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Pittore

Francesco Vinea


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Francesco Vinea

( Forlì 1845 - Firenze 1902 )

Pittore

    Francesco Vinea

    Studiò dapprima all’Accademia di Firenze, ma non potè continuare gli studi per la povertà in cui si trovava, e passò qualche tempo in dure vicende e peripezie. Vagò qua e là, si trattenne qualche tempo a Milano; lavorò presso un fotografo, lavorò anche come disegnatore di giornali illustrati, finchè con uno scarso peculio messo assieme a forza di privazioni, tornò a Firenze e potè soddisfare l’ardente aspirazione del suo ingegno e del suo cuore, quella di mettersi a far quadri.

    Francesco Vinea ebbe per maestro il professore Pollastrini, che lo amò qual figlio e pel quale serba la più affettuosa memoria e la più viva gratitudine, sebbene l’allievo portato dal sentire proprio, seguisse tutt’altra via. I brevi studi accademici non influirono affatto sopra di lui: tanto e vero che tenne un indirizzo affatto diverso da quello che i barbassori della vecchia pittura additavano.

    Ingegno fantasioso e brillante, il Vinea non è fatto per la grandiosa pittura storica, nè per le scene potenti del dramma. Sin da principio rivelò una straordinaria perizia per i soggetti di genere, per le leggiadrie del disegno e del colore. I suoi primi interni fecero fortuna; negozianti di Parigi e di Londra e amatori li comprarono a gara, a prezzi di affezione, e davano al giovane pittore commissioni nuove.

    Tantochè il tempo per lui diventò oro; oro però che egli non mette in serbo, nè converte in rendita, ma spende col fanatismo dell’artista in arazzi, tappeti, pelli preziose, strumenti musicali eterocliti, mobili, intagli, vasellami, cristalli, stoviglie, armi, ceramiche, bronzi. Il suo studio sul viale Principe Eugenio, a Firenze, sembra un museo orientale abbellito dalla fervida fantasia di un poeta. Alla rarità delle cose antiche e moderne che vi sono sparse con studiata negligenza, va unito il gusto fino ed artistico.

    Certo il suo studio è la sua miglior opera d’arte. Nell’insieme di quella magnifica sala, va notato anche un lavoro del pennello suo: il soffitto dipinto a tempera con figure olimpiche, allegoriche alle belle arti. Benchè giovane ancora, dei quadri ne dipinse molti, e i giornali illustrati di Milano e di Parigi ne hanno riprodotti parecchi. Nulla di serio, nulla di solido, nulla di classico: non concetti robusti, non idee elevate, non pensieri profondi.

    I suoi quadri, come quelli del Meissonier, sono scherzi del disegno, sorrisi del colore, interni pieni di vita e di brio, scene di costumi leccate con grazia e disinvoltura: tutto ciò che la moda cerca pei saloni. Una volta accettato il genere, niun dubbio che Francesco Vinea è dei pochi che lo trattano con fecondità di fantasia, attento studia di dettagli e splendore di tavolozza. Soggetti de’ suoi quadri sfuggono alla memoria come le iridiscenti bolle di sapone sfuggono alla vista.

    Fra quelli chi la stampa registrò come migliori, c’è un baccanale di soldati e di donne in una cantina col titolo: “Alla più bella”, perciò vi si fa l’apoteosi della più bella ragazza tra le presenti. Fece anche: “La visita alla nonna”; poi “Un rapimento”, nel costume del 500; poi “Una bagnante”. Quest’ultimo quadro esce dalla categoria dei quadretti: è una figura grande al vero una formosa giovane che volta le spalle all’osservatore.

    Sta in piedi nel vestibolo del bagno, appena toltasi l’ultimo velo alla sua nudità: l’interno su cui spicca il bel corpo, è ricco di una lussuriosa suppellettile giapponese. Questo quadro è delle più felici reminiscenze tizianesche; forse nuoce all’effetto della figura il soverchio barbaglio degli accessori, tra cui un bellissimo fagiano dalle piume dorate.

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