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Pittore
Eugenio Viti
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Eugenio Viti
Nato a Napoli nel 1881, Eugenio Viti si forma presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove si diploma nel 1906. Inizialmente nelle sue opere si mostra il debito nei confronti della pittura di Cammarano e di Mancini e del Seicento. Successivamente, invece, si aggiorna al post-Impressionismo di estrazione internazionale quando nel 1907 raggiunge a Roma Edgardo Curcio ed Arturo Bacio Terracina. Nel 1909 è tra gli organizzatori della I Esposizione giovanile a Napoli all’interno della “Secessione dei 23”, emergendo soprattutto per gli effetti luministici di opere come Veglia, L’imbronciata, e il paesaggio Crepuscolo. Nel 1910 partecipa all’Esposizione Universale di Bruxelles con il dipinto Suonatrice di violino, acquistato dal Comitato organizzatore, e alla mostra di Buenos Aires. Tappa fondamentale per la sua crescita stilistica è la Mostra Internazionale di Roma del 1911, dove può confrontarsi con le tendenze internazionali e con autori secessionisti, post-impressionisti e simbolisti tra cui Klimt, Hodler, Ensor, Zorn. Viti è presente non solo con la decorazione delle otto lunette del padiglione Campania, Basilicata e Calabria nel settore etnografico, ma anche con i due dipinti Villanella e Nel parco (poi esposti alla Promotrice napoletana del 1912) e con i fregi del Circolo dei Forestieri a Valle Giulia. È in questo frangente che Viti inizia a trattare la rappresentazione femminile risentendo dell’influenza della ritrattistica inglese. Eleganza unita a un calibrato e lirico luminismo che porta avanti come sua cifra caratteristica fino agli anni Venti e oltre. In questi anni la sua attività pittorica si divide fra lavori decorativi, pittura religiosa e dipinti di matrice secessionista con incursioni sperimentali nel divisionismo, che a tratti si trasforma in un espressionismo fauve decisamente apprezzato sia in Italia che all’estero. Controluce del 1920 è un esempio di questa magica produzione: esposta e poi conservata presso il Circolo Artistico Politecnico di Napoli, così come Autunno. Tra le due guerre il successo di Viti cresce costantemente tra Napoli e le mostre nazionali, tra cui la Fiorentina Primaverile di Firenze del 1922, in cui presenta Aurora, Lontano, Zingarella e Roccia delle sirene. Nel 1929 partecipa all’Esposizione Universale di Barcellona, nel 1931 alla Settimana Italiana ad Atene, e poi a diverse esposizioni italiane all’estero, tra cui quella di Berlino (1932), Vienna (1933), Monaco di Baviera e New York (1933), Pittsburgh (1934). In queste esposizioni a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, ormai diventa chiaro l’allontanamento di Viti dalla tradizione partenopea dell’Ottocento e la sua piena adesione al dibattito novecentista che in alcuni casi assume le sembianze delle atmosfere metafisiche, soprattutto nella trattazione della luce e del chiaroscuro. Presente a tutte le mostre Sindacali di Napoli (dal 1929 al 1943), ma anche a molte edizioni della Quadriennale di Roma e della Biennale di Venezia, in questi anni rende centrale la figura muliebre, che tratta con delicatezza introspettiva e sensibilità cromatica, unendo con sapienza reminiscenze liberty al silenzio equilibrato del ritorno all’ordine.
Attivo anche nel campo della scenografia, della decorazione e delle arti grafiche pubblicitarie, ha illustrato libri per gli editori Casella e Carabba. Dopo la seconda guerra mondiale, insegna presso l’Istituto d’Arte di Napoli e tiene alcune personali dal 1945 al 1948 presso la Galleria Forti. Nel 1950 ottiene il Premio Nazionale Einaudi per la pittura e nel 1951 partecipa alla sua ultima Quadriennale romana. Muore nel 1952. Nel 1954 gli viene dedicata una retrospettiva alla Biennale di Venezia.
Elena Lago
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.