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Felice Schiavoni


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Felice Schiavoni

( Trieste 1803 - Venezia 1881 )

Pittore

    Felice Schiavoni

    Suo primo maestro è il padre Natale; poi nel 1814, nonostante la giovane età egli ottenne d’iscriversi all’Accademia di Brera, a Milano, dove fu allievo del Sabatelli. Trasferitosi a Vienna con la famiglia, frequentò quella di Venezia. Si dedicò alla pittura sacra pur essendo anche buon ritrattista, ed eseguì molte opere per la famiglia imperiale di Russia.

    Affrontò il giudizio del pubblico e della critica col quadro “Raffaello e la Fornarina”, acquistato dal conte Tosio di Brescia. Altre sue opere: “Deposizione dalla Croce” (1830); “Venere bacia Amore”, esposta a Milano nel 1832; “Fuga in Egitto” e “Bambino Gesù e San Giovannino”, appartenenti alla famiglia dei conti Sernagiotto; “Presentazione del bambino Gesù al Tempio”, esposta a Venezia nel 1841, eseguita per la chiesa di Sant’Antonio Nuovo a Trieste; “Miracolo di Sant’Antonio a Lisbona”, eseguita per la Parrocchiale di Cavarzere; “Gesù prega nell’orto di Getsemani”, per la chiesa di San Giacomo a Trieste; “Santa Teresa del Gesù”, nella chiesa dei Mechitaristi di Trieste; “Madonna con Gesù e San Giovanni al lago di Tiberiade”, acquistata dal barone Lina di Venezia, “Vergine Immacolata”, eseguita per incarico del conte Luigi Sernagiotto; “La desolazione nello studio di Raffaello al momento della sua morte”, commissionatagli dal granduca, poi imperatore, Alessandro di Russia.

    Tale opera suscitò grande entusiasmo in Russia e gli valse un’ambita onorificenza. Tra i numerosi ritratti eseguiti dall’artista sono da citare: quello della “granduchessa Elena Paulowna”, attualmente nelle Gallerie di Venezia; “Baronessa Angela Reinelt”, proprietà della duchessa Ersilia Canevaro; “Bambino”, nel Museo Revoltella di Trieste; “Ignota”; “Antonio Meneghelli”; “Francesco Sartori”, nel Museo Civico di Padova; “Bambino del conte Tommaso Soranzo”; “Contessa Guiccioli”; “Achille Savini”; “Adelaide Violini Savini”; “Amalia Violini Savini”. Della “principessa Elena Ghika Koltzoff Massalsky” (conosciuta nel mondo letterario con lo pseudonimo di Dora d’Istria) lo Schiavoni eseguì tre ritratti, l’ultimo dei quali rimase incompiuto per la morte dell’artista.

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