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Scultore
Francesco De Matteis
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Francesco De Matteis
Francesco De Matteis nasce a Lecce nel 1852, apprendendo i primi rudimenti dell’arte scultorea nelle botteghe leccesi, soprattutto presso il Laboratorio della cartapesta di Achille De Lucrezi. Si trasferisce poi a Napoli dove frequenta l’Istituto di Belle Arti e studia scultura con il maestro Stanislao Lista e disegno con Gioacchino Toma.
Durante il soggiorno nella città campana entra in contatto con il circolo artistico che si riunisce al Caffè Europa e al Gambrinus, di cui decorerà più tardi alcune sale. In questi anni fa un breve viaggio a Parigi, dove osserva l’arte impressionista, per poi tornare nella città partenopea. L’artista predilige una scultura di piccolo formato, seguendo soprattutto un filone narrativo e bozzettistico, a dispetto dell’arte monumentale e la statuaria di grande formato diffusa in ambito accademico.
Concentra il suo interesse verso singole sculture o gruppi scultorei sempre di piccole dimensioni, e gli spunti per i soggetti arrivano direttamente dalla strada, infatti i personaggi raffigurati sono scugnizzi che giocano, bande di musicanti, venditori, pagliacci, gente che osserva tra i vicoli di Napoli.
L’artista prende parte a diverse manifestazioni nazionali, infatti nel 1884 lo troviamo a Torino con Na parolella e due Figure; nel 1887 partecipa all’Esposizione di Firenze con Un bulgaro, Un suddito, ossia la troia ammaestrata e La canzone napoletana; nello stesso anno espone a Venezia sei opere Là!, Nel circo, A S. Lucia, Toreros e i già citati Bulgaro e Canzone Napoletana.
L’anno successivo prende parte all’Esposizione di Napoli con Un idillio spagnolo, e nel 1891 partecipa alla medesima rassegna con Scherzo. Nel 1896 espone alla prima Triennale di Torino A Piedigrotta, che presenta anche l’anno successivo a Napoli.
Questo lavoro è uno dei più celebri dell’artista che coglie un attimo di quotidianità di un gruppo di musicanti partenopei, rappresentati in abiti tradizionali durante la festa di Piedigrotta, un festival della canzone musicale, che vive il suo massimo splendore tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Nei volti di alcune statuine fa uso di un tocco rapido derivato da suggestioni impressioniste, nelle pieghe delle vesti invece si sente l’influenza dello scalpello della pietra leccese.
A Napoli viene affascinato moltissimo dalla mimica, infatti la resa dei gesti diviene una caratteristica fondamentale nei lavori dello scultore.
Nel 1897 prende parte anche all’Esposizione di Torino con Mefistofele, Andalusa e Tarantella Sorrentina.
Abile anche come decoratore, nel 1897 l’artista partecipa alla decorazione del Teatro Comunale di Santa Maria Capua Vetere e alla decorazione della facciata del teatro Del Fondo, oggi il Teatro Mercadante di Napoli.
In questi ultimi anni del secolo, la sua fama scavalca i confini campani, ma decide di tornare a Lecce per decorare due dimore aristocratiche pugliesi: il palazzo Carrozzini e Palazzo Garzya, oggi noto come Palazzo Famularo. Nella città natale lavora anche alla realizzazione del busto di Gioacchino Toma, suo insegnante all’Istituto di Belle Arti, inaugurato nel 1898.
Attualmente questo lavoro non è più esistente perché probabilmente fuso durante la Seconda guerra mondiale per costruire armi. La copia originale in gesso viene invece inviata a Galatina, città natale di Gioacchino Toma, ed è ospitata al Liceo Artistico della cittadina salentina. Quest’opera scultorea si rivela un’eccezione nella produzione di Francesco De Matteis, non occupandosi mai di monumentalistica, ed è quindi un vero elogio al suo maestro conterraneo.
Lo scultore si sottrae poi alla vita pubblica per gli ultimi vent’anni della sua esistenza a causa della perdita dell’unica figlia che lo addolora profondamente. Scompare a Napoli nel 1917.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.