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Pittore
Gennaro Maldarelli
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Gennaro Maldarelli
Gennaro Maldarelli nasce a Napoli intorno al 1795 e diviene allievo del pittore neoclassico partenopeo Costanzo Angelini. L’artista lavorerà per tutta la sua carriera al servizio dei Borbone durante gli anni della Seconda Restaurazione per soddisfare le numerose imprese decorative promosse da Ferdinando II per le residenze reali e le altre sedi rappresentative.
Le prime testimonianze documentate si hanno nel 1827 quando viene nominato “maestro dei principii del disegno di figura della Scuola Elementare di disegno per gli Artieri”, presso il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. Intorno al 1824 collabora inoltre alla realizzazione di alcuni disegni tratti direttamente dagli affreschi degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Vengono ricondotti alla mano dell’artista una serie di pitture murali alla pompeiana realizzate in diversi ambienti del Palazzo Reale di Napoli; nel vestibolo e nella galleria della villa Doria d’Angri a Posillipo; nella scala del palazzo Ruffo della Scaletta; e negli affreschi parietali del palazzo Colonna di Stigliano.
Il pittore prende parte a diverse esposizioni borboniche con lavori che spaziano dai soggetti mitologici, religiosi o ai ritratti. Nel 1826 partecipa all’Esposizione borbonica con Venere che scherza con Amore, Ritratto di donna e Ritratto di uomo; nel 1830 presenta Ritratto di D. Felice Niccolini presso di un pianoforte nell’interno di una stanza, Ritratto del Principe di Sannicandro a mezzo busto, Ritratto di giovinetto, Ritratto virile e Achille che rimanda la Briseide ad Agamennone. Nel 1835 espone Ercole che si rimpossessa di Dejanira dopo aver ucciso il Centauro Nesso. Nel 1839 prende parte alla rassegna borbonica con nove lavori di cui Sei studi ad olio di diversi teste di Apostoli col Salvatore, La Vergine assunta in Cielo, accolta dalla Triade SS., L’Arcangelo S. Michele che precipita gli Angeli ribelli e Ritratto muliebre.
Nel 1837 dipinge a tempera nella chiesa di S. Carlo all’Arena la complessa volta ellittica con l’Eterno Padre e negli otto costoloni i Quattro evangelisti e i Quattro profeti maggiori; sulla sovrapporta della medesima chiesa esegue a tempera L’apoteosi di S. Carlo e per uno degli altari S. Giuseppe Calasanzio che resuscita un fanciullo.
A tema religioso si ricordano anche L’Annunciazione nella chiesa di Mater Dei e l’Angelo custode in S. Maria delle Grazie. Come abile ritrattista esegue inoltre le effigi di Ferdinando I, Maria Luisa e Isabella di Borbone di Spagna.
Dal 1840 è impegnato nella decorazione di alcuni ambienti del Palazzo Reale di Napoli. Dipinge il soffitto di una stanza degli appartamenti vecchi con Tancredi rinvia Costanza a Enrico IV, e quello di tre sale dell’appartamento delle Feste: nella prima realizza La Giustizia irradiata dal Genio borbonico; nella seconda i ritratti degli antichi regnanti come Ruggiero, Federico, Tancredi e Guglielmo II; e nella terza le Storie di amore e Psiche, i cui cartoni vengono presentati all’Esposizione borbonica del 1843.
Dal 1845 si occupa della decorazione della reggia di Caserta dove esegue gli affreschi della volta della nuova sala del trono e sostituisce nella sala di Alessandro i dipinti realizzati durante il governo di Gioacchino Murat. Il pittore si spegne a Napoli nel 1858.
Emanuela Di Vivona
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