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Pittore

Gasparantonio Baroni Cavalcabo


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Gasparantonio Baroni Cavalcabo

( Sacco 1682 - Villa Lagarina 1759 )

Pittore

    Gasparantonio Baroni Cavalcabo

    Apprende i primi rudimenti del mestiere presso il cugino Giovanni Baroni. Tra il 1703 e il 1705 frequenta la bottega di Antonio Balestra a Venezia. Nel 1707 soggiorna a Roma per perfezionare la propria tecnica. Dopo un periodo durante il quale si prende cura dell’amministrazione familiare, a partire dal 1716 fino al 1718 Baroni si occupa del ciclo decorativo della chiesa del Carmine a Rovereto. La raffigurazione della Madonna dello scapolare è quella che lascia trapelare influenze più incisive da parte di Antonio Balestra, mentre negli Episodi di Eliseo ed Elia prevalgono atmosfere cortonesche e composizioni manieristiche, tratte probabilmente dall’esperienza romana.

    È stato difficile poter stilare un elenco cronologico delle opere dell’artista data l’incostanza qualitativa che caratterizza il suo operato. Dopo la biografia del Vannetti del 1781, una ricostruzione biografica del Baroni appare meno difficoltosa grazie allo studio di Passamani, del 1958. Nello studio monografico una delle tele ritenute scomparse, ed elogiata dal Vannetti, è la Caduta di Simon Mago che va identificata con la tela attualmente presente all’interno della chiesa dei Cappuccini di Arco. La maggior parte delle opere del pittore si trovano a Rovereto, sebbene parte delle tele ricordate dalle fonti siano andate perdute. Un altro gruppo di opere si trova a Trento nelle chiese di Preore, Nogaredo, Mori, Levico, Isera, Villa Lagarina e Mantova.

    Fu frescante insieme al Gresta con il quale lavorò presso la cappella Fedrigotti in Santa Trinità a Sacco dal 1726 in poi. Nel 1742 interviene a Trento presso il Duomo, in particolare sul ciclo decorativo abbandonato dal Dorigny. Affresca sull’imposta del cupolino l’Incoronazione della Vergine. Dopo la scomparsa di parte di questi affreschi è ancora ravvisabile, all’interno della Parrocchiale di Sacco, l’impegno profuso dell’artista ricco di stilemi barocchi. Negli affreschi del “Paradisetto” si osserva uno stile più arioso e davvero settecentesco, anche grazie all’intervento di Sartorio che progetta secondo i principi di illusione ottico-luminosa e con l’aggiunta di stucchi rocaille.

    Vi sono numerose tele, presso la chiesa di San Giovanni Battista, con i fatti del Santo eponimo, scene tratte dalla Passione e altri episodi ancora che testimoniano la qualità delle diverse tappe del percorso di Baroni. Muore il 12 ottobre 1759 quando affresca, all’interno di Villa Lagarina, La scala di Giacobbe della Parrocchiale. Tornando alla ricostruzione del Passamani del 1958, alcune opere annesse alla produzione del Baroni non corrispondono all’insieme delle opere autografe, in particolare si ricordano le schede n. 11, 13, 15, 31, 31 bis.

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