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Pittore

Giacomo Favretto


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Giacomo Favretto

( Venezia 1849 - 1887 )

Pittore

    Giacomo Favretto

    Giacomo Favretto nasce a Venezia nel 1849 da un umile falegname nella cui bottega inizia a lavorare sin da piccolo. Viene poi indirizzato dal pittore Frencesco Vason alla pratica del disegno. Ben presto, il maestro, notate le doti del ragazzo, convince la famiglia di Giacomo ad iscriverlo all’Accademia di Venezia.

    Vi studia dunque dal 1865 al 1870, sotto la guida di Michelangelo Grigoletti e Pompeo Marino Molmenti, perfezionando il disegno e studiando il colorismo del Settecento, soprattutto quello di Tiepolo. Grigoletti lo introduce anche allo studio del tonalismo veneto del Cinquecento, mentre Molmenti lo rende avvezzo ad una minuzia descrittiva e disegnativa che caratterizza gran parte della sua prima produzione. Amico di Guglielmo Ciardi, inoltre, si avvicina alle nuove istanze della pittura di macchia e conosce poi Federico Zandomeneghi.

    Le prime opere risultano attentissime agli effetti luministici ma anche ad un’accurata e resa disegnativa: ne sono esempio i capolavori dei suoi esordi, Scuola di pittura del 1871, La lezione di anatomia e I miei cari del 1873. Tutte opere che riflettono un dettagliato studio della lezione fiamminga per quanto riguarda gli interni, ma anche una forte sensibilità nei confronti degli effetti di luce.

    Queste prime prove vengono ampiamente apprezzate dal pubblico e dalla critica, che comincia ad interessarsi anche alle piccole scene di genere che Favretto espone in diverse mostre, ispirate alla quotidianità veneziana, ma anche al Settecento, realizzando frizzanti, argute e leggerissime scene in costume. Ad esempio, nel 1875 presenta a Torino Una partita a scacchi, all’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877 invia Lo zucchero al cagnolino.

    Nel 1879 si reca a Parigi insieme a Ciardi per visitare l’Esposizione Universale e qui entra in contatto con la pittura leziosa e virtuosistica di Jean-Louis Ernest Meissonier, ma anche con lo sfarfallio cromatico dei dipinti di Mariano Fortuny. È una lezione che tiene ben presente al suo rientro in Italia, quando sviluppa un linguaggio perfettamente alla moda del mercato del tempo: una pittura vibrante e luminosa, che pone le basi su di una tavolozza chiara e un colore steso con piccoli tocchi movimentati.

    Dal punto di vista tematico, sceglie scene della vita popolare veneziana, ma anche rievocazioni settecentesche, facendosi interprete di una pittura leggerissima e allo stesso tempo provvista di una rigorosa perizia tecnica.

    All’Esposizione di Torino del 1880 vengono mostrate queste ultime novità nei dipinti Un incontroErbaiuolo venezianoErbe e fruttaStampe e libriBanco lotto Il sorcio, scenetta aneddotica e realistica con cui ottiene un ampio successo che ormai lo consacra. Espone in Francia, in Inghilterra e in Germania come continuatore e innovatore del linguaggio di Meissonier.

    Nel 1881 a Milano presenta Alla benedizioneBuon viaggioUna riva a VeneziaNell’oratorioEl difetto se nel manego, tutto scene argute e ormai completamente votate all’aneddoto curioso e sfizioso. Partecipa all’Esposizione Nazionale di Roma del 1883 con Soli!Calle a VeneziaIl mercato del Campo San Polo a Venezia di sabato e Limbo.

    All’Esposizione di Venezia del 1887 presenta La fiera di Pasqua al Ponte di RialtoTraghetto della Maddalena e una delle sue opere più importanti, El liston. Un’anticipazione settecentesca del suo ultimo quadro, El liston moderno, ambientato invece nell’Ottocento.

    La classica passeggiata raffinata nelle piazze veneziane, ripresa con un taglio modernissimo, omaggio freschissimo alla sua città. Piano piano, nel 1887 viene colto da una malattia agli occhi che gli impedisce in pochissimo tempo di dipingere come prima. Nel giro di pochi mesi muore ad appena trentotto anni.

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