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Scultore
Filippo Cifariello
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Filippo Cifariello
I busti e le figure bronzo, cera o marmo di Filippo Cifariello partono dai 1.000 euro e arrivano a 2.700 euro, ma queste cifre possono essere superate da bronzi più impegnati: il record d’asta è stato di 4.924 euro nel 1999 per una testa in marmo di Fachiro, uno dei suoi soggetti più rappresentativi.
Le figure femminili in bronzo di piccolo formato oscillano dai 250 euro ai 900 euro a seconda del soggetto.
Questi valori sono solo indicativi. Molti fattori concorrono alla valutazione di un’opera, come la tecnica, il soggetto, le dimensioni e l’epoca di esecuzione. Inviateci una foto della vostra scultura di Filippo Cifariello per ottenere dai nostri esperti una valutazione accurata e personalizzata.
Filippo Cifariello nasce a Molfetta nel 1864, figlio di un artista poliedrico di non particolare talento, vive in condizioni di miseria e per questo motivo fin da piccolo si ritrova ad aiutare economicamente la famiglia. Rinuncia così agli studi e contribuisce alle spese familiari, sfruttando invece la sua predisposizione per le arti plastiche, e inizia a vendere delle statuette in creta. La famiglia, trasferitasi a Bari, Andria e poi a Trani, si stabilisce alla fine a Napoli. Qui nonostante le difficoltà economiche l’artista riesce a frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove segue le lezioni di disegno del pittore Gioacchino Toma e di scultura di Achille D’Orsi.
A causa del suo carattere inquieto e ribelle discute con diverse personalità e abbandona poco dopo gli studi accademici. Inizia a lavorare allora come modellatore di piccoli busti o decorazioni, partecipando anche a diverse rassegne nazionali: nel 1881 si distingue all’Esposizione romana per un Autoritratto; nel 1883 sempre a Roma presenta invece Studio da vero e Il volgo napolitano; mentre a Napoli partecipa con Primi palpiti, che viene tacciata di eccessivo verismo. In quel periodo la polemica tra veristi e accademici è molto accesa, tanto che alcuni lo accusano di aver formato dal vero la scultura, attraverso calchi.
Negli anni successivi parteciperà a diverse rassegne napoletane: nel 1884 prende parte con tre lavori dalle tematiche più leggere riguardanti la scultura di genere Non possumus, Piedigrotta, Un bacio dato non è mai perduto. Proverbio del de Renzis. Sempre a Napoli l’anno seguente partecipa con Lu capo Ninno e Ai bagni di S. Lucia; mentre nel 1888 espone nove lavori Da San Carlo, Eterna Musa, Civilta?!, Ritratto del Senatore Tommasi, Turchina, Un corvo!!, Doppio mestiere, Ritratto dell’onorevole Bovio e Secondo tentativo di pittura.
Nel 1889 si trasferisce e Roma e vi rimane fino al 1905, alternando un soggiorno in Baviera, avendo ottenuto l’incarico di direttore della fabbrica Lench, nella quale si realizzano modelli in porcellana biscuit. Nel 1890 partecipa all’Esposizione della Capitale con Ad maiorem Dei gloriam e con tre Ritratti, per i quali riceve delle medaglie d’oro. Lo scultore ha ormai raggiunto la fama, e nonostante le critiche e le polemiche, questa non lo abbandonerà mai.
Nel 1892 espone a Palermo tre lavori Napoletana, Un corvo in bronzo e un gesso raffigurante Cristo e la Maddalena, gruppo statuario che ottiene molta fortuna; nel 1896 lo troviamo anche all’Esposizione di Firenze con Ritratto di Daniele Muninger, Fachiro, Ritratto dell’onorevole Pugliese, Studio dal vero e Ritratto di Eugenio Checchi.
Il suo linguaggio in questo periodo si avvicina allo stile floreale che vige in quegli anni, ma senza offuscare quel verismo che ha sempre caratterizzato i suoi lavori e che quindi ora convive con il gusto liberty. Nel 1898 partecipa all’Esposizione torinese con l’opera Les malheureux che raffigura il drammatico trasporto del corpo di un operaio ferito, trattando così il tema dell’infortunio a lavoro, ma che diviene anche un’allegoria del dolore.
L’artista dedica infatti la sua attività a tematiche sociali, all’arte del ritratto oppure alla rappresentazione di allegorie, e predilige la materia del bronzo. I suoi ritratti sono caratterizzati da una particolare espressività del modellato e un’attenzione singolare alla resa psicologica.
Nel 1899 viene invitato alla Biennale di Venezia, alla quale espone sei opere Busto di donna, Tipo Bavarese, L’annunciazione dell’amore – Gruppo per fontana, tipicamente Liberty, Sfinge, Ritratto e Arnoldo Böcklin, una delle raffigurazioni più fedeli e meglio riuscite.
Nel 1894 lo scultore sposa Ninì de Browne, un’esuberante canzonettista francese, ma la loro storia è molto difficoltosa e nel 1905 l’artista si macchia di omicidio, uccidendola per gelosia. Questa vicenda diviene uno degli eventi e processi passionali più conosciuti e chiacchierati nell’Italia post-umbertina. Lo scultore viene però assolto, e malato si trasferisce a Napoli, dove ritorna a scolpire.
Realizza diversi monumenti anche per le piazze e per i giardini italiani, come quello raffigurante Mazzini caratterizzato da una nobile compostezza eseguito per Molfetta o il monumento ad Umberto I a Bari.
Torna ad esporre nel 1911, dopo lo sciagurato omicidio, sia a Napoli con Ritratto di Signora, Settembrina, Comm. Nicola Di Scanno e Il Comm. Scotti in “Tosca”, che a Roma con un Ritratto. Nel 1913 è a Napoli e presenta Dolore è vita e Ritratto del Maggior Generale Marincola. Lavora inoltre a figure di piccolo formato a tema sacro che riecheggiano l’iconografia popolare, soprattutto pugliese. Nel 1914 si verifica un altro infausto accadimento, la seconda moglie, Evelina Fabbri, perisce in un incidente domestico. I suoi problemi di salute mentale si acutizzano e sprofonda in una pesante depressione. Neanche un terzo matrimonio e la nascita di due figli alleviano il suo malessere. Partecipa nel 1924 alla Biennale d Venezia con Francesco Mastriani, Ritratto di Signora e Ermete Novelli; e nel 1933 a Napoli espone Nino Costa e Amleto Novelli. Pone fine ai suoi giorni, togliendosi la vita nel suo studio nella città partenopea nel 1936.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.