo è internazionale e infatti riscuote successo in Inghilterra grazie anche al fratello Alessandro, console di Gran Bretagna a Roma, che costituisce un contatto diretto con il mercato anglosassone.

    Partecipa inoltre a diverse rassegne culturali: nel 1874 è presente alla Promotrice di Torino con Una strada di Subiaco (Provincia di Roma); vi torna anche l’anno successivo con La mola di Recentino a Narni, Palude a Ostia, Palude a Maccarese e Strada del colle a Narni. Nel 1877 espone a Torino Le Ginestre, Fuggiti! e L’isola Tiberina, Roma. Prende parte alla Promotrice torinese anche nel 1880 con Dal Tevere presso l’isola di S. Bartol, Al terminar dell’inverno, Vecchie abitazioni sulle sponde del Tevere e La piazza di Charing Cross a Londra, testimonianza dei suoi soggiorni inglesi. Nel 1893 è presenta a Roma con Nella villa d’Este in Tivoli, Fresche aure estive, Viene l’inverno, Palude, Studio e L’Autunno (presso S. Greg.°). Partecipa alla sua ultima esposizione nel 1905 alla Biennale di Venezia con Le antiche cave di travertino presso Tivoli.

    Si spegne a Roma due anni più tardi, nel 1907, a sessantadue anni.

     

    Emanuela Di Vivona

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