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Pittore

Sampietro Francesco


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Sampietro Francesco

( Garlasco (Pavia) 1815 - ? 1892 )

Pittore

    Sampietro Francesco

    Pittore lombardo, nato a Garlasco, grosso borgo della Lomellina, il 2 giugno 1815. A 14 anni andò a Pavia a studiare il disegno dal celebre incisoro Giovita Garavaglia; ma volendo egli studiare la pittura, dopo due anni si portava Milano, dove stette dal 1834 al 1839.

    Sua madre che amava moltissimo di veder il figlio a studiar la pittura, fece i più grandi sagrifizi vendendo quanto aveva recato di dote la casa e le poche terre.

    Ma con tutto ciò non avrebbe ancora potuto portare a perdite i suoi studi, se generosi amici non la avessero aiutato a vincere le dure difficoltà incoraggiandolo, con parole e con fatti, per potersi sostenere a Milano fino all’agosto 1839, epoca in cui terminava il suo primo quadro di figure grandi al vero: “San Rocco che visita gli appestati”.

    Il quadro, comessogli da una confraternita di Garlasco, fece incontro nel paese.

    Dopo questo lusinghiero successo egli potè (sempre assistito ed incoraggiato da alcuni egregi amici e particolarmente dalla famiglia Cappa) far il viaggio di Roma ove studiò e lavorò fino al 1843.

    In tale periodo fece un quadro pel castello di Agliè, di proprietà allora di S. M. la regina Maria Cristina, vedova di re Carlo Felice; il quadro rappresenta “Guglielmo Grandson primo cavaliere della Annunziata”.

    Pel comune di Alagna (Lomellina) dipinse “San Germano che libera i Carcerati” poi “Le Anime del Purgatorio”, quadro ordinatogli dal comune di Groppello, pure in Lomellina.

    Verso la metà del 1843 andò a Venezia a studiare i sommi coloristi.

    A Venezia fece un quadro per chiesa, ripetendo il tema: “Le Anime Purganti” per il paese di Cillavegna ordinatogli dal parroco di quel paese.

    Dopo 16 mesi il Sampietro tornava di nuovo a Roma ove dipinse due altri quadri grandi per chiese della Lomellina cioè un “San Pietro” per la Confraternita di San Rocco in Garlasco, ed un “San Giovanni Evangelista” colossale pel Carponara.

    In seguito dipinse una “Via Crucis” per la parrocchiale di Garlasco.

    Nel 1849 lasciava Roma e si stabiliva in Torino, dove ebbe parecchie Commissioni dal re Vittorio Emanuele, dal Magistero dell’Ordine Mauriziano e da privati.

    Tra il numero grande dei lavori eseguiti nel corso della sua lunga vita meritano di essere menzionati anche i seguenti: “Una Madonna”, pel Santuario di Bozzolo (presso Garlasco); “I Santi Maurizio e Lazzaro” per la cappella dell’ospedale di Sanzo; “Un Cristo tra i fanciulli”, per l’asilo d’infanzia fondato dal Signor Niccola Traversi in Lomellina; “Il Delirio di Ermengarda”; “La morte del Conte Rosso”; “Una preghiera a Subiaco”.

    Nel 1860, il Sampietro fu nominato sostituto al professore Enrico Gamba, nell’insegnamento del disegno di figure nella Regia Accademia Albertina di Belle Arti, posto che occupa tuttavia.

    Benchè innanzi cogli anni, egli ha ancora per l’arte un amore giovanile e con lena indefessa alterna le occupazioni d’insegnante al lavoro di cavalletto.

    Nel 1880, esponeva alla Mostra Torinese un quadro che ebbe il favore del pubblico e fu giudicato uno dei migliori suoi dipinti: rappresenta “Papa Giulio II a cui viene presentato Michelangelo per la riconciliazione”.

    AGGIUNTE del 1892:

    Di questo artista fu fatto cenno due volte per errore, sotto l’intestazione Sampietro e Sanpietro, e debbono perciò riunirsi insieme tutte le notizie che vengono date ambo le volte.

    Testo sotto il nome di SANPIETRO Francesco.

    Pittore della Lomellina, residente a Galasco.

    Sua speciale passione è la pittura di paesaggio e vi riesce assai bene.

    Degna di nota è una bella tela rappresentante “Caino”, esposta, nel 1872, all’Accademia di Brera di Milano.

    Un altro quadro pregevole presentò all’Esposizione di Belle Arti in Torino, col titolo: “Riconciliazione di Papa Giulio II con Buonarroti”.

    Altro suo dipinto è: “Torquato Tasso presentato al Duca Emanuele Filiberto, dal principe Gonzaga di Mantova”.

    I lavori del Sanpietro non mancano di buone qualità pittoriche; in tutti si vede, disegno corretto, efficacia di colorito, veramente degni d’encomio.

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