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Pittore

Gonin Francesco


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Gonin Francesco

( Torino 1808 - Giaveno 1889 )

Pittore

    Gonin Francesco

    Francesco Gonin nasce a Torino nel 1808, dal 1820 frequenta l’Accademia Albertina, aderendo ben presto agli stilemi della pittura classica. Conosciuto Luigi Vacca, di cui poi sposerà la figlia, lo accompagna ad Altacomba per aiutarlo nella realizzazione degli affreschi con La vita di San Bernardo. Dunque, non ancora terminati gli studi già si impegna nella stesura scene sacre, ma in seguito, da pittore molto versatile, si occuperà di scene di argomento storico, di paesaggi e di scenette di genere.

    Importante è il suo contributo sperimentale alla tecnica dell’incisione, che inizia a studiare approfonditamente alla fine degli anni Venti. Esperto litografo, collabora come illustratore a diversi programmi e pubblicazioni reali come Iconografia sabauda ed esordisce proprio con alcune incisioni all’Esposizione del 1829 a Torino.

    Negli anni Trenta si avvicina molto alla figura di Massimo D’Azeglio con cui soggiorna a Milano nel 1835 ed ha la possibilità di entrare in contatto con Giuseppe Molteni. Subito dopo compie un viaggio a Parigi dove espone al Salon del 1836 un paio di paesaggi ad acquarello, per poi esporre a Brera alcune opere ispirate ai romanzi storici di Walter Scott, di D’Azeglio stesso e soprattutto dei Promessi Sposi di Manzoni che conosce proprio negli anni Trenta.

    Da questa amicizia, nata grazie all’intercessione di D’Azeglio, scaturirà la collaborazione tra i due. Gonin, infatti, illustrerà con xilografie l’edizione del 1840 dei Promessi Sposi, curata dallo stesso Manzoni.

    Ormai conosciuto dai più importanti committenti di area sabauda, compreso Carlo Alberto, Francesco Gonin dall’inizio degli anni Quaranta riceve una vastissima serie di incarichi che lo portano all’esecuzione di alcune delle sue opere più fortunate e importanti.

    Nel 1842 partecipa all’Esposizione di Torino con La difesa del corpo di PatrocloIl duello tra Achille ed Ettore e Apollo che difende Ettore, una serie di dipinti di storia ispirati all’Iliade. Proprio il poema omerico era stato oggetto della decorazione della Rotonda del Palazzo Reale di Torino, realizzata da Gonin sotto la direzione di Pelagio Palagi nel 1837.

    Ancora nella metà degli anni Quaranta si dedica ad altre decorazioni nella Sala del Caffè e nella Sala delle Guardie, continuando ad esporre a Torino. Nel 1845 in particolare presenta una serie di quindici ritratti e una Beatrice Cenci, condotta al patibolo, viene liberata dagli allievi di Guido Reni. Diversi dipinti di storia sabauda compaiono alle esposizioni successive, come Il Duca, poi re Vittorio Amedeo II dà ai contadini affamati l’oro del suo collare da lui fatto a pezzi (novembre 1692).

    Come accennato, dall’aristocrazia sabauda viene richiesto soprattutto come ritrattista: realizza infatti alcuni famosi ritratti come quello del Re Vittorio Emanuele II presentato all’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861. Continua a partecipare alle esposizioni torinesi fino a tutti gli anni Ottanta, presentando scene storiche ma anche paesaggi e quadri di genere.

    Ne sono esempio Il Ratto d’EuropaIl prezzo del sangueLa congiura de’ PazziVal d’Ala di SturaAutunno, InvernoGioie materneDanza di pastorelle e Barbiere – costumi del Cinquecento. Attivissimo anche come scenografo, ricopre il ruolo di direttore dei costumi al Teatro Regio di Torino per diversi anni. Muore a Giaveno nel 1889.

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