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Pittore

Francesco Albotto


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Francesco Albotto

( Venezia 1721 - 1757 )

Pittore

    Francesco Albotto

    L’unico dato biografico lo riporta il connoisseur Mariette, “Il [Marieschi], a eu un disciple qui, comme son maître. peint des veuës de Venise et des paysages ornès d’architectures qui ne sont pas mal touchès. Il se fit nommer, et il en épousé la veuve. Ce disciple est mort lui-Mêmè en 1758 le 13 janvier. Son véritable nom étoit Francois Albotto- Il n’étoit âgè que de trente-cinque ans”.

    Da una ricerca d’archivio risulta che sia nato nel 1721 mentre l’atto di morte ritrovato è del 1757 e testimonia un’età di 35 anni. Egli prese in moglie la vedova del suo maestro Marieschi, con la quale probabilmente rilevò la bottega. È presente all’interno della Fraglia dei pittori tra gli anni 1750 e 1756 in Francesco albori mentre il cosiddetto “problema Albotto” viene presentato come tale per la prima volta da Pallucchini, nel 1960.

    Quest’ultimo dodici anni dopo pubblica una Veduta del Palazzo Ducale visto dal mare firmata sul retro, “Francesco Albotto F. In Cale di Ca Loredan San Luca”. La ricostruzione della biografia del pittore sì inserisce a partire degli anni ottanta, con l’aiuto delle notizie pertinenti la carriera artistica di Marieschi.

    Quest’ultimo autore, infatti, fu un modello di riferimento molto importante per Albotto non solo da un punto di vista stilistico ma anche tematico e iconografico. Tutto ciò chiaramente rende più difficile la distinzione tra le opere del Marieschi e quelle dell’allievo. Nel 1743 Albotto ridà alle stampe le acqueforti del maestro eseguite tra il 1741 e il 1742, MagnificientIoris Selectioresque Urbis Venetiarium Preospectus.

    Più avanti e gli utilizzò il nome del maestro anche per il proprio elaborato. Sulla base della tela Veduta del Palazzo Ducale visto dal mare si è cercato di restituire alcuni dipinti all’allievo, fra queste opere appaiono 12 vedute attualmente al Museo di Capodimonte. Più recentemente gli sono stati attribuiti 4 capricci. Osservando quanto gli è attualmente attribuito non sembra emergere una personalità innovatrice ma quanto mai ossequiosa ai modi del maestro o del Canaletto, opera mediata dalle stampe di Visentini.

    Il suo stile sembra irrigidirsi nel tempo non solo a causa di una pennellata che si fa meno dinamica ma anche per una riduzione tonale apportata sulla tavolozza che lo portò a utilizzare prevalentemente una gamma cromatica via via sempre più fredda. Il legame col Marieschi gli concesse tuttavia un periodo di successo, la fortuna volle che non si trovò a competere con notevoli pittori attivi nel suo genere, in un periodo piuttosto neutrale.

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