OPERA NON DISPONIBILE
OPERA NON DISPONIBILE

Ferruccio Ferrazzi

(Roma 1891 - 1978)

Ninetta – La preghiera (1941)

Misure: cm 50 x 33

Tecnica: encausto

firmato e datato in alto al centro “Al caro don Giovanni Fallani / Ferr. Ferrazzi 1941”

Al verso targhetta della “Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, Roma Piazza della Cancelleria”

Esposizioni: LXIII Mostra della Galleria di Roma, Roma 1943; Mostra d’Arte Sacra, Milano-Bologna-Roma 1968.

Il 1941, anno cruciale della piena maturità di Ferruccio Ferrazzi, vede l’artista progettare e lavorare  alla decorazione della sala di Galileo nell’Università di Padova, frutto di una complessa elaborazione che terminerà in una delle sue imprese pittoriche più importanti, eseguita a encausto su intonaco.  Ninetta – La preghiera è stata realizzata nello stesso anno e racchiude il medesimo fervore sperimentale in cui Ferrazzi era coinvolto a partire dall’inizio degli anni Trenta: dopo aver studiato la tecnica pittorica pompeiana alla fine degli anni Venti, come un autentico maestro antico, si era gettato anima e corpo in una spasmodica ricerca, passando «notti nello scantinato a lambiccare combinazioni di smalti, di vernici di supporti…» scrive nel 1943: «… sul dipinto ancora umido dell’intonaco, distendevo il velo di una cera disciolta e liquida, da penetrare con la fiamma, e dopo averla lucidata con ferri, ottenevo la materia simile a pietra, fissando i valori dei toni del colore bagnato. Era questo un lontano spunto da un antico mestiere ormai decaduto…»[1].
Frutto di queste sperimentazioni non sono solo le grandi imprese murali degli anni Trenta e Quaranta, ma anche piccoli e preziosi encausti su diversi tipi di supporti anche occasionali, come tegole o frammenti di terracotta, che riportano soprattutto ritratti familiari, esposti per la prima volta alla Quadriennale di Roma del 1939, tra cui Fabiola piccola (con frutta), Donna velata, Autoritratto, Donna che cammina, Ninetta piccola e La bella Ninetta. Ninetta (Metella), la seconda figlia di Ferrazzi, sua assistente per molti anni e indispensabile figura che ha tenuto in vita l’archivio paterno e tutta la sua imponente opera e memoria, è anche la protagonista dell’encausto in esame, eseguito nel 1941 e dedicato “Al caro don Giovanni Fallani”. Monsignor Giovanni Fallani, umanista, studioso di letteratura dantesca e di arte antica e moderna, e convinto del bisogno di un rinnovamento delle arti sacre, è stato vicino a molti artisti negli anni del regime, tra cui Ferrazzi. Segretario della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia – di cui al verso dell’opera si conserva la targhetta e di cui poi il monsignore è stato nominato presidente nel 1956, Fallani ha dedicato alcuni articoli a Ferrazzi su «L’Osservatore Romano», testimonianza del legame tra i due, insieme alla corrispondenza epistolare. L’opera, nel 1943, è stata esposta nell’importante antologica di Ferrazzi presso la Galleria di Roma, insieme ad altre centoquarantadue opere, tra cui diversi altri encausti dedicati alla famiglia. Nel volto e negli occhi di Ninetta ritorna quella lirica, solenne e preziosa ieraticità che Ferrazzi aveva osservato e studiato nei ritratti del Fayoum conservati al Metropolitan Museum di New York nel 1937, quando era impegnato come membro della giuria del Premio Carnegie di Pittsburgh. Una erudita ed emozionante commistione tra antico e moderno, nel ricordo ancestrale della pittura romana, sia nella scelta dell’encausto che nella memoria di quei giovani volti dagli occhi profondi ed espressivi, come quelli di sua figlia Ninetta.

Ferruccio Ferrazzi, nato a Roma nel 1891, acquisisce i primi rudimenti di disegno dal padre artista, ma tra il 1904 e il 1905 frequenta lo studio del pittore di genere Francesco Bergamini. Negli stessi anni, completa la sua formazione alla Scuola Libera del Nudo, per poi esordire, a soli sedici anni, con un Autoritratto esposto nel 1907 alla Mostra degli Amatori e Cultori, dove due anni dopo presenta La calce, dipinto divisionista.

[1] F. Ferrazzi, Dell’encausto, in L’encausto di Ferruccio Ferrazzi, catalogo della mostra, Pisa, 1971

Elena Lago

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