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Francesco Appiani


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Francesco Appiani

( Ancona 1704 - Perugia 1792 )

Pittore

    Francesco Appiani

    Studiò presso Simonetti detto il Magatta, per poi recarsi a Roma dove collaborò con Trevisani, Pannini e Mancini. Divenne ben presto molto apprezzato dalla nobiltà romana e dalla corte pontificia. Dopo un periodo di abbandono dell’attività a causa della morte della moglie, fu invitato dalla principessa Teresa Grillo Panfili, presso la villa di Spello.

    Gli venne commissionato, dal cardinale Cosimo Imperiali, un ritratto da eseguire a Perugia. Anche in questa occasione Appiani divenne il beniamino della nobiltà tanto da ottenere la cittadinanza onoraria nel 1773. In questa sede ottenne diverse commissioni provenienti sia da privati (come la decorazione dei palazzi: Ansidei, Donini, tra il 1745 e il 1750; Oddi Alfani a San Martinello) che da parte di ordini religiosi, come gli affreschi portati a termine presso la Cattedrale di San Lorenzo (Evangelisti nel transetto, Apostoli e dottori della chiesa nella navata centrale).

    Lavorò anche in territorio umbro, ad Assisi nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, nella volta della cappella di S. Antonio Abate; a Foligno fu attivo nella chiesa di San Salvatore (S. Francesco di Paola, 1744) e a Spoleto a San Gregorio Maggiore (Miracolo di S. Gregorio a Spoleto). Se in un primo momento il suo stile risentì dei moduli seicenteschi della Controriforma fu grazie al modello Trevisanesco che raggiunse una maggiore leggerezza coloristica e una più libera ispirazione religiosa.

    Durante le ultime attività portate a termine dimostrò interesse per il classicismo precarraccesco, affrontando così l’esperienza neoclassica con risultati particolarmente gradevoli. Fece sfoggio della sobrietà del disegno accompagnata dalla pastosità del colore. Nonostante i tentativi da parte della critica (Bertini Calosso in Enciclopedia Italiana) di rintracciare i sottesi modelli e le origini tuttora oscure del pittore, la ricostruzione appare generica.

    Al di là di un influsso dei Carracci e del Correggio, quest’ultimo trattato con più levità, l’artista è stato definito con sicurezza un manierista. Non rifiutò modi caravaggeschi nella sua pittura a olio tanto da compiacersi dei violenti passaggi chiaroscurali propri del Merisi.

    Nell’affresco appare una più spontanea complicità con la tradizione veneziana che in realtà sembra trapelare anche nella pittura a olio. Appiani dominò indiscutibilmente il panorama perugino assieme a Boccanera, a Carattoli e a Mancini. Grazie al numero delle opere Appiani può considerarsi il maggior artista locale del tempo. Monotti fu suo allievo a Perugia, figlio di Andrea si misurò con l’arte della pittura e quella della miniatura.

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