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Eugenio Bonivento


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Eugenio Bonivento

( Chioggia (Venezia) 1880 - Milano 1956 )

Pittore

    Eugenio Bonivento

    Eugenio Bonivento nasce a Chioggia nel 1880. Frequenta l’Accademia di Venezia e si specializza subito nel genere del paesaggio, ispirandosi anche alla luminosità aperta e limpida delle vedute del Settecento veneziano. Ben presto, entra nello studio di Guglielmo Ciardi, che lo accoglie sotto la sua ala e gli trasmette la visione lirica, verista e cromaticamente sintetica del paesaggio.

    Il paesaggio della laguna veneziana: lirismo e luminosità

    Adottando un linguaggio fatto di un colorismo pieno e a tratti materico, esaltato da una briosa ed emozionante brillantezza, Eugenio Bonivento esordisce a Torino alla fine dell’Ottocento con Laguna, per poi partecipare alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione del 1906 con le due suggestive vedute Ora di quiete e Triste giornata d’inverno – Chioggia.

    La sensibilità del pittore chioggiotto non si rivela soltanto nel genere paesaggistico, ma anche nella narrazione della quotidianità degli abitanti della laguna, pescatori, marinai, merlettaie, fanciulle e ragazzi di umili condizioni che animano i suoi suggestivi e luminosi scorci dell’isola.

    Nel 1911, prende parte all’Esposizione Internazionale di Roma con Dopo il Vespro, dipinto modulato su un cromatismo emozionante e su note intime e poetiche, in cui la pennellata risulta condensata e veloce. L’anno successivo, Eugenio Bonivento partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, presentando Romitaggio, che gli consegna un notevole successo di critica e gli permette di essere protagonista di una personale a Rosario, in Argentina, dove espone il nostalgico Ritorno.

    Nel 1917, all’Esposizione delle Tre Venezie partecipa con la solitaria e lirica Casa di pescatori, mentre dopo la guerra, riprende ad esporre alla Biennale di Venezia del 1920 con Primi fiori. Per tutto il corso degli anni Venti e Trenta, il pittore continua a partecipare alla Biennale di Venezia e a mostre locali, portando avanti il suo linguaggio compendiario in cui il colore corposo e la luce si uniscono in composizioni intense e melanconiche, dalle note intensamente evocative, che fanno risaltare un mondo marinaro e contadino modesto ed idilliaco allo stesso tempo. Ne sono esempio le opere esposte alla Mostra Regionale d’Arte di Treviso del 1921, Chiacchiere e Abbandono. Quiete compare alla Biennale di Venezia del 1922 e Vespro a quella del 1924. Sono poi da segnalare Strada di Chioggia, Riflessi d’oro, La sera e Il riposo, risalenti sempre agli anni Venti.

    Elena Lago

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