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Gerardo Dottori

( Perugia 1884 - 1977 )

Pittore

    Gerardo Dottori

    Gerardo Dottori si forma all’Accademia di Belle Arti di Perugia che frequenta per un breve periodo, di sera. Di giorno, fa esperienza nella bottega di un antiquario perugino: nasce in lui la passione per la decorazione, tanto che nel 1906 decide di trasferirsi a Milano per approfondire la sua vocazione.

    Qui conosce il Divisionismo e prende parte al fertile clima culturale, ma purtroppo, per problemi economici è costretto a rientrare a Perugia, dove inizia a collaborare a distanza alla rivista fiorentina “La Difesa dell’Arte”. Sono gli anni Dieci: inizia a dipingere i primi quadri di ispirazione futurista, tra cui Esplosione di rosso sul verde, di chiaro intento astratto, lontanissimo dai precetti accademici. Inizia ad animare a Perugia un gruppo di intellettuali interessati al futurismo che incontra al Caffè Mezza Bestia.

    Nel 1911 a Napoli conosce Giacomo Balla, figura per lui fondamentale per il definitivo avvicinamento al Futurismo. Aderisce ufficialmente al movimento nel 1912, anno in cui esegue Primavera. Durante la guerra continua a dipingere e a comporre parolibere, influenzato dal contatto con Filippo Tommaso Marinetti, invitato ad una serata futurista a Perugia nel 1914. Nel dopoguerra, precisamente nel 1920, fonda la rivista “Griffa!”, facendo uscire la sua piccola città dal provincialismo culturale.

    Nello stesso anno si tiene a Roma la sua personale presso la Casa d’Arte Bragaglia, che contiene in nuce la sua idea di Aeropittura. Nel 1924 presenta alla Biennale veneziana Primavera umbra, paesaggio rurale preso da un punto di vista radicalmente nuovo, quello della cima di una montagna. Forme geometriche quasi narrate attraverso un fish-eye fotografico appaiono in un paesaggio dai toni accesi e dalle linee curve e dinamiche.

    Il 1926 lo vede trasferirsi a Roma per più di un decennio: nel 1929 le sue ricerche lo portano ad elaborare il Manifesto dell’Aeropittura, firmato anche da Balla, Marinetti, Benedetta Cappa, Prampolini, Depero, Fillia, Tato e Somenzi. Poco dopo, partecipa alla Mostra Futurista di Aeropittura presso la Galleria Pesaro di Milano, divenendo uno dei principali interpreti del genere. Non è un caso, che definendosi “pittore rurale”, redigerà, nel 1941, anche il Manifesto umbro dell’Areopittura, con le sue visioni dinamiche ed in volo che riguarderanno soprattutto le campagne umbre.

    Nelle visioni aeropittoriche cielo e terra si fondono in colori vibranti, come se anche il paesaggio fosse colto nella velocità del volo. Energia, senso di libertà, vigore e elementi fascisti si legano nella poetica di Dottori che, nel 1927 realizza La partenzaLa corsa L’arrivo. Si dedica poi alle visioni aeree, per le decorazioni murali dell’Idroscalo di Ostia.

    Legatissimo alla sua terra d’origine, preferisce dare dell’Aeropittura una versione meno meccanica e più legata alla natura e alle visioni dell’Umbria a volo d’uccello. Risalgono alla Biennale di Venezia del 1932 Architettura aereaMiracolo di luci volandoAnnunciazione in un tempio d’ariaPaesaggio dall’altoRitratto aereo del futurista Mario Carli e L’aviatore.

    Tra di esse, l’Annunciazione, opera sacra, annuncia il Manifesto dell’Arte Sacra Futurista, scritto e firmato di lì a poco da Dottori stesso. Continua con le sue visioni fino agli anni Quaranta inoltrati, realizzando soprattutto Sintesi aeropittoriche di città italiane.
    Muore a Perugia nel 1977; la sua figura, per la sua netta adesione al fascismo è stata quasi soggetta a damnatio memoriae negli anni Cinquanta, per essere poi riabilitata successivamente ed essere al centro di importanti retrospettive in tutto il mondo.

     

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