OPERA DISPONIBILE
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  • DETTAGLI

Gaspare Landi

(Piacenza 1756 - 1830)

Gesù disputa con i dottori al tempio

Misure: cm 92 x 136

Tecnica: Olio su tela

Modello per la versione più grande dello stesso soggetto, conservata presso Palazzo Farnese a Piacenza.

È nella trattazione di temi mitologici, di storia e di episodi biblici che Landi si afferma in maniera indiscussa, coniugando abilmente bello ideale e resa espressiva, “gareggiando” con i contemporanei Camuccini, Appiani, Bossi e lavorando alacremente nell’ambiente romano, pur senza mai abbandonare i fedeli committenti piacentini.

Per la chiesa di San Giovanni in Canale, infatti, esegue nel 1808 la Salita al calvario, mentre nel 1812, anno in cui viene nominato cattedratico di pittura all’Accademia di San Luca, viene chiamato a realizzare il soggetto Gesù disputa con i dottori al tempio, su commissione del marchese Mandelli, per la chiesa piacentina di Santa Maria della Pace. La tela inedita qui presentata è il modello per lo stesso soggetto, di dimensioni maggiori, conservato in Palazzo Farnese a Piacenza, con cui ha molte corrispondenze, ma che mostra anche alcune variazioni sostanziali, soprattutto nella resa delle finiture cromatiche e nell’inserimento di dettagli scenici, di costume e fisiognomici: il cesto in basso a sinistra è aperto, ma non rivela le pergamene arrotolate come nella stesura finale; molti sandali ai piedi dei dottori presentano delle piccole differenze rispetto alla tela di Piacenza, particolare evidente soprattutto nella figura di profilo in primo piano a destra e nel personaggio al suo fianco; le pergamene tenute in mano dai dottori, poi, sono ancora prive di scritte; il volto del dottore alla destra di Gesù sfoggia un notevole scarto con il suo corrispondente, poiché ci appare come un vegliardo con capigliatura e barba scure e folte, mentre nel dipinto piacentino, pur adottando la stessa espressione coinvolta dalla parole di Gesù, ci appare con una chioma più rada e chiara, con un naso più aquilino e un’età decisamente più giovanile.

Il valore del dipinto risiede in queste discrepanze con la stesura finale e anche nella straordinaria fusione di diversi elementi: dall’emiciclo fatto di figure umane che tanto ricorda gli esempi di Raffaello, alla brillante resa naturalistica delle teste e dei numerosi registri caratteriali che ne emergono, di evidente memoria leonardesca, al nitore plastico delle figure che viene temperato dal colorismo aggraziato, dall’accennato e morbido chiaroscuro e dalla delicata e sapiente linea disegnativa che definisce gli eleganti panneggi. La perfetta gestione compositiva deriva dalla riflessione sul metodo mengsiano, che consisteva nell’utilizzo di modellini in cera o creta eseguiti per lui da scultori come Adamo Tadolini e Pietro Tenerani.

Nella tela, Gesù giovinetto, nella veste rossa che lo mette in risalto, è seduto tra sei Dottori della Legge, come si narra nell’episodio del Vangelo di Luca. Alle sue spalle, accorati, compaiono Giuseppe e Maria, che hanno ritrovato il figlio dopo tre giorni di ricerche. Quattro dottori hanno in mano o sulle gambe pergamene con le sacre scritture, altri discutono con il giovanissimo Gesù, interessati, stupiti, corrucciati o concentrati. La resa degli affetti di ogni singolo volto e le pose gestuali dei personaggi dunque emerge come qualità primaria del dipinto, nella corrispondenza con i versetti di Luca e pertanto nella precisa applicazione del principio oraziano ut pictura poësis che si ritrova anche nelle tele di soggetto mitologico e negli exempla virtutis mutuati dalla letteratura greca e latina. Questa visione si coniuga perfettamente con la ricerca di una bellezza ideale e senza tempo, ispirata certamente dall’antico, e con il sereno equilibrio della composizione, nella scelta di una scarna e semplice quinta architettonica che ha il ruolo di esaltare la padronanza nella stesura cromatica delle vesti, la rielaborazione di brani e modelli figurativi dei pittori primitivi, la gestione delle naturalistiche anatomie e la suggestiva coerenza compositiva che precorre gli esiti puristi.

Elena Lago

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